Yaser Örnek, studente curdo di 27 anni e rifugiato politico in Svizzera dal 2018, è in viaggio in Germania con un amico. Quando arriva a Bernau di Monaco viene fermato dalla polizia tedesca dietro richiesta delle autorità turche e messo in stato di arresto in attesa che la Corte decida sulla sua estradizione in Turchia, dove è stato condannato in contumacia per terrorismo.

Un’accusa quest’ultima a cui le autorità turche fanno ricorso con frequenza per mettere a tacere qualsiasi forma di opposizione al potere tanto in patria quanto all’estero, usando in maniera strumentale anche l’Interpol.

Örnek infatti è finito nel mirino della giustizia turca a causa della sua attività politica e per il sostegno dimostrato pubblicamente al partito filo-curdo Hdp, tutte condizioni sufficienti per essere considerato un terrorista e ed essere inserito nel registro dell’Interpol.

Il caso Örnek

Il giovane curdo è stato rilasciato il 12 luglio dopo dieci giorni di detenzione, dopo che la Corte suprema di Monaco ha stabilito che non vi erano le condizioni per procedere con la sua estradizione in Turchia, ma il suo caso dimostra quanto facile sia per i regimi autoritari sfruttare il sistema dei red notice (gli avvisi rossi) dell’Interpol per fare pressione sui dissidenti all’estero.

In generale, chi è inserito nel database dell'Organizzazione scopre di essere a rischio estradizione solo nel momento in cui attraversa le frontiere di uno Stato: a quel punto viene fermato dalla polizia e posto in stato di arresto finché la Corte non decide se la richiesta di estradizione a suo carico sia politicamente motivata.

Anche in caso di scarcerazione, quella stessa persona rischia di essere nuovamente arrestata ed estradata dalla Corte di un altro paese, maggiormente propensa a venire in contro alle richieste del governo autoritario di turno.

A causa delle diverse legislazioni nazionali, dunque, avere un permesso di soggiorno in un paese europeo non è una garanzia sufficiente per potersi muovere all’interno dell’area Schengen senza rischiare di essere arrestato dietro richiesta della Turchia o di un altro Stato ugualmente interessato a reprimere l’opposizione all’estero servendosi dell’Interpol.

L’unico modo per evitare che questa situazione si ripeta è ottenere la cancellazione del proprio nome dal database dell’Interpol, ma riuscire a portare a termine tale procedimento è piuttosto complesso.

Per molti nella diaspora curda e turca la soluzione più semplice diventa allora quella di evitare i viaggi in paesi da cui rischiano di essere estradati, finendo così con il limitare la propria libertà di movimento.

Facendo pertanto il gioco delle autorità turche, che puntano ad interferire il più possibile nella vita degli oppositori all’estero e a dissuadere altri dal seguire il loro esempio.

L’Interpol

Come denunciato da diverse Ong, il sistema dei red notice dell’Interpol è spesso usato dagli Stati autoritari per perseguitare i dissidenti fuori dai confini nazionali, creando problemi non solo ai soggetti che sono effettivamente stati inseriti nel data base dell’Organizzazione, ma anche a chi ne è rimasto fuori.

Il fatto di non sapere se il proprio nome è nel registro crea un effetto di autolimitazione delle proprie libertà che favorisce i regimi e alimenta il clima di insicurezza in cui vive la diaspora dissidente.

I red notice quindi, da strumento per combattere la criminalità e il terrorismo si trasformano in un’arma nelle mani dei governi autoritari, che possono continuare a perseguitare anche all’estero i propri cittadini facendo ricorso a quelle stesse accuse di terrorismo e sovversione dello Stato usate per condannarli in patria.

A fare un maggiore uso di questo meccanismo, secondo l’Ong Statewatch, è proprio la Turchia. Ankara utilizza gli avvisi rossi per limitare la libertà di movimento dei suoi oppositori, per ottenere il congelamento dei loro beni all’estero e in alcuni casi anche la revoca dei loro passaporti, causando loro anche un danno di immagine derivante dall’essere associati alla criminalità organizzata o al terrorismo.

La Turchia tra l’altro sfrutta a suo vantaggio anche il database dei passaporti rubati o falsi, all’interno del quale sono segnalati i documenti di identità che potrebbero essere usati da criminali per attraversare illegalmente i confini.

Anche in questo caso, nel registro vengono inseriti i documenti degli oppositori, che scoprono di non avere più un passaporto valido solo nel momento in cui si mettono in viaggio. Rischiando ancora una volta l’arresto e venendo trattati come criminali.

Le riforme

Per evitare che gli Stati autoritari abusino dei meccanismi dell’Interpol sono necessarie delle riforme che tardano però ad arrivare.

Già a novembre 2021, in occasione della 89esima Assemblea generale dell’organizzazione tenutasi proprio ad Istanbul, più di 60 Ong per i diritti umani avevano chiesto che venissero affrontati i problemi relativi alla trasparenza e sottolineato l’esigenza di un miglioramento dell’analisi dei red notice inviati dagli Stati autoritari per impedirne la strumentalizzazione.

Vagliare tutti gli avvisi ricevuti prima della loro diffusione, però, non è un lavoro semplice: le persone che si occupano di questa operazione sono troppo poche rispetto alla mole di red notice ricevuti ogni giorno dall’Interpol, come sanno bene i governi autoritari.

Ma le Ong non sono le uniche ad aver mosso delle critiche nei confronti del funzionamento dell’Agenzia. Anche il Parlamento europeo a giugno ha evidenziato le mancanze dell’Interpol, chiedendo tra l’altro la condivisione delle informazioni sugli avvisi ricevuti da parte dei singoli Stati e sul perché del loro eventuale rifiuto.

Un altro problema riguarda poi la cancellazione dei dati di coloro che sono stati inseriti nel registro abusivamente. Il procedimento richiede almeno nove mesi e non è prevista alcuna forma di compensazione per le persone che hanno subito dei danni a causa dei red notice dell’Interpol.

Il Consiglio d’Europa aveva chiesto a questo proposito la creazione di un fondo specifico per le vittime della strumentalizzazione dei meccanismi dell’Agenzia, ma ad oggi non sono stati fatti passi avanti verso la sua istituzione.

In assenza di adeguate riforme, la Turchia e altri governi autoritari potranno continuare ad usare l’Interpol per perseguitare i propri oppositori all’estero, dimostrando anche a chi è ancora in patria quanto difficile sia sottrarsi al giogo del proprio regime.

© Riproduzione riservata