La Lega di Matteo Salvini sembra un gruppo quasi democristiano al cospetto delle truppe giunte a Firenze per l’internazionale nera dei sovranisti europei raccolti sotto la sigla del gruppo Identità e democrazia. C’è in questo cantiere nero un po’ di già visto ma anche qualche novità con cui lanciare una sfida ai conservatori europei, l’Ecr, di cui fa parte Fratelli d’Italia.

Domenica 3 dicembre alla Fortezza da Basso sfileranno alcuni leader che tecnicamente non sono ancora dentro Identità e democrazia. Anzi, come nel caso di Aur(Alleanza per l’unione dei romeni), si tratta del primo bottino strappato ai conservatori in vista delle elezioni europee del 2024. Non è l’unico: nel 2019, anno della fondazione, sono entrati gli estremisti danesi del Dansk Folkeparti. Salvini e Marine Le Pen, in particolare (veri leader di questo network politico), potranno contare anche su i portoghesi di Chega, se eletti.

Identità e democrazia è composto da nove partiti: Lega, Rassemblement national, Fpo austriaci, Spd della Repubblica ceca, i tedeschi di Alternative für Deutschland (AfD), i belgi fiamminghi di Vlaams Belang, gli olandesi trionfatori delle ultime elezioni del Pvv, Dansk Folkeparti (Partito popolare danese), gli estoni di Ekre (partito popolare conservatore estone). A questi si aggiungono, per l’appunto, tre delegazioni di partiti non ancora formalmente affiliati ma che lo saranno dopo le elezioni: i portoghesi di Chega, i polacchi di Konfederacja, i romeni di Aur.

L’invasione dall’Africa, il grande complotto dei poteri finanziari, i tecnocrati di Bruxelles, il negazionismo climatico (definito il nuovo marxismo), armi libere, simpatie putiniane (eccezione sono gli estoni), i richiami in alcuni casi al fascismo. I programmi delle sigle raccolte in questo cantiere sovranista sono pressoché identici.

Clima e sostituzione etnica

Due temi trovano ampio spazio nei programmi elettorali dei singoli partiti: il cambiamento climatico è una baggianata, dicono, e gli ambientalisti con la loro ideologia green (sì, la chiamano proprio così) sono i nuovi marxisti da combattere. Tutti i partiti di Identità e democrazia, e quelli che aspirano a entrarvi, propongono la medesima liturgia anti immigrazione. C’è il tema della sostituzione etnica, sottoforma di svariati sinonimi, ma la sostanza è sempre la stessa. Prendiamo Dansk Folkeparti, tra i più estremisti del gruppo, costola del Partito del progresso in cui ha militato il terrorista Anders Breivik. In un capitolo del programma sull’immigrazione è scritto che le convenzioni internazionali, tra cui quella sui diritti dell’uomo, stanno soffocando la democrazia danese.

A Firenze ci sarà anche una delegazione del partito polacco Konfederacja. Più a destra del Pis alleato di Meloni nell’Ecr. Uno dei vicepresidenti di Konfederacj è stato molto chiaro sui migranti fino a legittimare l’uso di armi da fuoco. «Costruisci fortificazioni al confine, erigi barriere fisiche.. spara come avvertimento... ecco perché disponiamo di servizi, perché sono dotati di armi per poter impedire a queste persone di farlo», parola di Michał Wawer riportata sul sito del movimento.

In Francia e Olanda il tema della sostituzione etnica è preponderante. Marine Le Pen è stata tra le prime a introdurre il concetto preso in prestito dai neofascisti extraparlamentari. Geert Wilders è tra i pionieri della propaganda dell’invasione islamica. Lo stesso vale per i belgi di Vlaams Belang, per l’Fpo austriaco e per gli estoni di Ekre: «Il multiculturalismo è il male assoluto».

Fascismo

In questa galassia sovranista, confusa tra i colori di ordinanza para istituzionali, c’è una crosta nera difficile da eliminare nella storia dei singoli militanti e dei leader. Le tracce dei richiami al nazismo e al fascismo sono costanti. Prendiamo l’estone Ruuben Kaalep, è stato il leader di Blue Awakening, l’ala giovanile dell’Ekre. In un articolo del quotidiano britannico Guardian, è riportata una sua frase di tre anni fa: secondo lui i politici di destra «non possono rinnegare completamente» la Germania nazista, perché aveva alcuni elementi positivi. Kaleep è lo stesso che aveva organizzato sessioni di addestramento per i giovani militanti, con tanto di foto finale pubblicata online, sorridenti e armati fino ai denti.

In Francia Le Pen ha provato, senza grande successo, a far dimenticare le simpatie neofasciste del gruppo di potere che si era costruita negli anni. In Germania c’è Afd, contro la quale si è espresso l’Ufficio federale della protezione della costituzione, ossia i servizi segreti: classificato come caso sospetto di estrema destra. Vuol dire che gli 007 sono autorizzati a controllarlo, monitorarlo, indagare anche in maniera invasiva sulle sue attività. E persino l’ala giovanile, Junge Alternative, è considerata dai servizi un pericolo per la democrazia.

In Polonia Konfederacja ha ospitato nel 2020, in un suo convegno, Roberto Fiore, capo dei neofascisti italiani di Forza nuova, coinvolto nei processi per banda armata in qualità di esponente di Terza Posizione. «Abbiamo tante cose in comune…l’odio per il sistema attuale. Ora dobbiamo agire rapidamente», spiegava Fiore. I nemici comuni? I soliti Bill Gates e Soros.

L’ombra del Cremlino

Alla stessa conferenza con i polacchi, ad accompagnare Fiore c’era il russo Alexei Komov, stretto collaboratore dell’oligarca russo ortodosso Konstantin Malofeev, molto vicino a Putin. Mentre il Pis alleato di Meloni è netto sulla condanna del regime di Putin, gli amici scelti da Salvini sono più ambigui.

Del resto in Identità e democrazia, tolti gli estoni con posizioni anti russe definite, tutti gli altri non disdegnano la politica del Cremlino. Legami che a volte si sono spinti oltre il consentito. Con tentativi di finanziamento (vedi Lega di Salvini) o riusciti (vedi Le Pen e il mutuo milionario ricevuto da una banca russa). Pure tra i tedeschi di Afd sono emersi legami filorussi pericolosi. Allo stesso modo preoccupa la vittoria, in Olanda, di Wilders: una volta al governo potrebbe ridurre l’impegno nelle spese militati per il sostegno all’Ucraina.

Romania estrema

Accusato di essere filorusso, nonostante le smentite ufficiali, è Aur (Alleanza per l’unione dei romeni). Dato oltre il 20 per cento nei sondaggi, il suo leader George Simion è un ex ultras, fondatore dei due gruppi di tifosi più famigerati del paese. La Lega ha lavorato sottotraccia tra Bucarest e Roma per sottrarlo alla sfera d’influenza dei conservatori e inglobarlo, dopo le elezioni, all’interno di Identità e democrazia.

Una delegazione di Aur era presente anche a Pontida, all’ultimo raduno annuale della Lega. In particolare c’era Cezar Nastase, dirigente del partito per i rapporti internazionali. Tre anni fa in patria aveva pubblicato su Facebook l’elenco dei traditori del paese: coloro cioè che, secondo Aur, «hanno facilitato il saccheggio del paese e la vendita dei beni rumeni agli stranieri».

La soluzione per Nastase? Dovrebbero essere giustiziati. Altri di Aur hanno dimostrato invece di avere ancora nostalgia del filonazista e antisemita Corneliu Codreanu, fondatore della guardia di ferro. Quella vista da Firenze, con anfitrione Salvini, è un’Europa sempre più cupa, più nera.

© Riproduzione riservata