Deutsche Vita

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Le proteste degli allevatori tedeschi mostrano perché le attività intensive non sono più sostenibili

Se prima del Covid-19 era ancora possibile liquidare tutto ciò come una pittoresca irruzione della campagna in città, le prime settimane dell’anno hanno visto un inasprimento che preoccupa più che divertire. Nelle ultime manifestazioni gli agricoltori sono stati accompagnati da influencer della scena complottistica di estrema destra. Uno dei fattori cruciali è l’oligopolio esercitato dalle sette grandi catene di supermercati, da anni impegnate in una gara al massimo ribasso sui prezzi dei generi alimentari. La competizione fra supermercati si gioca con un botta-e-risposta di sconti lampo e offerte speciali. Ma per raggiungere i prezzi bassissimi imposti dai supermercati, per esempio abbassando il costo di macellazione della carne di maiale a 2 euro al chilo, le aziende hanno dovuto prendere scorciatoie spesso umilianti. Se ne è avuta prova fra la prima e la seconda ondata di Covid-19, quando il gigante della carne Tönnies e i campi di asparagi fra Renania e Sassonia sono diventati immensi focolai infettivi.

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Ad Hanau ha sparato un razzista, «ma il mandante è la Germania»

Un anno fa, imbottito di chissà quali teorie demenziali e razziste, Tobias R. pianifica l’azione, sceglie con attenzione i luoghi dove, in poco tempo, può raggiungere più persone, che seleziona per il colore della pelle, per i posti che frequentano. Sion dai primi giorni dopo la strage, parenti delle vittime e attivisti hanno cercato di non far dimenticare i nomi dei morti. La rabbia monta, la sensazione è quella di essere cittadini di seconda classe. Del resto, la morte dell’attentatore priva i familiari anche di un processo con il quale provare ad elaborare questa tragedia

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I Verdi non erano abbastanza Verdi: l’esperimento della seconda lista ecologista tedesca

Tanti giovani hanno abbandonato la speranza che i Verdi potessero essere la voce delle nuove generazioni in parlamento. Gli attivisti stanno entrando nelle sedi di governo attraverso una lista elettorale: la Klimaliste, un movimento grassroot che si è raccolto attorno a una posizione radicale sul limite del grado e mezzo al riscaldamento globale

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