La Peste suina africana (Psa), una delle peggiori malattie animali conosciute al mondo, è stata segnalata a Roma in un cinghiale ritrovato nell’area della riserva naturale dell’Insugherata a nord della capitale, all’interno della cinta del grande raccordo anulare, in una zona di centinaia di ettari tra prati, boschi e circondata da lottizzazioni abitative. La notizia del rinvenimento circolava già da mercoledì ed è stata confermata, ancora senza particolari dettagli, dal commissario straordinario per l’emergenza nazionale Psa, Angelo Ferrari.

La Psa è una malattia altamente contagiosa, che colpisce maiali domestici e cinghiali, non ha alcun effetto sulla salute umana e fino a oggi non esiste un vaccino o una cura per combatterla. L’unico modo per impedire il diffondersi del virus tra i maiali domestici è l’abbattimento dei capi infetti e di tutti quelli che hanno avuto contatto con essi oltre al confinamento dei maiali sani per impedire contatti con l’esterno e quindi con potenziali soggetti a rischio, puntuali misure di biosicurezza negli allevamenti e nelle aree segnalate come interessate da Psa. Più difficile è il controllo della malattia tra i cinghiali, per cui è sempre consigliato il cosiddetto vuoto biologico e cioè il depopolamento di tutti i soggetti presenti in una zona a rischio.

Il virus si trasmette ingerendo scarti alimentari contenenti carni infette, anche cotte a basse temperature o lavorate, attraverso carcasse di maiali o cinghiali di cui si possono nutrire altri cinghiali e i domestici stessi se detenuti al pascolo brado, ma anche per via sessuale, con feci, urine, o il sangue perso da animali ammalati o feriti durante la caccia. Se la Psa dovesse colpire un solo capo di un allevamento familiare o intensivo tutti i suini presenti devono essere immediatamente abbattuti. 

Dal nord Italia a Roma

Il caso di Roma giunge a quattro mesi dalle prime segnalazioni della malattia in Italia, individuata a inizio gennaio tra il basso Piemonte e la Liguria. A oggi, dopo quasi 120 giorni, in quei territori sono già 110 i cinghiali ritrovati positivi alla peste: una media di circa un caso al giorno. La notizia incoraggiante arriva tuttavia dal comparto domestico dove finora non è stata dichiarata nessuna presenza del virus.

Da ulteriori analisi di laboratorio si potrà capire se il nuovo focolaio della capitale è riconducibile all’area infetta del nord, oppure se ha tutt’altro tipo di origine. Intanto una task force di esperti della regione Lazio, in collaborazione con il team del commissario Ferrari, sta lavorando per monitorare al meglio il territorio. Da oggi sarà messo a disposizione dei cittadini un numero verde della Protezione civile regionale (803555) attraverso cui segnalare ritrovamenti di cinghiali morti, così da attivare subito i servizi veterinari.

La bomba Psa a Roma è benzina per il già incandescente dibattito sulla costruzione del nuovo termovalorizzatore dei rifiuti, proposto dal sindaco del Pd Roberto Gualtieri e fortemente osteggiato dai Cinque stelle guidati dall’ex premier Giuseppe Conte.

La mala gestione della spazzatura e i dati fuori controllo sulla presenza dei cinghiali in città rischiano di diventare un canale di trasmissione preferenziale del virus. Sono ormai centinaia le segnalazioni e i video fatti dai cittadini di interi branchi di cinghiali che attraversano l’abitato, rovistano nei sacchetti dei rifiuti e attaccano addirittura le persone.

La notizia ha colpito l’attenzione del quotidiano britannico Guardian che il 3 maggio scorso ha titolato: “I residenti di Roma impongono il coprifuoco dopo una serie di attacchi di cinghiali”. Se da un lato c’è l’empasse rifiuti, dall’altro c’è il fallimento delle politiche di contenimento dei cinghiali che in Italia, secondo diverse stime, avrebbero superato i 2,2 milioni di capi con presenze invasive nei centri abitati e con danni crescenti alle colture agricole.

«L’ipotesi più probabile dell’arrivo della malattia a Roma – ha spiegato il veterinario Alberto Laddomada, già responsabile della politica della Commissione europea sulla Sanità animale e uno dei maggiori esperti internazionali di Psa – è quella che il contagio sia avvenuto attraverso il consumo di scarti alimentari infetti provenienti da lavorazioni domestiche di carni macellate irregolarmente e non controllate, di possibile provenienza estera. Basta un salume artigianale acquistato nel nord o nell’est Europa, dove dilaga la malattia, per far arrivare il virus nel cuore della capitale. Oppure, gli scarti alimentari potrebbero contenere carni di cinghiali infetti, forse provenienti da Piemonte o Liguria». Se questi scarti vengono poi abbandonati in strada per giorni e diventano cibo per i cinghiali, il contagio è assicurato.

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