Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, risponderà a un’interrogazione presentata dai deputati del gruppo di alleanza Verdi-Sinistra sulla possibile modifica del reato di tortura. Oggi pomeriggio, durante il consueto confronto tra governo e parlamento, l’ex magistrato dovrà spiegare la sua posizione e quella dell’esecutivo sul reato che è stato introdotto nel 2017 nel nostro ordinamento. 

Il reato di tortura

Domani aveva sollevato il caso, qualche settimana fa, intervistando il viceministro delle Infrastrutture, Galeazzo Bignami, che non solo aveva prospettato una revisione, ma era entrato nello specifico avanzando l’ipotesi dell’introduzione della reiterazione per rendere punibile le condotte violente dei pubblici ufficiali, strumento che renderebbe quasi inapplicabile il reato. 

Intervenire sul reato di tortura è una battaglia di Fratelli d’Italia e della Lega che lo hanno più volte promesso alle sigle sindacali della polizia penitenziaria. 

Il reato di tortura in Italia è stato introdotto nel 2017, a seguito di un dibattito parlamentare durato quattro anni. Il testo approvato era molto diverso rispetto a quello inizialmente presentato dal senatore democratico, Luigi Manconi, che alla fine aveva deciso di non votare il provvedimento.

Il reato 613 bis prevede pene da quattro a dieci anni ed è stato introdotto su sollecitazione dell’Europa che, nel 2015, aveva condannato il nostro paese per le condotte tenute dalla polizia durante il G8 di Genova. L’Italia è stata condannata non solo per il massacro dei manifestanti nella scuola Diaz, ma anche perché priva del reato di tortura all’interno del codice penale. Sulle proposte di modifica del reato è intervenuta anche Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone. 

«Si rischia che le modifiche alla norma che criminalizza la tortura vengano fatte per neutralizzarne l’impatto. Sarebbe un errore culturale, giuridico e politico gravissimo. Il reato di tortura non è un reato contro le forze dell’ordine. Anzi: isolando i pochi poliziotti che abusano del proprio ruolo, protegge i tantissimi poliziotti onesti che lavorano nel solco dei valori costituzionali», dice Marietti.

L’encomio solenne

I deputati, nell’interrogazione, ricordano anche un’altra vicenda denunciata da Domani, quella relativa alla volontà dell’attuale sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, all’epoca deputato di opposizione, di conferire l’encomio solenne agli agenti del carcere di Santa Maria Capua Vetere che, nel giugno 2020, erano già indagati per il reato di tortura per le violenze commesse ai danni dei detenuti, il 6 aprile di quell’anno, nel giorno del pestaggio di stato.

«Se il Ministro interrogato intenda chiarire l'intenzione del governo di adottare iniziative per novellare il reato di tortura nel senso annunciato da alcuni suoi esponenti, depotenziando di fatto l'articolo 613-bis del codice penale, provocando quindi un preoccupante allontanamento dell'Italia dalle norme internazionali e dalla Carta dei diritti dell’Unione europea e un suo avvicinamento a Paesi che non garantiscono pienamente i diritti umani», si legge nell’interrogazione, a prima firma Devis Dori. Ora si attende la risposta del ministro Nordio. 

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