«Alla fine sui vaccini avrò ragione io». Parola del presidente della regione Veneto, Luca Zaia, che ha sempre rivendicato i tentativi di acquistare vaccini extra al di fuori dei contratti dell’Unione europea, recuperati tramite intermediari, broker, facilitatori e aziende che assicurano di essere in contatto con i rivenditori ufficiali delle case farmaceutiche. Una strada esplorata anche da altre regioni e su cui indagano le procure di Perugia, Milano e Roma con l’ipotesi di tentata truffa.

Ma con chi si è seduta al tavolo delle trattative la Regione Veneto? E chi è veramente Luciano Rattà, il broker dei vaccini che ha tentato di approcciare - come ha ricostruito Piazza Pulita - prima la giunta lombarda e poi quella veneta, promettendo milioni di dosi in tempi brevi e senza le strettoie dei contratti Ue siglati a Bruxelles?

L’INCHIESTA MILANESE

Uno spaccato interessante emerge da un’inchiesta della procura di Milano che ha portato al sequestro di beni che per i magistrati sono riconducibili a Rattà o ai suoi familiari. L’indagine nasce da una attività del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bologna ed è approdata a Milano sul tavolo del sostituto procuratore Luigi Luzi, che si è messo a indagare su Rattà e sulla moglie, ipotizzando che l'uomo dei vaccini sia in realtà un bancarottiere poco avvezzo al pagamento delle tasse.

I coniugi Rattà sono indagati insieme a un ragioniere per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e bancarotta per somme ingenti. Nell’inchiesta sono coinvolte le principali società che per anni sono state dei Rattà e che i due, secondo i pm, avrebbero poi intestato a prestanome nullatenenti per sfuggire al fisco, indicando sedi fittizie come un «garage» nella periferia di Roma e altri indirizzi in cui le srl «non risultavano rintracciabili».

DAI VESTITI AI FARMACI

Non proprio il profilo più indicato per chi che voglia fare affari milionari con la pubblica amministrazione. Ammesso che siano possibili, come nel caso dei vaccini. Eppure sarebbe bastata una semplice visura camerale per acquisire dati interessanti sulla sua azienda. L’imprenditore di Rho (Milano), che ha iniziato come commerciante di vestiti, si è proposto al Veneto in qualità di intermediario tramite una società di proprietà della figlia, la Aesthetic Spa, con un capitale sociale di 1000 euro e una liquidità di appena 45.

Un’impresa sostanzialmente inattiva che solo a partire dal 31 marzo 2020, con l’emergenza Covid, ha cambiato l’oggetto sociale in «commercio di prodotti medicali ed ortopedici». Riuscendo a iscriversi il 21 novembre 2020 all’albo dei broker di medicinali registrati presso il Ministero della Salute. La sua offerta di 2,5 milioni di fiale è stata ritenuta degna di nota dal direttore generale della sanità del Veneto, Luciano Flor («una proposta fatta anche molto bene» secondo il Dg), al punto da spingerlo a chiedere alla Aesthetic di fornire i lotti e le scadenze dei vaccini.

«EVASIONE PER 2,7 MILIONI»

Nel mirino dei magistrati milanesi non c’è la Aesthetic Spa ma altre aziende. Secondo gli inquirenti i coniugi Rattà avrebbero evaso, personalmente e attraverso società a loro riconducibili, oltre 2,7 milioni di euro, iniziando ad accumulare debiti con l'erario a partire dal 1999.

Il conto delle tasse non pagate si ferma al maggio del 2018, e comprende i debiti collezionati e mai pagati nei molti anni nei quali la coppia ha svolto l'attività commerciale a Rho, cittadina della cintura urbana milanese dove hanno gestito in passato più di un negozio di abbigliamento. In questo comune Rattà, di origini calabresi, è anche nato ma non risiede: le indagini hanno fatto emergere che dal 2018 è iscritto all'Aire con residenza dichiarata in Svizzera, in un paesino del Canton Ticino affacciato sul lago di Lugano, molto vicino al confine varesotto.

LO «SCHEMA TRANI»

Per sottrarsi al pagamento delle imposte Rattà e la moglie si sarebbero fatti aiutare da Alberto Trani, un ragioniere romano anch'egli indagato a Milano, creatore di uno «schema» per sfuggire agevolmente all'erario, fulcro dell'inchiesta bolognese e dello stralcio milanese.

La fama di Trani, scrive il pm, «si è diffusa a livello nazionale» come dimostra il gran numero di società (oltre 120) riscontrate nel corso delle indagini, che hanno accumulato complessivamente 116 milioni di debiti erariali.

Il cosiddetto «schema Trani» consisterebbe nello svuotamento delle società indebitate in favore di nuove società riferibili agli stessi soggetti, che continuano l’attività spesso accumulando nuovi debiti. Le imprese ormai svuotate vengono invece «rottamate» intestando cariche e quote sociali a «soggetti prestanome nullatenenti in alcuni casi anche irreperibili», e cambiando la denominazione sociale per evitare qualsiasi collegamento con i vecchi soci.

IL BROKER: «NON C’ENTRO NULLA»

Un modello pedissequamente seguito, secondo il pm milanese, anche da Rattà e dalla moglie con società quali la Gallery snc, poi diventata una srl, la L & P immobiliare, la Fashion & Co, la Este Italia ed altre. Società che, a partire dal 2006, avrebbero vissuto una girandola di trasformazioni e di passaggi di proprietà proprio per evitare di saldare i debiti col fisco.

Attraverso una società denominata Este Italia (la Este Italia srl secondo il pm è debitrice di 96 mila euro all’erario e le sue quote sono state sequestrate nel novembre scorso dal gip di Milano, ma ve n’è almeno un’altra con nome simile e stesso indirizzo), Rattà nel marzo del 2020 avrebbe anche proposto mascherine Ffp2 e Ffp3 per conto della svizzera Ex-or Sa, che doveva rifornire la Regione Lazio nei mesi più critici della prima ondata.

La protezione civile del Lazio però non aveva dato corso alla proposta di Rattà affidando l’incarico alla romana Ecotech Srl, che tuttavia si appoggiava per le forniture sempre sulla Ex-or di Lugano: le mascherine non sono mai arrivate e la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta (Rattà non risulta indagato).

I due coniugi sono finiti invece nel fascicolo milanese con l'accusa sottrazione al pagamento delle imposte e bancarotta. Due ipotesi di reato grazie alle quali la procura ha anche ottenuto dal giudice di Milano il sequestro preventivo di una serie di beni, tra cui molte di queste società che nel tempo si sono succedute, denaro contante, della lussuosa villa con piscina a Vanzago (Mi) e della casa vacanze in Sardegna, a Santa Teresa di Gallura.

Tutti asset che nel frattempo sono stati intestati ad altri soggetti. «Quei provvedimenti non riguardano me - si è difeso Rattà raggiunto da Domani - Io sono indagato in quel procedimento ma su di me non è stato fatto nessun sequestro preventivo. Con quelle società non c’entro nulla. Sono amministratore delegato di una società che si occupa di materie prime, di prodotti medicali tra cui farmaci, e sono iscritto all’albo come broker farmaceutico».

CONTRATTI ALL’ESTERO

Ma il Dg della sanità veneta e il presidente Zaia erano a conoscenza della situazione personale e societaria del mediatore Rattà? Contattati da Domani hanno preferito non commentare: l’ufficio stampa della giunta regionale fa sapere che «c’è un’inchiesta aperta e sarebbe assai scorretto parlare».

Nel frattempo Rattà continua a lavorare come broker di vaccini. Alla trasmissione Dritto e rovescio il 25 febbraio scorso Rattà ha raccontato di «trattare vaccini Pfizer» e di avere «degli accordi all’estero con altri Stati extra Cee».

A Milano intanto si attende la chiusura delle indagini per delineare meglio il perimetro delle contestazioni a suo carico, gravate anche da altri precedenti tra cui alcuni specifici legati al mancato pagamento dell’Iva. Ma il mercato della sanità «impazzito» con l’emergenza Covid non si impensierisce di fronte a nulla.

Contando di trovare, dall’altra parte, amministratori pronti a tutto: «Se avessimo fatto questa procedura delle visure - ha spiegato il governatore veneto Zaia - noi staremmo ancora girando per il mondo a cercare respiratori e mascherine».

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