Al suo primo consiglio dei ministri il governo Meloni ha scelto di inserire in un emendamento al decreto aiuti ter la sospensione fino a giugno 2023 delle segnalazioni delle crisi di impresa a cui sono tenute l’Inps e l’Inail e direttamente la cancellazione delle segnalazioni dell’Agenzia delle entrate.

Il governo ha scelto di presentare emendamenti di maggioranza al decreto  per accelerare l’intervento contro i rincari e infatti la parte sostanziosa è la proroga delle misure già prese dal governo Draghi. 

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Il nuovo esecutivo ha però approfittato dell’opportunità per fare una vistosa marcia indietro rispetto alle modifiche al codice di impresa, inserite nel decreto Semplificazioni dall’esecutivo precedente, che prevedevano le segnalazioni da parte di Agenzia delle entrate, Inps e Inail, alle stesse imprese e ai loro organi di vigilanza di situazioni di arretrato sui pagamenti dei debiti Iva, o dei contributi da versare all’Inps e all’Inail.

Inoltre ha previsto lo slittamento di un anno dal dicembre 2022 al 2023 del periodo per mettersi in regola per le aziende che aveva usufruito indebitamente della compensazione  del credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, senza pagamento di addebiti e interessi, giustificando la proposta in nome del difficile contesto economico.

Strumento per evitare le crisi

Le segnalazioni sono considerate uno strumento utile agli imprenditori per intervenire in tempo in casi di squilibri finanziari prima che l’impresa potesse avvitarsi in una crisi seria, ma sono inviate anche agli organi di vigilanza  e in particolare a revisori contabili e al collegio sindacale dell’impresa. 

Ora tra i primi atti del governo, c’è la sospensione fino a giugno del 2023, come se la crisi energetica permettesse alle aziende di non occuparsi di problemi di ritardi dei pagamenti proprio in un momento in cui è corretto preoccuparsi della stabilità del sistema produttivo. 

In particolare l’Agenzia delle entrate deve segnalare l’esistenza di crediti non pagati superiori a 100 mila euro per le imprese individuali, a 200 mila euro per le società di persone  e per le altre a 500 mila. Dal 15 luglio era entrato in vigore anche l’obbligo di segnalazione per debiti Iva superiori ai 5mila euro, che era stato contestato perchè considerato inadeguato. La norma è stata quindi corretta inserendo la soglia dei 20 mila euro, ma lasciando anche il riferimento ai 5mila euro e creando un po’ di confusione, che necessitano un chiarimento non una cancellazione. 

L’Inps deve segnalare il ritardo di oltre novanta giorni nel versamento di contributi previdenziali nel caso si superi la soglia del 30 per cento di quelli dovuti l’anno precedente e in generale il tetto di 15mila euro e la soglia dei 5mila euro per le imprese senza dipendenti, per l’Inail la soglia è sempre 5mila euro di premi assicurativi non versati o ritardi di 90 giorni. 

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