Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà ampi stralci della sentenza della Corte d'Assise di Milano che ha condannato all'ergastolo Michele Sindona per l'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli


I particolari tecnici di tali progetti di salvataggio, che si susseguirono negli anni con numerose variazioni ed aggiustamenti, qui non interessano, mentre appare significativo il giudizio globale sugli stessi. A questo proposito, nella Relazione Conclusiva della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Caso Sindona si osserva: "Per quanto riguarda gli altri progetti provenienti direttamente da Sindona e dal suo entourage, dal punto di vista tecnico si possono fare due considerazioni. In primo luogo va sottolineato che la stima della liquidità necessaria per rimborsare al 100 per cento i creditori era legata a valutazioni ottimistiche in ordine al valore dell'attivo e, soprattutto, ad un drastico abbattimento delle multe valutarie. Già sotto questo profilo vi erano quindi elementi di incertezza e, cosa più grave, si supponeva l'eliminazione quasi totale degli effetti pecuniari di tutte le gravissime violazioni delle norme valutarie che le banche sindoniane avevano compiuto.

"La seconda considerazione, ancor più importante, è che tutti i progetti di salvataggio avevano come punto centrale l'acquisizione dal Consorzio alla Banca privata italiana dei 142 miliardi di lire (250 secondo Sarcinelli) di utili rivenienti dall'impiego in buoni ordinari del tesoro delle somme ottenute con le famose anticipazioni all' un per cento previste dal decreto ministeriale del 27 settembre 1974. L'avvocato GUZZI ha affermato che si trattava di un problema di interpretazione di certe norme del decreto ministeriale; in realtà si trattava di far accettare il principio del 'chi ha avuto ha avuto', che non è precisamente un alto concetto giuridico.

"L'elemento chiave del disegno rimaneva l'utilizzazione, per una operazione in ordine alla quale si era dimostrata la totale· insussistenza di elementi di pubblico interesse, di somme erogate a carico del bilancio della Banca d'Italia e quindi della collettività.

"Sotto il profilo bancario vi era però un altro problema, ancor più delicato. Come si è già detto, non vi era alcun interesse pubblico che imponesse di rimettere in vita l'azienda di credito, una volta che erano stati rimborsati subito e al 100 per cento i depositanti, che erano stati tutelati i lavoratori ed era stata assicurata la credibilità del sistema bancario nei confronti dell'estero. Al contrario, dal punto di vista dell'interesse generale, la chiusura della liquidazione e la rivitalizzazione della banca avrebbero avuto conseguenze sicuramente negative, perché avrebbero fatto venir meno il significato esemplare del provvedimento di liquidazione; avrebbero cioè fatto perdere largamente di efficacia e di rigore alla procedura e avrebbero quindi indebolito in generale la capacità della Banca d'Italia di assicurare la correttezza e la regolarità della gestione delle banche.

In altre parole, se questi progetti avessero avuto successo, si sarebbe posto nel nulla un atto delle autorità monetarie importante come la liquidazione coatta amministrativa di una banca, in cui si erano riscontrate gravi irregolarità e gravi perdite patrimoniali; e, per di più, ciò avrebbe comportato un onere a carico della collettività, mascherato - neanche troppo bene - da "profitto" del Consorzio.

In questo caso, davvero sarebbe stato legittimo chiedersi nei confronti di quale fattispecie si sarebbe mai dovuta applicare la procedura sanzionatoria prevista dall'art. 67 della legge bancaria e, quindi, se non ci fosse in realtà una totale impunità per i banchieri italiani. Era questo, invero, il terreno sul quale rischiava di compromettersi la credibilità delle autorità monetarie e del nostro sistema bancario nei confronti dell'estero.

"In definitiva, quindi, i progetti erano gravemente pericolosi sul piano dell'interesse collettivo ed erano basati su presupposti tecnici estremamente fragili".

Così pure, giudizi variamente negativi sulla praticabilità del progetto di sistemazione, nelle sue varie stesure, furono espressi a suo tempo dal commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli - come risulta sia da varie annotazioni sulla sua agenda diario sia dalle deposizioni istruttorie e dibattimentali del dotto Mario Sarcinelli, dirigente-del Servizio di Vigilanza della Banca d'Italia - dallo stesso Sarcinelli, dal dotto Enrico Cuccia, presidente di Mediobanca (che continuò a chiamare tali progetti con il nome di "papocchietti"), dal dottor Francesco Cingano, amministratore delegato della Banca commerciale italiana, dal dottor Ciampi, direttore generale della Banca d'Italia, e dal dotto Rondelli, amministratore delegato del credito italiano.

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