L’intervento del ministro dell’Interno era atteso, per ridurre l’impatto della valutazione medica, dettata da principi come indipendenza e responsabilità. La visita non avrà più il compito di valutare se la persona, dal punto di vista psico-fisico, sia o meno idonea a essere reclusa in un centro per il rimpatrio. Ma se «eventuali bisogni di assistenza» possano essere assicurati dal gestore o dall’azienda sanitaria