Mi dispiace per i miei futuri figli, ancora non nati, ancora non concepiti, a malapena pensati, eppure già fonte di delusione. Li compatisco preventivamente: non saranno mai in grado di darmi una felicità pari a quella che ho provato tra le 11:30 e le 12.00 di giovedì 7 settembre 2023, anche noto, d’ora in avanti, come il giorno più bello della mia vita.

Sono passati più di due mesi dal mio incontro con David Sedaris a Mantova, un tempo a quanto pare non sufficiente per smettere di pensarci, né tantomeno di parlarne. Se per settimane ho riciclato la storia del funerale di Berlusconi come argomento di conversazione jolly a tutte le cene, a tutti i pranzi, e anche in qualche viaggio in ascensore, il ricordo del principe Emanuele Filiberto che mi affianca nella navata del Duomo di Milano risvegliando il Gavrilo Princip che è in me sbiadisce di fronte ai trenta minuti in compagnia del mio scrittore preferitissimo.

Avevo diciassette anni quando il mio amico Filippo mi passò Quando siete inghiottiti dalle fiamme giurandomi che non aveva mai letto niente di così divertente. Aveva ragione. Lo lessi facendo un gigantesco sforzo fisico per trattenere le risate, trincerata dietro al muro di dizionari che tenevo sul banco per garantirmi un po’ di privacy durante le ore di lezione (oltre che una serie di voti mediocri). Da allora ho letto tutti i suoi libri, li ho regalati a chiunque con l’intensità missionaria di una testimone di Geova, ho fatto ore di fila a un firmacopie del 2018, e soprattutto ho iniziato a scrivere, con il sogno ubriaco e non troppo velato di diventare come lui, cioè una persona che fattura i milioni raccontando i cazzi propri.

Preparazione

Così quando ho scoperto che avrei intervistato David Sedaris due giorni prima di incontrarlo al Festivaletteratura e mi è stato chiesto se mi bastava il tempo per prepararmi, ho pensato che quattordici anni fossero in effetti sufficienti.

O almeno lo sarebbero stati per una persona non ansiosa o per qualcuno che faccia le interviste di mestiere, ma io purtroppo non sono nessuna di queste due cose, quindi ho preso un treno alle 8 del mattino dopo una notte di incubi psichedelici e arsura estrema, convinta senza ombra di dubbio che sarebbe andato tutto a scatafascio. Mi avrebbe fatta piangere? Sarei stata schiaffeggiata? Avrebbe richiesto l’intervento della polizia per allontanarmi da lui? La pancia mi suggeriva che nella migliore delle ipotesi avrei dovuto trovare un bagno e un cambio di pantaloni con grande urgenza.

Sono arrivata a Palazzo Castiglioni con un’ora di anticipo, abbastanza presto da identificare tutte le toilette della zona e per bere molta acqua.

Acqua che tuttavia non sembrava adempiere al suo unico compito, quello di idratarmi e tenermi in vita: mentre la lingua assumeva lentamente la consistenza di una balla di fieno, mi sono chiesta a che punto della mattina si sarebbe resa necessaria una flebo.

Nel giardino del palazzo, anticamera del mio crollo nervoso, ho incontrato uno scrittore che conosco, che ha avuto pietà di me e ha aspettato che riemergessi dall’intervista mezz’ora dopo per dirmi che Sedaris è noto per essere piuttosto antipatico con i giornalisti, forse l’unica cosa che non sapevo su di lui.

Ma io non sono una giornalista, sono solo una cretina con un computer e una partita iva, quindi nella mia beata ignoranza e con la gola più secca di un sasso di Matera mi sono avviata verso il mio destino di umiliazione certa.

Una cosa va detta: anche se il mio corpo mi mandava chiari segnali di malessere, una signorina gentile, domiciliata da qualche parte nel mio super-io e che mi piace immaginare vestita da hostess di Emirates, mi suggeriva che sarebbe andato tutto bene, perché Sedaris ha dato prova in molteplici occasioni di essere una persona deliziosa: parla con tutte le persone che gli portano i libri da autografare, raccoglie i rifiuti lungo le strade statali del West Sussex, risponde a tutte le lettere dei fan.

Naturalmente la signorina Emirates sarebbe andata a buttarsi dall’aereo in volo se solo avesse avuto l’informazione dell’amico scrittore, ma per fortuna era, insieme a me, all’oscuro di tutto.

Faccia a faccia

Cristiana dell’ufficio stampa Mondadori, con cui il giorno prima avevo ostentato nonchalance al telefono bullandomi di parlare un ottimo inglese e di conoscere i libri di Sedaris a memoria, mi viene a chiamare al divanetto rinascimentale dove mi sono posizionata a bere compulsivamente dalla mia borraccia di acqua finta, e io la seguo in una stanza abbastanza vicina da non darmi neanche il tempo di contemplare la fuga per l’ultima volta. La saliva è ormai un ricordo lontano, David Sedaris invece è proprio lì, davanti a me.

Deposito in terra la pletora di borse e sacchette con cui mi aggiro da tre ore e gli stringo la mano, blaterando subito qualcosa di imbarazzante sul fatto che lo amo alla follia. Poi Cristiana mi dice «lui è il suo editor» e mi indica un signore seduto davanti a me, che si alza e mi dice «scusa, che cafone» prima di stringermi la mano.

Io sono ormai l’ombra di me stessa, un ammasso di cellule e paranoie che mi impediscono di ragionare, e così il mio cervello disidratato decide che quello, per ragioni misteriose, è l’editor americano e io gli dico: «Parli bene l’italiano!».

Il signore è ovviamente Edoardo Brugnatelli di Mondadori, l’editor italiano di Sedaris, che mi segnala che in effetti è di Milano, e io mi guardo intorno in cerca di un tagliacarte o un qualsiasi oggetto acuminato da conficcarmi nel cuore.

Dov’è una katana quando serve? Sento le orecchie raggiungere la temperatura del sole, ma ormai la merda è stata pestata, e io posso solo andare avanti sperando che la puzza non appesti la stanza.

Incredibilmente mi ricordo di avviare il registratore, un’azione per niente scontata da parte di una persona fuori controllo che ha appena mal collocato rovinosamente il fondatore di Strade Blu, pur lavorando nell’editoria da quasi dieci anni.

Domande e giochi

Evito con ostinazione lo sguardo di Brugnatelli e inizio a fare le mie domande composte, ripassate alla nausea nelle ultime quarantotto ore.

L’assistente di volo vestita di beige torna a farsi sentire, mi incoraggia, ma nulla può di fronte al grave problema di salivazione che mi affligge. Sedaris però dice solo cose brillanti e condivisibili, è gentile e acuto al di sopra di qualsiasi aspettativa, sembra avere l’opinione giusta su qualsiasi argomento.

La mia testa rischia di svitarsi a furia di annuire e trattengo a stento l’impulso di abbracciarlo fortissimo, perché comunque la polizia non l’ha ancora chiamata e vorrei continuare su questa strada.

Ma il tempo passa velocemente e decido che gli ultimi dieci minuti sono quelli in cui io e lo scrittore di fama mondiale diventeremo migliori amici: gli propongo un giro di “Preferiresti”, un gioco da pigiama party delle scuole medie che intrattiene spesso me e le mie amiche, tutte ultratrentenni. È un rischio, ma la signorina Emirates lo sa che il momento è propizio, lei conosce Sedaris e sa che solo lui può apprezzare domande di amletica gravità su genitali scambiati e galline da combattere a mani nude.

E infatti Sedaris apprezza, ride molto, oserei dire sguaiatamente, e prende appunti sul taccuino che tiene nella tasca della camicia, mentre io controllo che il registratore sia ancora in funzione perché non è escluso che le sue risate diventino la mia suoneria del cellulare.

Anche Brugnatelli ride e mi auguro che tutto quel divertimento gli provochi un’amnesia selettiva degli ultimi trenta minuti, solo così posso sperare di continuare a occuparmi di libri senza essere bandita per sempre da Segrate e dall’editoria tutta.

Nuovi titoli

Alla fine mi faccio autografare il libro, Sedaris scrive male il mio nome (chissà se posso cambiarlo legalmente in “Guilia”) e mi fa molti complimenti che purtroppo non registro sul telefono (quell’audio sarebbe tornato utile nei giorni di pioggia).

Me ne vado con le mie dieci bisacce e due grandi pezze ascellari, accompagnata dall’euforia dei momenti importanti.

Quella sera, reidratata, vado a sentirlo parlare in piazza Rovello e durante l’incontro – con un giornalista dalla fronte sudata in cui riconosco un panico familiare – cita due volte l’intervista con la giovane donna di quella mattina, rischiando di farmi venire un ictus per l’emozione.

Dice che potrebbe scriverne, io nel dubbio corro ad aggiornare il curriculum su LinkedIn: migliore amica di David Sedaris, 2023-in corso.

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