Emiliano Zanon ha 29 anni è di Roma, abita ancora con i genitori in zona via Cortina d’Ampezzo e fa il rider.  «È un lavoro come un altro – racconta a Domani – a me piace stare per strada e andare in bicicletta e questo lavoro me lo permette. Nel frattempo metto i soldi da parte per andare a vivere da solo e ho dei progetti musicali come bassista». Ha iniziato a consegnare cibo con Deliveroo, poi ha scoperto che Just Eat stava iniziando a stipulare contratti ed è passato a quest’ultima azienda. Fuori dai turni di lavoro continua a consegnare per Deliveroo. «Se lo fai nello stesso orario di Just Eat ti licenziano, a molti successe all’inizio – continua Zanon – io ora Deliveroo lo tengo più per stare a giro che per guadagnare, anche perché hanno abbassato le tariffe dopo la pandemia, al massimo ci tiro su 100 euro extra al mese».

Il confronto

Qual’ è la vita di un rider contrattualizzato da Just Eat e quale quella di un free lance per le altre piattaforme? Domani ha provato a fare un confronto.

Zanon è uno dei 6mila assunti da Just Eat nel 2021, la prima piattaforma a fare un contratto ai propri rider. A Roma sono circa 500 addetti di cui il 45 per cento è straniero, il 10 per cento sono donne. Nel gruppo degli stranieri l’età media è di 30 anni, racconta il delegato Cgil romano Andrea Scolastici: nel gruppo di italiani una parte sono ventenni universitari, gli altri hanno dai 45 anni in su. «Dai quaranta in su sono persone uscite dal mondo del lavoro che sono potute rientrare solo con il contratto di Just Eat», spiega Scolastici che ora per l’azienda fa il captain ovvero coordinatore di una delle undici zone in cui è divisa Roma per le consegne e anche controllore dei veicoli dei rider in Piazza Bainsizza nel quartiere Prati. Emiliano Zanon è uno dei suoi rider.

«Arrivo allo starting point (punto di partenza, ndr), con la mia bici elettrica, in piazza Bainsizza alle 11.30 - racconta Zanon - faccio il check del veicolo, vado online e attendo la prima consegna. Dobbiamo sempre partire da quel punto. Il problema di JustEat è che non puoi rifiutare consegne, al massimo la puoi far riassegnare, ma non è in automatico come sulle altre piattaforme, la cosa buona è la paga oraria. Se, ad esempio, ti chiamano per una consegna alla Balduina e ti ci vogliono 50 minuti perché la strada è in pendenza, c’è traffico pesante e cose del genere, tu puoi andare tranquillo perché ti pagano ad ora e non a consegna. Ti senti molto più tutelato. Se fossi stato con Deliveroo avrei dovuto correre».

Tutele su maltempo e attese

LaPresse

Emiliano fa solo venti ore a Just Eat e la sua paga è di circa 800 euro. «Il contratto è buono ma dovrebbero alzare la paga oraria un po’ di più affinché fosse davvero buono». Quando riuscirà ad andare a vivere più vicino allo starting point forse chiederà di lavorare 30 ore, ma il vantaggio di avere un contratto gli è molto chiaro. «Quando il tempo è impossibile l’azienda stessa ti fa fermare e poi ti fa riprendere quando la strada è praticabile di nuovo: se resti fermo 45 minuti sei pagato lo stesso. I miei colleghi di Deliveroo li vedo andare per strada con i peggiori diluvi universali, mentre a Just Eat ci hanno fatto corsi sulla sicurezza e se lavoriamo il weekend, quando i bonus consegne sono più alti, comunque ci dicono di andare con cautela.

Quelli delle altre piattaforme, quando li incontriamo ai ristoranti e c’è da aspettare 10 minuti la preparazione di un piatto, danno di matto, si arrabbiano col ristoratore, ho visto scene molto brutte. Noi invece aspettiamo tranquillamente, è tutto pagato.

Senza contare che per Deliveroo ti può capitare di dover anticipare i soldi al cliente, quando parti con loro devi avere sempre almeno 70 euro in tasca. Il cliente ti dà un euro e 50 centesimi in più per aver anticipato i contanti ma Deliveroo se li riprende sulla paga finale e pure le mance inviate via app vengono tassate».

Emiliano tutto sommato è contento del lavoro a Just Eat, vorrebbe guadagnare di più e vorrebbe che le assegnazioni fossero divise per zone e per tipo di mezzo. «Consegne per scooter e consegne per bicicletta e possibilmente nella mia zona di lavoro», dice. Si rende anche conto della pericolosità che è intrinseca nell’andare in bicicletta in una città come Roma ma, conclude, «almeno non mi devo ammazzare».

Il contratto di Just Eat

Come fa, però, Just Eat con la concorrenza del cottimo di tutte le altre? «La soffre molto, ma non fa neanche nulla per pubblicizzare questa scelta che è sia etica che di posizione», dice Scolastici. Secondo il sindacalista infatti la normativa europea obbligherà a contrattualizzare tutti i rider e Just Eat sarà a quel punto in vantaggio sugli altri.

A Bologna, invece, Farooq Hussain, 45 anni, proveniente dal Kashmir pakistano, fa il rider dal 2006: «Ho avuto una pizzeria per sei anni ma poi dopo due volte che sono arrivati i ladri ho deciso di chiudere». Ora lavora per Glovo e spiega: «Ogni lunedì e giovedì alle 16 apre il calendario, devi entrare subito per prenderti le ore che vuoi. Puoi fare otto ore al giorno in settimana e fino a 11 ore il weekend. Io però il weekend ne faccio 10 al massimo».

Farooq racconta che quando arrivò Just Eat fu una manna dal cielo perché pagava benissimo. «Se con Deliveroo per una consegna prendevi quattro euro, con Just Eat erano 12». Poi c’è stata questa storia del contratto. «Con il contratto il mio stipendio si è dimezzato, arrivavo a mille euro – racconta – ho cinque figli per me è impossibile. Gli ho chiesto se mi potevano fare il contratto a 40 ore ma hanno detto di no. Quindi dopo tre mesi me ne sono andato e ho iniziato con Globo».

Come raccontano i sindacati l’accordo da cui è scaturito il contratto con Just Eat prevede che i primi due anni i lavoratori abbiano una paga più bassa e venga favorito il part time. Tanto che il contratto a 39 ore a settimana non ce l’ha nessuno. Sotto le 40 ore però non è concorrenziale con quello che puoi guadagnare con le altre piattaforme.

Sessanta ore a settimana

Foto LaPresse - Andrea Panegrossi 20/06/2018- Roma, Italia Rider per la consegna di cibo a domicilio Nella Foto Rider davanti al colosseo

Con Glovo Hussain lavora 60 ore a settimana e guadagna fino a 2500 euro al mese (anche se i sindacalisti con cui Domani ha parlato assicurano che queste cifre si vendono solo in casi eccezionali).

Certo da quella somma va tolta benzina, manutenzione dello scooter e tutte le tasse che sono a tuo carico e comunque vuol dire lavorare sette giorni su sette: «Mezza giornata a settimana mi riposo». Altrimenti con il suo scooter parte alle 10 e lavora fino alle 18/19. È pagato a consegna e a chilometraggio: «Se fai 15/20 consegne al giorno guadagni 70/80 euro». E se a un ristorante deve aspettare gli danno qualcosa anche dal settimo minuto in poi. «Perché sanno che non è colpa nostra - spiega Hussain raccontando l'altro lato dell'attesa - Non è possibile aspettare mezz'ora ogni volta! Io faccio così: se un ristorante mi fa aspettare, ci provo una seconda volta e, se di nuovo mi fa aspettare, non ci vado più».

Mentre parliamo Farooq Hussain suona a un campanello e consegna un burger. «Dopo una consegna se non ne ho un’altra subito vado in una zona di Bologna dove mi piace lavorare, a San Lazzaro e aspetto lì».

E per la sicurezza e le malattie? «Ci hanno detto che hanno fatto un’assicurazione ma a me ancora non è successo niente quindi non so come funziona». L’unica malattia che ha avuto Farooq Hussain è stata il Covid, per un mese lui e la sua famiglia sono stati malati e lo stipendio non è arrivato. Allora lavorava ancora per Just Eat prima del contratto e non ha preso niente. Ma lo vorrebbe un contratto? «Io ho fatto tanti scioperi – dice – ma ho anche cinque figli e moglie e mia madre a carico. Se mi facessero fare quaranta ore preferirei di sicuro il contratto, ma a meno non posso».  

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