Dal pomeriggio di domenica 25 luglio, il lago di Como si trova intrappolato in una situazione che mai aveva vissuto prima, quanto meno in questa portata. Un muro d’acqua ha investito il paesino di Blevio, sponda orientale del ramo di Como, intere frazioni sono state sommerse dal fango.

Una ragazza corre con la melma fino alle gambe verso il negozio dei genitori per capire se qualcosa si è salvato, una valanga di sassi, tronchi e terra travolge strade e case qualche centinaia di metri più in là. I torrenti escono dai balconi, molte abitazioni sono distrutte e completamente infangate, le automobili e i motorini sono accatastati in fondo alle vie o sotterrati, la strada Lariana – l’unica che porta a Como – è un fiume in piena ed è tuttora interrotta. «Sembra di vivere un’apocalisse», racconta un abitante.

Non più eventi isolati

Quello che è successo a Blevio è stato un evento traumatico per un paese che in passato aveva già dovuto fare i conti con emergenze simili, ma decisamente minori. Nessuno si aspettava che fosse solo una preview di quanto il resto del lago si apprestava a vivere nei giorni successivi, in queste ore. Gli scrosci di pioggia in estate sul territorio sono un evento tipico, i temporali che si formano a ridosso delle Alpi scaricano una grossa quantità di pioggia in pochi minuti. Eventi isolati, ma non questa volta, con batterie d’acqua che vanno avanti ininterrottamente da domenica pomeriggio. Nemmeno il tempo di riprendersi dalla violenza di una precipitazione che in coda ce n’è già un’altra, una fila infinita di episodi estremi.

La provincia è stata messa sotto stress e se alcuni paesi come Blevio hanno impiegato poco a soccombere, per altri il limite è stato raggiunto martedì 27 luglio, quando sono caduti oltre 100 millimetri di pioggia in 12 ore e il lago ha alzato definitivamente bandiera bianca.

Un video girato da un balcone a Cernobbio mostra il torrente Breggia in piena trascinarsi dietro tutto quello che si trova davanti, comprese alcune automobili. A Nesso le vie del paese sono state investite da fiumi di fango mentre sulla Lariana, l’ex statale già chiusa qualche chilometro più in là a Blevio, si è staccato un pezzo di montagna che ha colpito un camion in transito, l’autista 55enne salvo per miracolo. Altre frane e smottamenti hanno devastato i paesi limitrofi ma anche la sponda di fronte: Laglio, Sala Comacina, Brienno, Val d’Intelvi, con decine di famiglie sfollate, diversi paesi tuttora isolati per la non percorribilità delle strade e gas, luce e acqua interrotti con danni anche ad alcuni acquedotti.

Foto Claudio Furlan/LaPresse 28 Luglio 2021 Laglio , Italia News Frana travolge parte del comune di Laglio , sul Lago di Como Photo Claudio Furlan/LaPresse July 28, 2021 Laglio, Italy News Landslide overwhelms part of the municipality of Laglio, on Lake Como

Niente più vaccini

Per comprendere la gravità della situazione, perfino il più grande hub vaccinale della provincia, quello di Villa Erba, ha dovuto chiudere a tempo indefinito, gli appuntamenti rinviati a causa dell’impossibilità di raggiungerlo.

La regione chiederà lo stato di emergenza, i danni sono per centinaia di milioni (dieci solo a Blevio, 1.100 abitanti) ma una conta definitiva non è possibile perché ogni giorno comincia peggio del precedente. Mercoledì 28 luglio nuove precipitazioni hanno violentato il territorio, questa volta soprattutto a ridosso del confine svizzero. Una frana ha invaso l’autostrada che porta a Lugano, una ragazza comasca racconta lo spavento di aver visto venire giù tutto proprio davanti ai suoi occhi, l’automobile fermata giusto in tempo.

Altri smottamenti hanno interrotto le strade di frontiera, lasciando molti comaschi bloccati oltreconfine, le dogane chiuse. E l’emergenza non sembra destinata a finire: dopo una breve tregua, nel weekend sono previsti nuovi eventi estremi. La polizia ha chiesto alla popolazione di non uscire di casa, un avviso che unito all’isolamento di interi paesi ha fatto ripiombare migliaia di persone in un lockdown climatico.

Foto Claudio Furlan/LaPresse 28 Luglio 2021 Laglio , Italia News Frana travolge parte del comune di Laglio , sul Lago di Como Photo Claudio Furlan/LaPresse July 28, 2021 Laglio, Italy News Landslide overwhelms part of the municipality of Laglio, on Lake Como

Costruire dove non si deve

Che tutto questo stia succedendo sul lago di Como non è un caso e sono tante le prove al riguardo. «Se si guarda una foto degli anni ‘50 di Gravedona, nell’alto lago, si nota che il paese si trova in posizione defilata rispetto all’alveo», spiega Alessandro Maria Michetti, professore ordinario di Geologia strutturale dell’Università comasca dell’Insubria. «Ai tempi avevano costruito lì perché sapevano che vicino al torrente c’era un rischio, dunque si trovavano solo cascine, coltivazioni, allevamenti. Se si prende una foto attuale si vede invece che la parte accanto al torrente è completamente urbanizzata. Lo stesso discorso vale per Cernobbio, uno dei paesi più colpiti dall’alluvione di questi giorni. Oggi appare costruita sopra il conoide alluvionale del torrente Breggia, ma nell’area dove ora si contano i danni maggiori non c’era niente 50 anni fa. In pratica si è costruito dove non andava fatto».

Sul lago di Como c’è insomma un problema di cementificazione che ha ignorato la conformazione del territorio, ma non solo. Questo è infatti andato di pari passo con una concentrazione eccessiva della popolazione. «Eventi come quelli di questi giorni c’erano anche prima, ma oltre che da come si costruiva a valle erano mitigati anche dalla gestione del bosco. Ora questo equilibrio è saltato», continua Michetti, che sottolinea come l’incuria e l’abbandono abbiano spianato la strada alla discesa più rapida e incontrollata dell’acqua verso i centri abitati.

«La chiave è tornare in quota. Se vivono tutti a valle è un problema perché in alto manca la cura delle strade, dei terreni, dei torrenti, degli alberi. Questo tipo di trasformazioni del territorio ha reso i paesi delle trappole per topi». Qualcosa che stiamo vedendo anche in Sardegna con la devastazione degli incendi degli ultimi giorni.

Il ruolo del clima

Tra gli elementi da non sottovalutare ci sono poi anche i cambiamenti climatici. Già qualche giorno fa il geologo Filippo Camerlenghi aveva lanciato l’allarme al riguardo, con l’abbassamento sistemico del livello del lago e l’erosione della base costiera delle montagne. A questo si aggiunge un presente e soprattutto un futuro di eventi climatici sempre più estremi, che si materializzano su un territorio a sua volta sempre più vulnerabile.

Un discorso che vale soprattutto in proiezione e che per il professor Michetti oggi ha una responsabilità residuale: «La lotta ai cambiamenti climatici è importante ma darà delle risposte solo nel lungo termine», conclude. «Nel frattempo, per risolvere le fragilità del lago di Como nel breve, occorre focalizzarsi sui sistemi di allarme e sulla gestione del territorio».

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