Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa serie pubblicherà parte del libro Sulle ginocchia, edito da Melampo, riguardo la storia di Pio La Torre scritta dal figlio Franco


Mio padre era a Roma, durante la Pasqua del 1982. Il lunedì di Pasqua, con mamma, era andato a pranzo con Emanuele Macaluso. Una sorta di fratello maggiore di papà, di tre anni più grande. Mio padre aveva ricoperto, dopo di lui, gli incarichi di segretario della Cgil e, poi, del Pci in Sicilia. Erano molto legati e facevano parte del gruppo dei “miglioristi”.

Dopo pranzo, la consueta passeggiata per favorire la digestione e mio padre, parlando dell’offensiva che insanguinava la Sicilia, disse a Macaluso: Emanuele, questa volta tocca a noi.

Il trenta aprile del 1982, alle nove del mattino, mio padre e Rosario stanno raggiungendo in auto, una Fiat 132, la sede del partito. In via Turba, di fronte alla caserma Sole, si affiancano alla macchina una moto di grossa cilindrata e un’altra auto, dalle quali vengono scaricate decine di proiettili contro i due. Mio padre muore all’istante, mentre Rosario ha il tempo di estrarre la pistola e sparare alcuni colpi, in un estremo tentativo di difesa.

Rosario Di Salvo non l’ho mai incontrato, ma ho potuto conoscerlo attraverso sua moglie Rosa e sua figlia Tiziana. 

Il 12 gennaio 2007 la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze, che ha portato a individuare in Giuseppe Lucchese, Antonio Madonia, Salvatore Cucuzza e Pino Greco gli autori materiali dell’omicidio.

Dalle rivelazioni di Cucuzza, diventato collaboratore di giustizia, è stato possibile ricostruire il quadro dei mandanti del duplice omicidio, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci.

La cupola di Cosa Nostra.

Il quadro delle sentenze ha permesso di individuare nell’impegno antimafia di Pio La Torre la causa determinante della condanna a morte inflitta dalla mafia. Restano senza risposta i filoni d’indagine, che rimandano a convergenze d’interessi più ampi, quelli tra politica ed economia, sia a livello nazionale sia internazionale, e quelli riguardanti geopolitica, politiche di sicurezza e di difesa, toccati dall’ultima battaglia pacifista contro l’installazione dei missili.

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