Si parte dalla struttura del commissario per la depurazione in Sicilia, infarcita di amici e qualche compagno di partito con trascorsi giudiziari turbolenti, come nel caso dell’uomo forte di FdI a Catania, Fabio Fatuzzo. Passando per la direzione dell’Agenzia che eroga i finanziamenti all’agricoltura, affidata a Fabio Vitale, nome in rampa di lancio anche per il nuovo consiglio di amministrazione dell’Inps.

Ma si arriva ad altre società pubbliche, da Anpal servizi alla Ales. Il comune denominatore non cambia: all’interno ci sono politici riciclati o anche solo manager “d’area”, che la destra meloniana ha convocato al vertice di amministrazioni nonostante curricula spesso e volentieri tutt’altro che specchiati.

Ci sono casi di condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale, oppure dirigenti sanzionati dalle amministrazioni di riferimento, che oggi si trovano a gestire macchine organizzative complesse, che maneggiano progetti e milioni di euro. Senza tacere di chi non vanta competenze specifiche.

Il deficit di classe dirigente della destra, come vedremo, non riguarda dunque solo il personale politico, che in oltre un anno di governo spesso ha dimostrato di non essere all’altezza delle sfide, o di essere impresentabile per l’alto incarico. Oltre a Vittorio Sgarbi si dovrebbero dimettere, causa scandali assortiti, la ministra del Turismo Daniela Santanché, per la gestione delle aziende, quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha inanellato figuracce. Per non tacere dei sottosegretari alla Giustizia Andrea Delmastro e quello del Lavoro, Claudio Durigon.

Ma l’assenza di classe dirigente all’altezza tocca anche la nomenclatura con cui la destra sta occupando la pubblica amministrazione, le sale di comando di ministeri, agenzie pubbliche ed enti assortiti.

Depurazione in Sicilia

Partiamo dal Sud. Uno dei casi principe è quello del commissario per la depurazione in Sicilia. La missione è imponente. È chiamato a superare le infrazioni inflitte dall’Unione europea, alcune giunte già a sentenza di condanna.

Bisogna correre ai ripari, dunque, sulla progettazione e realizzazione dei lavori di collettamento, fognatura e depurazione nell’isola, come chiesto da Bruxelles. Altrimenti lo Stato italiano è costretto a pagare ancora.

Così il governo Meloni ha messo in piedi un team, che è una sintesi di ripescati, talvolta con la moltiplicazione delle poltrone. La nomina a commissario straordinario unico di Fabio Fatuzzo risale all’agosto del 2023, con la firma del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e del ministro del Sud, Raffaele Fitto, con il sigillo ufficiale di Palazzo Chigi apposto dal sottosegretario Alfredo Mantovano.

Poco male se allo stesso tempo, dal 2019, Fatuzzo è presidente della Sidra (seppure senza compenso dal 2021), la società del Comune di Catania che gestisce il servizio idrico, con una moltiplicazione di incarichi compatibili ma inopportuni.

Vecchia conoscenza

Fatuzzo è stato uno storico dirigente del Movimento sociale italiano, presente già nel direttivo del Fronte della Gioventù insieme a Gianfranco Fini.

In Parlamento ha fatto un solo giro, alla Camera dal 2001 al 2006 nel gruppo di Alleanza nazionale. Ma se fosse solo per trascorsi politici, saremmo al classico caso di «amichettismo», denunciato dalla premier Meloni.

La stella di Fatuzzo si è appannata per una condanna definitiva di 2 anni e 2 mesi nell’ambito del processo Cenere che coinvolse l’ex giunta del comune di Catania, guidata da Umberto Scapagnini, noto per essere stato il medico di Silvio Berlusconi.

L'inchiesta è poi sfociata nella condanna con l’interdizione dai pubblici uffici. A seguire, gli stessi componenti della giunta, Fatuzzo compreso, sono stati condannati dalla Corte dei conti per danno erariale. Con una sanzione di 25mila euro da restituire al comune di Catania.

Qualche anno dopo, in tempi più recenti dunque, Fatuzzo ha lasciato il segno alla Sidra: nel maggio 2023, infatti, l’Arera (l’Authority per l’energia) ha deliberato una revoca di finanziamenti per alcune inadempienze della società presieduta da Fatuzzo, che non aveva provveduto a impiegare l’80 per cento delle risorse come stabilito.

In totale sono stati stoppati 5 milioni di euro stanziati per la realizzazione di 26 progetti più un altro milione per l’attuazione di diverse iniziative.

Passata la buriana dei vecchi problemi, ecco il colpaccio conm la poltrona di commissario della depurazione.

Il subcommissario Daffinà

Fatuzzo è in buona compagnia. Come subcommissario ritroviamo Antonino Daffinà, professionista calabrese, molto vicino proprio al partito fondato da Silvio Berlusconi. Solo che il legame è con il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, con cui il presidente della regione Sicilia, Renato, Schifani è in aperta competizione come referente per il Mezzogiorno di FI.

Daffinà condivide con il commissario Fatuzzo un destino simile: nel 2022 ha subìto una sentenza di condanna per danno erariale, in merito alla compravendita di un immobile da adibire a sede dell’Aterp (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica) di Vibo Valentia.

La Corte dei Conti, in appello, ha condannato Daffinà al pagamento di 70mila euro per l’operazione, in attesa del ricorso in Cassazione annunciato dal manager.

A completare il trio delle meraviglie c’è Toto Cordaro, volto noto della politica siciliana che non ha condanne ma rientra nel giro dell’amichettismo, per usare un’espressione in voga a Palazzo Chigi: è stato assessore della giunta di Musumeci. E ora il legame ha pagato; gli è stato garantito il ruolo di subcommissario dopo che da aprile a dicembre dello scorso anno è stato consulente a Palazzo Chigi. Dove? Al dipartimento proprio di Musumeci.

Incarichi pesanti

Negli stessi uffici, sebbene con ben altro potere di influenza, c’è Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Giorgia Meloni, sul cui curriculum non c’è nulla da eccepire. Anzi. E che proprio per questa sua competenza ha sommato una serie di funzioni, da presidente degli organismi di vigilanza di Ismea e Unirelab, realtà collegate al Masaf di Francesco Lollobrigida. Posizioni a cui non ha rinunciato, nemmeno dopo aver accettato di affiancare la premier alla presidenza del Consiglio con un ricco compenso, il più alto di Palazzo Chigi.

Fuori dal perimetro istituzionale, non brilla invece, a Terna, la stella di Giuseppina Di Foggia, voluta come amministratrice delegata direttamente dalla famiglia Meloni, con Arianna principale sponsor della manager nonostante un curriculum (era ad di Nokia Italia) che poco aveva a che fare con un’azienda energetica così importante come Terna. Mentre va ricordato che all’Inps il presidente è Gabriele Fava, giuslavorista di lungo corso e che per anni è stato suggeritore dei colossi del delivery food, ma che sono finiti in causa proprio con l’istituto di previdenza.

Sanzionato e premiato

Uno dei casi più curiosi, e meno noti, riguarda Fabio Vitale. Ritenuto molto vicino al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a pochi mesi dall’insediamento del governo Meloni è diventato direttore di Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, la cassaforte del settore. Non è finita qui: secondo i rumors, Vitale sarebbe in procinto di entrare nel cda dell’Inps. Il che desta più di una curiosità.

Certo, Vitale ha già ricoperto incarichi di rilievo all’interno dell’Istituto. L’esperienza non manca. Ma durante quei mandati è stato toccato da due provvedimenti disciplinari.Bisogna tornare indietro di qualche anno per capire di cosa stiamo parlando. Nel 2015 viene avviato il primo procedimento perché vengono riscontrate «irregolarità» nella «gestione degli appalti di lavori eseguiti presso la Direzione regionale per la Toscana» proprio nel periodo in cui Vitale era a capo della sede Inps regionale.

Non ci sarebbe stata, come risulta a Domani, «corrispondenza tra gli interventi di lavori pubblici programmati e quelli realizzati» sia nel 2013 che nel 2014: nel primo caso «su 451 interventi eseguiti solo 28 sono riferibili agli interventi programmati e codificati nel Piano Triennale dei Lavori»; nel secondo, invece, su 342 lavori eseguiti solo 72 trovano corrispondenza in quello che era stato previsto.

Il dirigente ha sempre respinto ogni tipo di addebito, nonostante ciò il 15 settembre 2015 arriva la sanzione: sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per quattro mesi. Una misura pesante. Passa un solo anno e Vitale finisce in un altro procedimento disciplinare. Questa volta le irregolarità vengono riscontrate «nell’esame del fascicolo relativo alla concessione del mutuo da parte dell’Inps a favore dello stesso».

Anche in questo caso sono diverse le contestazioni, tra cui il fatto che l’immobile oggetto di mutuo – contrariamente a quanto previsto dalla norma – «non risultava essere né il luogo di residenza dell’epoca del dipendente, né la sua sede di servizio, né tantomeno risultava distante entro 50 km dalla sede di servizio».

L’immobile, a quanto si legge, sarebbe stato della moglie che l’avrebbe sì ceduto al marito ma solo «dopo cinque mesi dalla stipula del mutuo». Si arriva così a una seconda sanzione disciplinare che arriva il 19 maggio 2016: sospensione ancora più pesante, per sei mesi.

Entrambe le sanzioni sono state dimezzate dopo la presentazione del ricorso.

Cosa dice Vitale

«Le vicende – spiega Vitale, raggiunto telefonicamente – si sono concluse con una richiesta da parte dell’Istituto di conciliare e di dimezzare la sospensione. E quindi per arrivare ad un’intesa mi è stato detto: “Bene, ci mettiamo d’accordo, però come facciamo dato che già una parte di mesi te li sei fatti? E allora guarda: prenditi tutte le ferie che hai, prenditi uno o due mesi di aspettativa così andiamo a colmare tutto il periodo che hai passato come sanzione disciplinare”».

In ogni caso, continua l’attuale direttore di Agea, «non sono minimamente interessato a entrare nel cda dell’Inps». E nell’eventualità ciò dovesse accadere? «Ammesso e non concesso dovessi entrare nel Cda, non vedo dove sia il problema. Parliamo di procedimenti di otto anni fa. Sono uno che ha sempre fatto strike ovunque sia andato, queste sanzioni non c’entrano nulla col ruolo di consigliere Inps».

Temussi torna a casa

All’Anpal servizi, società in house del ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti, ma braccio operativo del dicastero del lavoro, è andata in scena una pantomima. Massimo Temussi, braccio destro della ministra Marina Elvira Calderone, si era insediato a marzo 2023 dopo la defenestrazione del precedente cda, presieduto da Cristina Tajani (ora senatrice del Pd) che pure era stato nominato da pochi mesi.

Nel frattempo, il presidente di Anpal Servizi, che si occupa di una serie di attività collegate alle politiche attive, era finito sotto inchiesta a Cagliari per le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e rivelazione di segreto all'epoca in cui ricopriva l'incarico di commissario straordinario dell’Ats, l'azienda regionale sarda per la salute.

A novembre era stato ascoltato dai magistrati, respingendo ogni addebito. E per questo sembrava intenzionato ad andare avanti, tanto da aver illustrato – a dicembre – i risultati a fine anno e promettendo un grande futuro. All’improvviso, con il nuovo anno, ha rassegnato le dimissioni via LinkedIn, lo scorso 17 gennaio: dal suo profilo ha riferito che è stata chiusa l’attività di presidente e ad di Anpal Servizi, lasciando la società senza una guida.

La decisione non è legata a un beau geste in attesa dei chiarimenti sull’inchiesta, su cui si attendono a breve evoluzioni sull’archiviazione o il rinvio a giudizio: Temussi è passato alla direzione politiche attive del ministero.

Ha preferito fare ritorno alla casa-madre, al fianco di Calderone di cui era stato consigliere fidatissimo. Con un modus operandi che spiega molto.

Dalla 3-I alla Sogin

Nella lista ci sono altri casi, senza inchieste ma altrettanto rumorosi, come quello della 3-I Spa, che si occupa della digitalizzazione dei servizi di Inps, Inail e Istat, finita due volte nell’occhio del ciclone. Prima con la nomina a presidente di Claudio Anastasio, che si è presentato citando il discorso di Mussolini in cui rivendicava politicamente il delitto Matteotti, e poi con l’incarico di direttore generale assegnato – alla fine di un lungo iter – a Stefano Acanfora, che qualche anno prima aveva sottoscritto una consulenza alla regione Lazio all’attuale sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

Di recente è finita sotto l’esame del parlamento, per due diverse interrogazioni al Senato e alla Camera, la nomina di Giuseppe Bono a capo del settore regolatorio autorizzazione e istituzionale della Sogin, la società che si occupa dello smantellamento delle centrali nucleari. L’amministratore delegato voluto dal governo Meloni, Gian Luca Artizzu, ha bruciato le tappe per assegnare il ruolo a Bono, sollevando perplessità visto che undici dirigenti interni, con funzioni di vicedirettori, sono rimasti senza delega. Nessun problema, hanno fatto sapere dal governo né sui tempi dell’assegnazione dell’incarico né sulle competenze.

Sempre nell’alveo delle società pubbliche spicca Massimiliano Panero, nel cda Sogesid, società che si occupa di economia e ambiente: il giornalista in passato si era reso noto per l’impegno politico, a destra, con la candidatura nelle liste di Casapound, alle Europee del 2019, sebbene lui abbia sempre specificato di non essere mai stato tesserato con il movimento neofascista.

Ales, ultima arrivata

Tra i fedelissimi meloniani finiti nelle partecipate non si può infine non menzionare anche Fabio Tagliaferri, da pochi giorni divenuto il nuovo presidente e amministratore delegato di Ales spa, la società controllata dal ministero della Cultura che ha tra gli altri compiti quello di gestire le Scuderie del Quirinale. Per capire il cursus honorum di Tagliaferri bisogna bussare direttamente a casa Meloni, dato che la sorella di Giorgia, Arianna, lo ha scelto come delegato alle alleanze nel territorio.

La sua, d’altronde, è militanza attiva dato che ha contribuito a rifondare il partito di Fratelli d’Italia a Cassino, mentre a Frosinone è stato assessore con delega prima ai Lavori pubblici, dunque ai Servizi sociali. Incarico, quest’ultimo, da cui si è dimesso proprio dopo la nomina a capo di Ales. E si capisce bene la ragione: la società del Mic è una potentissima macchina sulla gestione del patrimonio artistico italiano, tra cui le Scuderie del Quirinale. Tagliaferri, per dire, nel suo curriculum tiene a ribadire l’impegno negli scout e l’esperienza da lavoratore in un autonoleggio. Mansioni importanti, ma che poco hanno a che vedere con l’arte e la cultura. Sempre al ministero della Cultura, c’è stato Francesco Giubilei. L’editore e volto mediatico della destra ha dovuto, però, rassegnare le dimissioni da consulente di Sangiuliano: è stato messo di fronte all’evidenza di un potenziale conflitto di interessi, dopo che il Foglio ha raccontato come la fondazione Tatarella, che Giubilei stesso presiede, ricevesse dei contributi del Mic.

Riceviamo e pubblichiamo in data 13 febbraio dall’avvocato Lo Presti:

Egr. Direttore,
in relazione all’art. apparso sullo spett. quotidiano, da Lei diretto, il 2.02.24 titolato “non solo Sgarbi e Santanchè, tutti gli impresentabili di Meloni”, desidero comunicarLe, nell’interesse dell’On. Prof. Fabio Fatuzzo, alcuni dati, di cui sicuramente lei non è a conoscenza, che riguardano il suddetto Prof. Fabio Fatuzzo, dal suo giornale ritenuto “impresentabile”.

Noi certamente, non neghiamo che il suddetto On. Prof. Fatuzzo, sia stato, suo malgrado, coinvolto in una vicenda penale quando era assessore alla pubblica istruzione ed alla cultura al comune di Catania (e quindi, responsabile della vicenda soltanto perché partecipò ad una soltanto delle diverse giunte comunali nelle quali fu approvato parte dell’iter della delibera poi oggetto del processo e che nulla aveva a che fare con i settori amministrativi a lui assegnati, quindi una sorta di responsabilità “collegiale”) che risale ad oltre 20 anni addietro, ma quello che a Lei non sarà stato riferito e di cui mi pregio informarLa è che il prof. Fatuzzo, è stato regolarmente riabilitato, per tale vicenda, dal Tribunale di Sorveglianza di Catania.

Pertanto, per tale vicenda, certamente, non può definirsi “impresentabile” posto che, come a Lei sicuramente noto, la riabilitazione del condannato è frutto di un complicato e lungo procedimento giudiziario ed amministrativo che, valuta non soltanto la vicenda processuale, ma entra anche nel merito delle frequentazioni, del modo di vivere e, persino, della moralità del soggetto da riabilitare giacché vengono richieste informazioni dettagliate, sul soggetto, alle forze dell’ordine in merito alla vita anteatta ed attuale del riabilitando e viene valutata, non solo in termini legali ma anche in termini addirittura morali del soggetto. Il Prof. Fatuzzo ha superato tali controlli ed è stato riabilitato ed è già in corso la relativa procedura di cancellazione sancita dalla l. Cartabia, avente ad oggetto il cd. “diritto all’oblio”.

Per quanto concerne la sua presunta incapacità e alla scelta fatta su di lui per “amichettismo”, Vi informo che il suddetto ha una esperienza ultradecennale nel campo della depurazione. Egli è stato, infatti, per quasi dieci anni presidente e, poi, direttore generale dell’Acoset Spa società che si occupa della distribuzione idrica e, quindi, della conseguente depurazione in 20 comuni della provincia di Catania e, come tale, gestisce vari depuratori. Tale società, quando Fatuzzo fu eletto presidente, era in forte sofferenza economica e finanziaria avendo, il precedente presidente, cercato, senza risultati, di attuare una politica espansiva che aveva svuotato le casse della società. Sotto la “gestione” Fatuzzo la società ha risanato i bilanci e sono stati risolti una lunga serie di annosi problemi. Poi, nonostante tali risultati estremamente positivi al Prof. Fatuzzo non fu più rinnovata la fiducia dei soci (tutti i sindaci dei 20 comuni, la maggioranza dei quali “di sinistra”).

Il prof. Fatuzzo fu poi nominato Presidente della Sidra SPA, società che si occupa della distribuzione idrica e della conseguente depurazione nella città di Catania ed anch’essa, pertanto, gestisce depuratori, giacché il Sindaco di Catania non volle disperdere il patrimonio tecnico e professionale acquisito dal suddetto Fatuzzo. A dispetto di quanto da Voi scritto anche i risultati, in Sidra Spa, sono stati strabilianti e, per la vicenda da Voi citata della perdita dei finanziamenti, causata da un problema di natura tecnica, è stato proposto ricorso alla superiore giurisdizione del procedimento affinché venga riconosciuto il buon diritto della società all’erogazione del finanziamento che, quindi, non è per nulla perduto essendo ancora in corso la relativa procedura.

Mi corre, infine, l’obbligo di comunicarVi di aver ricevuto espresso mandato per valutare la sussistenza di possibili ipotesi di reato nell’articolo citato e, pertanto, mi riservo di adire le vie giudiziarie per la tutela dell’onore e del prestigio del mio cliente.
 

Avv. Vittorio Lo Presti

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