Minacce, ritorsioni, atti intimidatori. Uno degli ultimi episodi ha riguardato anche la sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, oggi impegnata a tutelare gli interessi della comunità contro la costruzione del ponte sullo Stretto. A giugno scorso ignoti incendiarono, di fatti, il portone d’ingresso dello studio legale della prima cittadina.

È proprio la Calabria – e in particolare la provincia di Cosenza dove sono stati registrati ben 30 atti di intimidazione in 15 differenti aree comunali – a detenere il record di casi di questo tipo con 51 episodi.

Seguono Campania (39 casi, -20 per cento), Sicilia (35 casi, -30 per cento) e Puglia (32 casi, -33 per cento). A dirlo sono i dati di Avviso Pubblico, che li ha presentati oggi a Roma. La rete di enti locali e regioni dice anche che, sempre nel 2023, le intimidazioni contro gli amministratori locali e del personale della Pubblica Amministrazione sono state in totale, in tutta Italia, 315 (-3,5 per cento rispetto al 2022, quando furono 326).

Vale a dire un caso ogni 28 ore. «I dati dell’ultimo quadriennio sono in calo, ma gli oltre 300 atti intimidatori registrati mediamente ogni anno restano un indicatore inaccettabile per una democrazia», ha commentato il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà.

I più vulnerabili

Tra incendi, aggressioni fisiche, lettere minatorie, ingiurie e diffamazioni sui social network. Più in particolare, maggiormente vulnerabili a tutto questo, come emerge dall’analisi, sono i piccoli Comuni: il 55 per cento dei casi di aggressione e minacce si registra nei Comuni al di sotto dei 20mila abitanti. E in modo analogo a essere più colpiti sono anche quei Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiosa: è il caso di 42 Comuni, pari al 21 per cento del totale.

Da un lato, pertanto, amministratori che resistono. Che dicono “no” a logiche ricattatorie e criminali. Dall’altro chi fa l’esatto opposto. Le cronache recenti lo dimostrano. A Bari l’ultima inchiesta della procura ha portato alla luce un sistema di voti comprati a 50 euro e pagati a elettori schedati in elenchi appositi. Una vera e propria compravendita del consenso. Tra gli indagati c’è Anita Maurodinoia, assessora ai Trasporti della giunta regionale guidata da Michele Emiliano, che si è dimessa. E poi, solo per fare un altro caso, Catania. Qui l’inchiesta Pandora della procura antimafia ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari: ci sono politici, funzionari pubblici, mafiosi, esponenti delle forze dell’ordine.

In particolare Luca Sammartino della Lega è stato sospeso dalla vicepresidenza della Regione Sicilia. Sammartino è accusato tra le altre cose di corruzione finalizzata a condizionare il risultato delle elezioni comunali del 2018 a Tremestieri Etneo, il cui sindaco, Santi Rando, è stato arrestato nell’ambito della stessa inchiesta.

Dal report di avviso pubblico emerge poi che un’alta percentuale di minacce e aggressioni è rivolta alle amministratrici: è il 17 per cento del totale e nel loro caso le lettere minatorie cedono il passo ad azioni più violente come, appunto, gli incendi.

Ed emerge anche che i casi sono soprattutto al Sud. D’altronde nella già citata provincia di Cosenza è «stata accertata l’operatività di diverse ‘ndrine – estorsioni, traffico di stupefacenti e usura i loro principali affari – le quali, stando alle risultanze dell’inchiesta Reset del 2022, risultano far capo ad una confederazione composta da sette diverse articolazioni ‘ndranghetiste che manterrebbero un sostanziale e unitario assetto strutturale, si legge nel rapporto.

Poi nel «giugno del 2023 l’inchiesta condotta dalla Procura di Catanzaro ha colpito i clan Abruzzese e Forastefano, particolarmente attivi tra la zona della Sibaritide e Cassano allo Ionio. Decine di indagati fra boss, affiliati e spacciatori, nonché imprenditori e politici locali. Le due ‘ndrine, un tempo rivali, avrebbero sottoscritto un pax mafiosa in nome degli affari criminali, comprese numerose intimidazioni ed estorsioni che gli avrebbero consentito di soffocare il territorio».

Il Nord

Anche il Settentrione non è esente da tutto questo. La Toscana (20 casi) si prende il titolo di regione più colpita dell’area centro-Nord. Proprio a Pisa a febbraio 2023 è stata assegnata la scorta all’assessora al Sociale Veronica Poli. Una misura disposta dalla Prefettura dopo le numerose minacce, attraverso scritte e missive, ricevute dall’amministratrice ancora prima di assumere l’incarico.

Una decisione fondata su una serie di informative delle forze dell’ordine e della Digos che ha così raggiunto un livello medio di protezione. Nel mese di settembre l’assessora ha ricevuto una nuova lettera minatoria. Inoltre, c’è da dire che nel Centro-Nord le intimidazioni, sebbene meno violente, siano aumentate rispetto al 2022.

«Da considerare che nel rapporto di Avviso Pubblico – ha continuato Montà – si prendono in considerazione solo i dati emersi. C’è una cifra oscura, al Sud come al Nord».

I rischi

Il rischio è che lo Stato possa lasciare soli gli amministratori sotto attacco. Motivo per cui Avviso Pubblico ha manifestato al Governo e al Parlamento la necessità di confermare per l’anno 2025 e seguenti gli stanziamenti del fondo a beneficio degli amministratori e  di chi è oggetto di atti di intimidazione. «Lo Stato c’è – ha detto la sottosegretaria al Viminale Wanda Ferro durante la presentazione dei dati – ma per tutelare gli amministratori bisogna fare squadra, insieme alle scuole, alla chiesa, al giornalismo libero e onesto».

Una dichiarazione che stride con i contenuti dell’emendamento Costa sulla libera informazione. Da qui non a caso il commento di Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Stampa italiana: «Certi emendamenti e ddl in discussione in Parlamento vanno verso la direzione di non tutelare i giornalisti. Proprio i giornalisti, come gli amministratori sotto tiro, devono essere salvaguardati, bisogna salvaguardare il loro diritto di cercare la verità».

Eroi?

Commentando i dati, la sottosegretaria Ferro ha infine mostrato solidarietà a tutti gli amministratori sotto tiro. «Nei piccoli Comuni, soprattutto nei piccoli Comuni - ha detto -, chi si candida è un eroe e va tutelato». Ma per Flavio Stasi – sindaco di Corigliano Rossano (aggiudicatario della “palma” di Comune maggiormente sotto tiro sul territorio nazionale) che, nonostante le decine e decine di casi registrati, continua nella sua attività di vigilanza – le cose non stanno proprio così.

«Gli atti intimidatori ci preoccupano ma non ci impediscono di lavorare sull’abusivismo edilizio, il caporalato e le varie problematiche riscontrate e riscontrabili – ha detto Stasi – Il pericolo però è che si pensi che servano eroi, in realtà abbiamo bisogno solo di amministratori normali».

© Riproduzione riservata