Furto, violenza, spaccio. Bullismo e cyberbullismo. Il rischio di criminalità minorile riguarda tutto il paese e oggi è un altro dei pericoli della pandemia.

Il rapporto Giovani a rischio, realizzato da Openpolis e dall’impresa sociale Con i bambini, parla dell’impatto dei comportamenti devianti sui minori prima che il Covid-19 sconvolgesse l’Italia, insieme con la didattica a distanza, la crisi economica e gli squilibri sociali. «I dati ci servono per mettere in atto la prevenzione. In una situazione deteriorata infatti i rischi aumentano e dobbiamo averne consapevolezza», spiega Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini.

In tutta Italia, si legge, sono stati circa 30mila i minori denunciati nel 2019 per reati di vario genere. La maggior parte riconducibile a un contesto di povertà, un dato, quest’ultimo, che con la pandemia è andato aggravandosi: nel 2020 si parla di oltre 1 milione e mezzo di ragazzi in povertà assoluta, il 13 per cento di tutta la popolazione compresa tra 0 e 17 anni. La quota più alta dall’inizio della serie storica del 2005.

Dove mancano i dati, arriva l’esperienza sul campo. «La criminalità minorile con il Covid-19 è aumentata fortemente, i territori sono controllati capillarmente dalla Camorra» racconta Barbara Pierro presidente di Chi rom e chi no, associazione che opera da vent’anni a Scampia, nella periferia nord di Napoli. L’associazione ha vinto un bando di finanziamento di Con i bambini lanciato a maggio dal titolo Cambio rotta per sostenere i ragazzi che hanno avuto problemi di criminalità ma potrebbero ottenere il perdono giudiziario. Una misura chiamata “messa alla prova”.

Chi rom e chi no ha spesso accompagnato i minori in percorsi educativi ad hoc. «Facciamo dei laboratori di percezione del reato cui partecipano anche le famiglie, organizziamo cineforum e corsi di teatro. Li portiamo a far emergere il loro vissuto, senza per forza che raccontino la loro esperienza personale».

«Ci sono storie drammatiche – prosegue Pierro – il Covid-19 ha tagliato per molte famiglie anche la possibilità del lavoro nero, e la criminalità ha dato soluzioni rapide. Molti sono tornati a spacciare».

Un esempio eclatante. Già prima della pandemia, nell’ordine Campania, Sicilia e Calabria risultavano le regioni con la più elevata quota di denunce a carico dei minori per associazione criminale; nel 2019 spaccio e reati per droga costituivano già l’11,2 per cento delle denunce. I minori coinvolti, segnala il rapporto, erano sfruttati come «bassa manovalanza». Alla povertà materiale si associa quasi sempre una povertà educativa molto forte che deriva dalle famiglie. Uno stigma, aggiunge Pierro: «Le occasioni esterne alla scuola vengono viste come unica possibilità per uscirne».

E l’età della manovalanza diminuisce sempre di più. Rossi-Doria, insegnante, esperto di politiche educative e sociali, commenta: «La criminalità organizzata è in tutta Italia, ma al sud sfrutta il combinato disposto: un’esclusione sociale prolungata nel tempo e l’orizzonte di speranza difficile da costruire». Questo però non significa che sia una questione locale. Saranno avviati altri 16 progetti, dal Piemonte alla Sicilia.

Bullismo

Se la criminalità vera e propria si concentra ancora in percentuali maggiori in determinate aree dell’Italia, che la devianza non sia prerogativa del sud ma interessi trasversalmente i vari contesti sociali della penisola è confermato dai dati sul bullismo: più frequente al nord, in primo luogo nelle grandi città, comunque associato, anche in questo caso, a condizioni di disagio.

Più della metà dei minorenni italiani è stata vittima di bullismo almeno una volta. Secondo i dati Istat del 2014 presi in considerazione, in nord Italia il 57,3 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver subìto uno o più episodi di bullismo, contro il 49,2 per cento dei meridionali; le vittime di episodi offensivi o violenti tra coetanei sono più di quelle italiane. Non è detto che si tratti di razzismo, afferma Rossi-Doria: «Sono contro tutte le semplificazioni, faccio l’educatore da troppo tempo per poterle accettare, si deve capire caso per caso».

Il problema di genere

Un altro aspetto della devianza è quello di genere. Nel 2019, l’85,3 per cento dei giovani denunciati erano maschi. Sul fronte bullismo, invece, sono le adolescenti a essere maggiormente prese di mira da chi racconta storie e sparla, o a essere emarginate o prese in giro per le proprie opinioni. Dai dati del 2014 (gli ultimi disponibili presi in analisi), sono sempre loro quelle maggiormente prese in giro per l’aspetto fisico o i difetti di pronuncia.

All’epoca non si parlava con così tanta frequenza di “body shaming” e già prima del boom di Instagram e TikTok – nato nel 2016 -, social network basati sull’immagine, 22,2 per cento delle vittime di bullismo subiva azioni di cyberbullismo. Sia sul web sia fuori, sono maggiormente colpite le ragazze: quasi il 10 per cento dichiarava di avere vissuto almeno un episodio di bullismo a settimana, contro l’8,5 per cento dei maschi. Tra i maschi, d’altro canto, oltre ai soprannomi e agli insulti, il bullismo si traduce più spesso in violenza fisica: il 5,3 per cento, si legge, riportava di essere stato colpito con spintoni, botte, calci e pugni almeno una volta al mese.

La prossimità

Ad oggi, ricorda il report, in base ai dati del ministero della Giustizia, sono oltre 13mila i minori e i giovani adulti fino ai 25 anni in carico ai servizi di giustizia minorile. La maggior parte ha la possibilità di accedere a un percorso educativo.

La posta in gioco è quella di rafforzare i legami intervenendo su almeno due fronti: preventivo e riparativo. «Dal lato della prevenzione, occorre valorizzare il ruolo della scuola e delle comunità educanti. A partire da un investimento educativo contro l’abbandono scolastico». L’Italia infatti resta oggi tra gli stati dell’Unione europea dove l’abbandono scolastico desta maggiore preoccupazione. «Una tendenza che, a seguito dell’emergenza Covid, rischia di aggravarsi ulteriormente» prosegue il documento.

Rossi-Doria tiene a specificare: «Deve essere chiaro: se sei povero non vuol dire che sarai criminale». La strada non è segnata per nessuno, aggiunge: «I giovani sono molto migliori di quanto si creda. Nonostante la povertà colpisca un terzo di loro e siano stati costretti a casa a vivere il Covid-19, si sono comportati in maniera egregia, interessandosi di temi sociali e affrontando tutto con maturità e spirito di collaborazione».

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