Quando c’è un’elezione speciale, gli esponenti del partito sconfitto spesso usano una frase fatta: «Il voto ha solo valenza locale». Anche negli Stati Uniti, in questo caso parliamo dell’elezione della dem Marilyn Lands nel decimo distretto della Camera dell’Alabama, si fa così. 

Anche in questa votazione iperlocale sembra che spostino poco gli equilibri politici anche nello stato del profondo sud: il partito del presidente Joe Biden controlla soltanto 28 seggi su 105 e tutti gli esponenti politici a livello statale sono repubblicani, in genere piuttosto conservatori. E i dati e la mappa dei seggi disegnata dalla maggioranza repubblicana lasciano poche chance ai dem per conquistare una maggioranza nel prossimo periodo.

In questo caso però, uno dei temi prevalenti della campagna elettorale è stato il diritto all’aborto, che nello stato è molto limitato a causa di una norma restrittiva varata dopo l’abolizione della sentenza Roe v. Wade nel giugno da parte della Corte Suprema federale.

Una chiusura dannosa

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Ci sono dei dati che sono interessanti in ottica federale, non solo per la presidenza degli Stati Uniti, ma anche per il rinnovo del Congresso: la contea di Madison dove si è appena votato è un territorio dove i laureati sono il 47 per cento del totale contro una media statale del 28 per cento, il reddito dei residenti si attesta su un valore di 80mila dollari all’anno contro i 60mila del resto dell’Alabama.

Insomma, un elettorato istruito e lievemente benestante, un mix perfetto per un candidato progressista che voglia puntare anche sui temi etici. Non solo, ad aiutare la candidata Lands è stata anche una sentenza della Corte Suprema statale che stabiliva che gli embrioni usati per la fecondazione in vitro dovessero avere gli stessi diritti dei bambini. Un verdetto giudicato eccessivo persino dallo stesso Donald Trump, che sui suoi account social aveva tuonato «avere un bambino dovrebbe essere più facile, non più difficile!».

Un segnale che sulla questione la chiusura totale dei repubblicani degli ultimi anni potrebbe essere stata dannosa a tutti i livelli: dopo la sentenza Dobbs v. Jackson del 2022 infatti, quando l’aborto è stato oggetto di un voto, gli elettori hanno sempre votato a favore del mantenimento del diritto.

Persino in uno stato profondamente conservatore come il Kansas nell’agosto 2022 un referendum statale stabilì di mantenere l’interruzione di gravidanza nella Costituzione dello stato con una maggioranza del 59 per cento. E l’anno successivo, in Ohio, stato che è sempre più orientato verso i repubblicani, un’altra consultazione popolare ha costituzionalizzato l’aborto, sempre con una maggioranza confortevole.

Divieto poco efficace

Sembrerebbe quindi che per i progressisti il tema sia foriero di vittorie: non è totalmente così però. Un sondaggio del Wall Street Journal di fine 2023 notava sì che il 77 per cento dei democratici sosteneva l’aborto in ogni caso, un dato notevolmente superiore rispetto al 52 per cento del 2016, ma anche il 33 per cento dei repubblicani lo sosteneva.

Non va nascosto il fatto che però proprio per il partito di Trump il tema è sempre tossico: lo scorso autunno si è votato per il rinnovo dei due rami dell’assemblea statale della Virginia. Il governatore Glenn Youngkin, un conservatore moderato, aveva proposto di instaurare un divieto dopo la quindicesima settimana. Una via di mezzo tra il divieto e la libertà totale.

Risultato: i repubblicani hanno perso la maggioranza nella Camera dei Delegati e i dem hanno rafforzato il loro controllo del Senato. Un disastro che aveva messo a tacere le chiacchierate ambizioni presidenziali del governatore.

Anche in questi giorni alla Corte Suprema si discute della liceità uno dei modi più comuni con il quale molte donne aggirano i divieti di una ventina di stati conservatori: l’invio per posta di una pillola, il mifepristone, con cui effettuare un aborto farmacologico, possibilità concessa con una direttiva degli ultimi anni da parte della Food and Drug Administration (Fda), grazie anche alla diffusione dei consulti medici da remoto negli anni della pandemia da Covid-19.

Le organizzazioni antiabortiste come l’Alliance Defending Freedom hanno fatto ricorso proprio di fronte al massimo tribunale federale perché ritengono la decisione della Fda più politica che medica: argomento che però non convince nemmeno alcuni giudici conservatori come Neil Gorsuch, nominato da Trump nel 2017, che ha detto durante la discussione orale «che non si può chiedere di cancellare tutte le direttive che non ci piacciono».

A testimonianza della popolarità di questa soluzione, che ha spiazzato i legislatori statali repubblicani, c’è anche il numero record degli aborti avvenuti nel 2023: secondo i dati del Guttmacher Institute, un think tank pro choice, l’anno passato hanno superato il milione. A testimonianza di come i divieti, finora, si siano dimostrati sia inefficaci che dannosi dal punto di vista elettorale.

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