Compleanni, anniversari e feste comandate hanno tutti un comune denominatore: i regali e i dubbi su cosa donare ai propri cari.

Le gift card, in questo, hanno tutelato la sanità mentale di chi è sempre indeciso e la crescita del loro mercato ne è la dimostrazione. Nel 2019 sono stati oltre 2,5 milioni i consumatori che in Italia hanno acquistato le carte regalo sulla piattaforma MyGiftcard.it, mentre nell’anno della pandemia il numero dei coupon acquistati è addirittura triplicato.

Con i buoni si può praticamente comprare quello che si vuole nei rispettivi siti di e-commerce di appartenenza ma sono diventati anche uno dei mezzi prediletti dai truffatori online. Il caso delle frodi sulla vendita dei green pass falsi è emblematico.

I sedicenti creatori di green pass richiedono, nella maggior parte dei casi, pagamenti in tre forme diverse: criptovalute, buoni Amazon o Paypal. Tutti strumenti che non lasciano impronte finanziarie e che garantiscono un alto livello di anonimato.

Le caratteristiche

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Nello specifico, comprare un buono regalo Amazon è semplice. Basta entrare nel proprio account inserire l’importo desiderato e inviare il buono all’indirizzo email del beneficiario con tanto di messaggio di auguri.

A quest’ultimo arriverà un codice, oscuro all’acquirente originario del buono, che può utilizzare come meglio crede sulla piattaforma. L’unico limite all’intera operazione è la non convertibilità in denaro del valore della carta regalo. Ma agli autori delle truffe online poco importa, c’è sempre un modo per aggirare l’ostacolo e lo trovano soprattutto nel deep web.

«Nel corso delle indagini abbiamo individuato gente che rivendeva i buoni scontati del 20 per cento. Questo significa che se ho un buono da cento euro, lo rivendo a ottanta e incasso il denaro. In questo modo sono riuscito a uscire dal circuito di Amazon e posso usare i soldi come meglio credo, perdendo solo il 20 per cento. È quello che accade nel dark web dove i buoni sono facilmente in vendita» dice Ivano Gabrielli vicedirettore della Polizia postale.

In Florida c’è chi con le carte di credito rubate ha comprato migliaia di carte regalo di Amazon, Walmart e Target che poi ha rivenduto a prezzi scontati online, ottenendo guadagni milionari, difficili da rintracciare se si ha il giusto know how tecnologico.

L’anonimato

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Ma come mai, sempre più spesso, truffatori e criminali utilizzano i buoni regalo come mezzo di pagamento? «Questo perché se scambiate in un ambito protetto le gift card impediscono in qualche modo di risalire effettivamente al soggetto che ne fruisce. Se noi inquirenti abbiamo in mano i codici che vengono utilizzati possiamo poi, tramite la collaborazione di Amazon, risalire a chi utilizza quel buono. Spesso succede però che quel dato non è disponibile», dice Gabrielli.

Questo accade quando, ad esempio, invio il codice direttamente all’indirizzo mail del truffatore, dove non ho la possibilità di accedere e quindi di visualizzare il codice regalo. In quel caso chi commette la frode è protetto.

Riciclaggio

I buoni, però, non vengono utilizzati solo per le truffe, ma sono diventati anche un sofisticato e facile sistema di riciclaggio. Certo, non viene ripulita un’ingente quantità di denaro ma si parla comunque di cifre considerevoli.

Il casus belli è quello del piccolo spacciatore che decide di acquistare nei supermercati, dove non chiedono documenti d’identità, dei buoni regalo e poi riscatta i codici nel suo account come se fossero dei regali che ha ricevuto. In questo caso è impossibile risalire al nominativo di chi compra. «Così il soggetto ha riciclato i soldi ma ci sono dei limiti, ovvero i soldi si possono usare solo sul portale di Amazon», conferma il direttore della Polizia postale.

Le tutele

Sul proprio sito Amazon avverte i suoi clienti: «Non fornire i dettagli riportati sul retro del Buono Regalo (codice) o i codici ricevuti tramite e-mail per i buoni elettronici a persone che non conosci o di cui non ti fidi. Una volta in possesso del codice, il truffatore può spendere i fondi del buono prima che tu riesca di contattare le forze dell'ordine o Amazon», c’è scritto sulla pagina web. 

Questo perché anche se le forze dell’ordine sono in possesso del codice non è detto che la persona individuata sia quella che ha realmente commesso la frode. Amazon ha diversi elementi di autenticazione, dal numero di telefono alla casella di posta elettronica fino al metodo di pagamento, ma se l’utente truffatore si crea un account con dati falsi e riesce a bypassare i controlli ritorna nell’anonimato.

Tuttavia, «il caso dei buoni come strumenti di pagamento è un fenomeno che abbiamo rilevato» dice Gabrielli, «ma ciò che preoccupa di più è l’utilizzo dei dati sensibili». Infatti, nel caso specifico della truffa dei green pass i truffatori, oltre al pagamento, richiedono anche i dati anagrafici che vengono concessi volentieri visto che sono necessari per la produzione della certificazione vaccinale, ignari del fatto che vengono ceduti a terzi per altri tipi di frodi.

«È il caso del ragazzo di Rieti che chiedeva tessere sanitarie e carte d’identità e poi venivano usate per aprire conti fittizi, anche offshore, attivabili online ma che permettono di ricevere in via anonima l’incasso dell’attività criminale», spiega Gabrielli.

Si riferisce alla notizia di cronaca di questa settimana che vede coinvolta una modella di Genova rimasta truffata mentre cercava di acquistare un green pass falso.

Che sia per una certificazione falsa o per altri motivi un dato è certo: il mercato dei buoni è in crescita ed è redditizio non soltanto per le aziende ma anche per i criminali.

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