In pensione da un ventennio, si dichiara felice e guarda poco al passato: «Un tecnico è bravo se dà un timbro alla squadra, come Fàbregas al Como». Tra sogni incompiuti («Volevo Platini davanti alla difesa»), il confronto con Sacchi («Veniva a vedere i nostri allenamenti all’Ospitaletto, fu Berlusconi a obbligarlo a giocare a 4 in difesa») e il dibattito tra giochisti e risultatisti («L’attacco deve essere lasciato all’imprevedibilità. Conta arrivare in area nel minor tempo possibile. Oggi si fanno mille passaggi all’indietro»), ecco il suo album dei ricordi
Opinioni
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