Poco prima della festa dell’Europa e della conferenza sul suo futuro, il summit di Porto è già un assaggio di quanto l’Unione europea può – oppure non può – essere ambiziosa in termini di diritti e di riduzione delle diseguaglianze. Vale per i vaccini, e non solo.

La scommessa di Porto

I capi di stato e di governo si sono incontrati per discutere del pilastro sociale, progetto che risale ai tempi in cui Bruxelles era a guida Jean-Claude Juncker; il quale provò così a ricostruire la fiducia dei cittadini europei provati dall’austerity. Da quel 2017 a oggi, la pandemia ha reso ancora più urgente il tema dei diritti sociali. La Commissione promette che da qui al 2030 il 78 per cento di europei tra i 20 e 64 anni avrà un lavoro, che aumenterà la formazione e verrà invece ridotto di almeno 15 milioni il numero di europei a rischio povertà ed esclusione sociale. «Ma questo è soltanto un bla bla bla, finché non si traduce in normative e in risorse» ha avvertito Luca Visentini, segretario generale della confederazione dei sindacati europei (Etuc). Le ambizioni si confrontano con una fetta di paesi che invece sulla condivisione di competenze in quest’ambito sono più che restii; non a caso qualche settimana prima dell’incontro undici stati membri hanno scritto a Bruxelles. Per dire: istruzione, politiche del lavoro, sistema pensionistico devono rimanere competenze sovrane dei governi nazionali. Tra i firmatari, Austria, Olanda, Svezia, Danimarca, i cosiddetti frugali. Puntano su Porto invece i socialdemocratici, a cominciare dal premier portoghese Antonio Costa, socialista, che ha la presidenza di turno in Europa. E il premier Mario Draghi? Nel suo intervento ha ricordato che il gap occupazionale tra uomini e donne in Italia è il doppio rispetto alla media europea, e che «chi paga i costi della pandemia sono soprattutto donne e giovani. Questa non è l’Italia come dovrebbe essere, né l’Europa che dovrebbe esserci». Draghi chiede «di incardinare obiettivi precisi, nel semestre europeo, così da avere un monitoraggio costante».

Effetto Merkel

Mentre a Porto sono tornati a incontrarsi dal vivo i leader europei, tre hanno preferito rinviare il meeting di persona e collegarsi in videoconferenza: il maltese Robert Abela, l’olandese Mark Rutte. E Angela Merkel, la cancelliera tedesca, che quindi non ha potuto prendere parte alla cena dove i capi di stato e di governo hanno affrontato un piatto per alcuni poco digeribile: la svolta di Joe Biden per la liberazione dei brevetti dei vaccini.

La Germania non ne vuol sapere di accodarsi alla posizione statunitense, anche se Merkel deve confrontarsi con il dibattito interno. Il gruppo parlamentare dell’Spd, i socialdemocratici tedeschi, ha preso posizione formalmente a favore del dialogo: «Un temporaneo allentamento del diritto brevettuale offre l’opportunità di espandere rapidamente le capacità produttive in tutto il mondo», dice Bärbel Bas, la vice capogruppo. La cancelliera rimane contraria, l’argomento è che sollevare la proprietà intellettuale non è la chiave, non basta ad aumentare la produzione. Una constatazione che però non si traduce in una proposta più avanzata, ma nello scetticismo verso quella statunitense. Gli effetti della presa di posizione tedesca si fanno sentire anche sugli altri partner europei. Emmanuel Macron, che poche ore dopo l’annuncio della Casa Bianca si era detto entusiasta per la svolta di Washington, comincia a mitigare il tono delle dichiarazioni e fa eco a ciò che già Bruxelles aveva detto ieri: gli Stati Uniti, che rafforzano il loro soft power proponendo di liberare i brevetti, intanto bloccano le esportazioni. Un j’accuse che è il mantra di von der Leyen dal giorno dell’annuncio di Biden, e che adesso Macron fa suo, ammorbidendo la sua posizione: «Perché il vaccino circoli non bisogna bloccare ingredienti e vaccini, come invece fanno gli anglosassoni. Oggi il 100 per cento dei vaccini prodotti in Usa va al mercato americano».

In conclusione

Restano, certo, i paesi schierati per la deroga sulla proprietà intellettuale, come la Spagna. Ma tra le istituzioni Ue, il consiglio è per eccellenza il luogo del compromesso al ribasso. Così è anche stavolta: il presidente di turno Costa dice che «il punto non è il brevetto, ma la capacità di tutti di aumentare su scala globale la capacità produttiva». Il punto di caduta sarà quindi la disponibilità a discutere la proposta Usa – non quella di India e Sudafrica – una volta che sarà formalizzata; ma verificando che sia questa la risposta all’obiettivo di aumentare la produzione. Merkel ha già anticipato che la risposta è no. Intanto oggi l’Oms ha approvato il vaccino cinese Sinopharm per uso di emergenza, per favorire l’accesso alle dosi dei paesi poveri; un alibi in più per Berlino.

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