Continuano le tensioni nel Mar Rosso. Il portavoce degli Houthi Yahya Saria ha annunciato che la milizia ha sparato missili navali contro la nave da guerra americana USS Gravely. Secondo Washington: «Il 30 gennaio, intorno alle 23,30, ora di Sanaa, i militanti Houthi sostenuti dall'Iran hanno lanciato un missile da crociera antinave dalle aree dello Yemen controllate dagli Houthi verso il Mar Rosso. Il missile è stato abbattuto con successo dalla USS Gravely. Non sono stati segnalati feriti o danni». Vista la situazione, secondo i media britannici il Regno Unito starebbe valutando la possibilità di inviare una portaerei nel Mar Rosso.

La proposta di tregua

Una delegazione di alti esponenti di Hamas incontrerà al Cairo il capo dei servizi di sicurezza egiziani, Abbas Kamel, per discutere dell’accordo di tregua per il rilascio degli ostaggi israeliani. Secondo quanto riportano media palestinesi, la proposta è divisa in più fasi anche se difficilmente sarà accettata da entrambi le parti.

La prima prevederebbe il rilascio di 35 ostaggi civili (donne, bambini e malati) in cambio di una completa cessazione delle operazioni israeliane per 45 giorni, il rilascio di circa 100 prigionieri palestinesi in cambio di ogni ostaggio liberato da Hamas e infine l’aumento dell'ingresso di aiuti umanitari a Gaza. 

Nella seconda fase saranno rilasciati i militari israeliani, mentre l’ultima fase dell’accordo prevede la restituzione dei cadaveri degli ostaggi morti da quando sono stati rapiti.

Allargamento

L'inviato dell'Iran presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha avvertito che Teheran risponderà rapidamente a qualsiasi attacco al suo territorio, ai suoi interessi o ai cittadini al di fuori dei suoi confini, hanno riferito oggi i media statali iraniani.

La paura è di una rappresaglia americana dopo gli attacchi contro i soldati statunitensi in Giordania (provocando qui tre morti e quaranta feriti) e Siria da milizie sciite filo iraniane. Secondo il Jerusalem Post, infatti, Teheran ha ordinato alle milizie sciite filo-iraniane in Siria di cessare gli attacchi contro le truppe statunitensi. 

La situazione preoccupa anche le Nazioni Unite. «Siamo molto preoccupati per gli scontri a fuoco, l'attività in aumento che abbiamo visto nella regione, in Giordania, in Siria, in Iraq e altrove. Tutto ciò aumenta i rischi di un'escalation del conflitto, che è l'ultimo cosa che vogliamo vedere», ha detto il portavoce del segretario generale dell'Onu Stéphane Dujarric.

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