I due tecnici differiscono per pensieri, parole, opere e omissioni. Ma soprattutto per le esigenze narrative con cui sono stati raccontati nell’ultimo anno. L’allenatore del Como, dopo aver rifiutato i nerazzurri in estate, è ormai inscalfibile nel suo ruolo di profeta di qualcosa di irripetibile. Quello dell’Inter è stato considerato il simbolo del ridimensionamento dopo l’era Inzaghi, oggi non sente riconosciuti i suoi meriti ma allo stesso tempo sa che, dopo il disastro col Bodø in Champions, lo scudetto non basta più
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