Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie del Blog Mafie è dedicata al maxi processo in occasione del trentunesimo anniversario della strage di Capaci


Su Antonino Rotolo e su Nunzio La Mattina basta richiamare, poi, quanto è già stato riferito in ordine alle risultanze emerse dalle indagini conseguenti alle dichiarazioni di Paul Waridel, che confermano come il La Mattina e, dopo, il Rotolo, siano stati tra i maggiori acquirenti di morfina base per i laboratori siciliani.

Al riguardo, sembra a chi scrive che, forse, non si sarebbe potuta avere conferma più puntuale delle dichiarazioni di Buscetta. E ciò, senza tenere conto del ritrovamento di 6,5 chilogrammi di eroina, che una perizia tossicologica ha accertato provenire da un laboratorio di Alcamo (TP),rinvenuti 1'11.5.1983 nella villa, sita a Poggio S.Lorenzo (Rieti), nella disponibilità di Cercola Guido, collegato con Rotolo, Pippo Calò e Lorenzo Di Gesù.

E va rilevato, a sicura conferma dell'attendibilità di Buscetta, che, quando quest'ultimo ha parlato del ruolo di Rotolo e di La Mattina nel traffico di stupefacenti, ben poco era emerso, almeno a livello giudiziario, sull'importanza del ruolo dei predetti nel traffico di stupefacenti. A parte un procedimento penale in corso contro il La Mattina, in cui appariva che lo stesso si fosse reso responsabile di contrabbando di tabacchi piuttosto che di traffico di stupefacenti, nulla ancora di processualmente utilizzabile era stato accertato a carico del Rotolo.

Ma, nei confronti di quest'ultimo, il Buscetta, ha riferito anche che era "uomo d’onore” della "famiglia" di Brancaccio e che era inviso a Stefano Bontate perché cognato di un vigile urbano e perché troppo "vicino" a Giuseppe Calò. Ebbene, il Rotolo è effettivamente cognato del vigile urbano Monteleone Salvatore ed è stato arrestato a Roma insieme con Giuseppe Calò.

Di fondamentale rilievo probatorio, sia autonomamente, sia perchè costituiscono una puntuale conferma di quelle di Buscetta, sono anche le dichiarazioni di Contorno Salvatore.

Quest'ultimo, arrestato a Roma il 24.3.1982, ha già subito una condanna dal Tribunale di Roma per traffico di stupefacenti; sono stati rinvenuti, infatti, dalla Polizia, nella sua tenuta sulla Braccianese, circa 150 Kg. di hashish ed un chilogrammo di eroina, pura al 21t, oltre ad armi. Il Contorno, come si è visto, dopo un lungo travaglio, ha deciso di seguire la via di Tommaso Buscetta, collaborando con la Giustizia.

Egli, essendo un fedelissimo di Stefano Bontate, ha potuto conoscere fatti di cui altrimenti non sarebbe mai venuto a conoscenza; ed anzi in alcuni punti le notizie da lui fornite sono maggiormente precise e più ricche di particolari di quelle del Buscetta, fondandosi su esperienze personali.

Ne consegue che, se pur Contorno non ha la capacità di sintesi e l'intuito per trarre conclusioni di carattere generale su quanto da lui appreso, è comunque a conoscenza di fatti e circostanze utilissimi per le indagini, da cui è possibile trarre ugualmente conclusioni certe sul funzionamento del traffico di stupefacenti.

Un primo fatto rilevante riferito dal Contorno, riguarda il sequestro di quaranta chilogrammi di eroina avvenuto a Cedrate di Gallarate (Milano) il 18 marzo 1980. Tale episodio che è stato oggetto di indagini nel procedimento penale contro Spatola Rosario ed altri conclusosi con severe condanne, sostanzialmente confermate in grado di appello è stato ribadito ed arricchito di ulteriori particolari, nel presente procedimento, dallo stesso Contorno all'udienza del 15 aprile 1986.

Giova premettere che, come risulta dagli atti processuali, il sequestro dell'ingente quantitativo di droga è stato propiziato dalla collaborazione dell'italo-americano Frank Rolli, il quale aveva informato la Dea (organismo di polizia statunitense con funzioni antidroga) che i fratelli Adamita si sarebbero occupati, col suo aiuto, di spedire negli Usa un grosso quantitativo di eroina diretto ai fratelli Gambino e ad altri. Il Rolli aveva, poi, informato la Dea della presenza della droga negli scatoloni consegnati dagli Adamita all’Agenzia di spedizioni Jumbo di Cedrate di Gallarate e, quindi, era intervenuta la polizia, che aveva proceduto al sequestro.

Dalle indagini era emerso che la droga era pervenuta nell'abitazione di Adamita Antonio, sita a Vanzaghello (Milano), nascosta in scatole di cartone con ortaggi, e la moglie dell'Adamita, Tarello Marina, aveva dichiarato che la consegna era stata effettuata da un giovane siciliano alla guida di un furgoncino. Va rilevato che già allora vi era la sicurezza che la droga provenisse da Bagheria, essendo stati sequestrati a casa di Antonio Adamita gli scatoloni nei quali era contenuta l'eroina, recanti la stampigliatura della ditta Giuseppe Graziano di Bagheria; inoltre, all'interno di uno degli scatoloni, era stato rinvenuto un foglio del Giornale di Sicilia del 10.3.1980.

Di questo episodio occorrerà riparlare tra breve; intanto, giova osservare che le dichiarazioni del Contorno hanno confermato il luogo di provenienza dell'eroina, fornendo altri importanti riscontri circa l'organizzazione cui l'eroina era diretta. Il Contorno ha dichiarato, al riguardo, quanto segue: «Nei primi mesi del 1980, D'Agostino Emanuele, che in quel periodo era latitante, mi invitò ad andare con lui, guidando la mia autovettura.

Lo accompagnai, prima al deposito di ferro, sito all'uscita dell'autostrada per Bagheria, cui è interessato Leonardo Greco, poichè il D'Agostino aveva un appuntamento con quest'ultimo; quindi, poichè Leonardo Greco non era lì, accompagnai il D'Agostino, seguendo le sue indicazioni, in una casa di campagna sita nei pressi di Bagheria, che sarei in grado di indicare. Ivi il D'Agostino mi presentò, come "uomo d'onore", una persona che mi disse essere il fratello di Leonardo Greco abitante negli Usa.; mi precisò che tutti i Greco, fratelli di Leonardo, erano "la stessa cosa".

L'incontro, come ho avuto modo di notare, aveva come scopo la spedizione di una partita di eroina di circa 40 chili, negli Usa Vi erano, infatti, altri uomini, che mi sembrarono stranieri, che non mi furono presentati e che, forse, sarei in grado di riconoscere. Costoro accertarono se la droga fosse di buona qualità.

Non capii bene il procedimento usato, ma vidi pacchi di cellophane contenenti una sostanza bianca, qualcosa che bolliva su un fornello e una puzza intensa di acido, nonchè dei piccoli contenitori di vetro. Io, per discrezione, mi appartai, andandomene fuori in macchina, anche perchè l'aria era divenuta irrespirabile.

Dopo un pò, D'Agostino uscì e andammo via insieme. Lungo il tragitto egli mi spiegò che quelli da me visti erano gli acquirenti americani della droga. Mi spiegò anche che si trattava di merce appartenente a diverse persone e che si stava preparando la spedizione in un'unica volta.

Mi disse che, per distinguere le varie partite, poichè non veniva provata la qualità di tutti i pacchi di cellophane contenenti l'eroina, si apponevano dei segnali convenzionali sui pacchi stessi (segni di matita, tagli di estremità dei pacchi e così via), in modo che si potesse distinguere se e quale partita non fosse buona. Se mal non ricordo, ogni pacco era di circa cinquecento grammi. Dopo un paio di giorni, fu data grande pubblicità sui giornali al sequestro di una partita di 40 Kg. di eroina, avvenuto presso Milano, e il D'Agostino mi informò dell'accaduto e mi disse che si trattava proprio di quella partita di droga di cui ho parlato».

In successive dichiarazioni, il Contorno ha precisato che, a Bagheria, egli e il D'Agostino, dopo di essersi recati nel magazzino di Leonardo Greco, non avendolo trovato, lo avevano incontrato nella piazza principale di Bagheria.

Greco era in compagnia (ovviamente non casuale) di Orazio Saccone ("uomo d'onore", come il Contorno e il D'Agostino, della "famiglia" di S.Maria di Gesù) e li aveva fatti accompagnare, da un suo uomo (rimasto non identificato), nella casa di campagna di cui si è detto. Ebbene, l'ispezione dei pacchi di eroina sequestrati agli Adamita il 18 marzo 1980, tuttora custoditi nell'ufficio corpi di Reato del Tribunale di Milano, ha consentito di accertare che sui sacchetti di cellophane contenenti la droga erano stati apposti quei segni convenzionali (numeri di vario colore, segni di X, tagli alle estremità) minuziosamente descritti dall'imputato.

Questo obiettivo ed indiscutibile riscontro delle dichiarazioni del Contorno ne conferma appieno l'attendibilità ed è suscettibile di adeguata valorizzazione anche ai fini della ricostruzione delle modalità e della unitarietà del traffico degli stupefacenti. Ove poi si aggiunga che, su richiesta del pm, all'udienza del 3 dicembre 1986 è stato acquisito il fascicolo fotografico, allegato ad un rapporto della Criminalpol del 26 settembre 1966, in cui è ritratta la casa di "Torre Chieranda" di D'Amico Antonino, riconosciuta dal Contorno come quella in cui si svolge il descritto episodio, si ha la precisa sensazione che il Contorno ha riferito i fatti a sua conoscenza con assoluta aderenza alla realtà. Occorre ora richiamare che il Contorno ha fornito la conferma di quanto riferito dal Buscetta circa una particolarità del traffico degli stupefacenti con gli Usa: quella, cioè, della unicità di trasporto di partite di droga appartenenti a diversi proprietari.

Il segnale di riconoscimento sui pacchi di cellophane aveva, infatti, l'unica finalità di stabilire la provenienza dei pacchi e, con ciò stesso, è dimostrato che si trattava di partite di droga di diversa provenienza, ma spedite contestualmente.

Inoltre, le esalazioni fastidiose che avevano indotto il Contorno ad abbandonare la stanza, sono la dimostrazione che la qualità della droga veniva controllata pacco per pacco prima della spedizione, e ciò per evitare il ripetersi di numerosi casi in cui, (vedi episodio processo Mafara di corriere arrestato con droga proveniente dagli Usa) all'arrivo veniva contestata la qualità e la percentuale di raffinazione dell'eroina. Il sistema adottato serviva a scoraggiare eventuali tentativi truffaldini e, comunque, ad individuare le responsabilità dei singoli produttori.

Al dibattimento (udienza 15.4.1986), il Contorno ha ulteriormente precisato che a compiere tali operazioni erano, oltre a persone sconosciute dall'accento americano, Ganci Giuseppe ("famiglia" di S. Giuseppe Jato), Mazzara Gaetano ("famiglia" di Ciminna), Castronovo Francesco e Greco Salvatore cl.1933 ("famiglia" di Bagheria).

Ciò a conferma della partecipazione di "uomini d'onore" di più "famiglie".

Altre utilissime precisazioni sono state fornite da Salvatore Contorno sulle modalità del traffico di stupefacenti, in piena aderenza con quanto dichiarato dal Buscetta e in gran parte riscontrate da pregresse indagini giudiziarie. Da tali dichiarazioni emerge, ancora una volta, che la gestione del traffico di eroina coinvolge "Cosa nostra" nella sua globalità.

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