È il momento di parlare di tasse di successione. Perché? Perché è evidente in questo periodo l’importanza dei servizi pubblici fondamentali: sanità, istruzione, trasporti. Se siamo d’accordo ad aspettarci cure capillari, veloci e efficaci, scuole sicure con personale qualificato e motivato, trasporti pubblici economici, frequenti e non affollati allora dobbiamo investire risorse nei servizi pubblici.

Le risorse però sono limitate per definizione ed è importate tenere presente da dove arrivano e come sono distribuite. Fondamentalmente tasse, imposte e contributi definiscono il gettito fiscale necessario al funzionamento dello stato. E come sono distribuite le risorse? Sono distribuite a tutti.

Se percorrete una strada ben asfaltata e senza buche, se vi recate in un parco e vi godete una passeggiata tra alberi e aiuole, se le strade sono illuminate, è perché avete pagato le tasse. Ma si può pensare anche a quanto costerebbero - se non fossero gratuite o accessibili a costi contenuti - l’istruzione dei bambini alla scuola primaria, le cure fornite nei servizi di base e ospedalieri, la mobilità sul territorio, l’elezione della rappresentanza politica. Per questa ragione le tasse non dovrebbero essere affatto viste come uno scotto o una punizione, ma come uno strumento di coesione sociale: i cittadini contribuiscono insieme al benessere collettivo.

Tasse e servizi pubblici

Tuttavia, negli ultimi anni i servizi pubblici hanno subito ampi tagli, sotto la ben nota espressione spending review: rivediamo - nei fatti riduciamo - la spesa pubblica. Perché farlo? Secondo alcuni per ridurre gli sprechi e il debito pubblico. Peccato che per ridurre il debito pubblico, riducendo le spese, non dobbiamo diminuire le entrate. Se lo facciamo, otteniamo il peggioramento dei servizi e l’aumento delle disuguaglianze.

Emblematiche a questo proposito sono le tasse di successione. Cosa sono? Sono ciò che deve pagare allo Stato chi eredita dei beni, inclusi proprietà e denaro, di una persona deceduta. In Italia attualmente coniuge e figli non pagano niente fino a un milione di euro di lasciti e per eredità più alte le tasse sono del 4 per cento (salgono a un massimo di 8 per cento per altri soggetti).
 

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Se confrontiamo lo scenario italiano con quello di altri paesi europei, pur tenendo conto delle differenze date da franchigie, rapporti di parentela e beni ereditati, non troviamo molti casi così vantaggiosi per le ricchezze private.

In Germania le tasse vanno da un minimo del 7 per cento a un massimo del 50 per cento a seconda della relazione con il defunto e del valore dell’eredità. La franchigia è di 500mila euro per il coniuge e 400mila per i figli. In Francia il coniuge è esente dal pagamento delle tasse e la franchigia per i figli scende a 100mila euro, con una tassazione che va dal 5 al 45 per cento. Anche nel Regno Unito il coniuge è esente ma per gli altri eredi la franchigia sale a 325mila sterline e la percentuale è fissa al 40 per cento. In Olanda per coniuge e figli la percentuale è tra il 10 e il 20 per cento con una franchigia di 126mila euro circa.

Gli effetti della ricchezza ereditata

Cosa comporta avere delle tasse di successione così basse? Almeno tre conseguenze. La prima è la riproduzione delle disuguaglianze tra le generazioni. Solitamente si pensa alla possibilità che i genitori lascino i propri beni ai figli e la tassazione può apparire un’ingiustizia. Ma proviamo a cambiare l’ottica. Pensate a due bambini, Luca e Mattia, nati nello stesso momento nella stessa città. Il primo erediterà un patrimonio di tre case e un cospicuo conto corrente. Il secondo erediterà poche migliaia di euro con le quali pagherà le spese per il funerale e il trasloco dei mobili dalla casa in affitto.

Luca non ha alcun merito per essere nato da genitori che gli hanno lasciato dei beni e Mattia non ha nessuna colpa. Il primo poi lascerà ai suoi figli a sua volta molto di più di quello che il secondo sarà in grado di trasferire e la distanza tra le due eredità aumenterà ulteriormente. In questo senso vi è una trasmissione di privilegi attraverso i quali le disuguaglianze si riproducono da una generazione all’altra.

Uno studio di Banca d’Italia di qualche anno fa mostrava che nella città di Firenze i cognomi delle famiglie più ricche sono gli stessi da seicento anni. Dove sono le parità di opportunità, la giustizia e l’efficienza, se per nascita un bambino ricco e uno povero rimarranno tali al di là dei propri sforzi?

Incentivi al risparmio, non ai consumi

La seconda conseguenza è che l’abolizione delle tasse di successione incentiva il risparmio a discapito dei consumi. Poter lasciare ai propri cari tutto ciò che si possiede spinge a un maggior accumulo di ricchezza. Si faranno più sacrifici per risparmiare, spendendo meno, se si pensa che la propria ricchezza andrà interamente ai propri figli. E i consumi sono cruciali per l’economia. Senza entrare troppo nel merito della questione, basti pensare che il consumo di un bene, ne accresce la domanda e conseguentemente aumenta l’occupazione che è legata alla sua produzione e vendita.

Meno entrate per lo stato

La terza conseguenza, per tornare alla riflessione iniziale, riguarda la percentuale ridotta di entrate per lo stato. Meno gettito significa meno risorse e quindi meno investimenti nei servizi pubblici. La tassazione sui lasciti di una famiglia servirà anche per pagare i servizi ai quali accederanno gli eredi. Se le entrate diminuiscono si investirà meno in scuole, ospedali e trasporti. Solo chi può permetterselo accederà a didattica di qualità, cure tempestive e trasporti sicuri. Gli altri vedranno peggiorare la loro condizione e tutti vivremo in una società più diseguale.

Per contrastare questo scenario allora cominciamo a parlare di tasse di successione. Tasse che devono essere riviste in vario modo, a partire dalla franchigia, dal tipo di bene trasmesso e dalla sua disponibilità. E soprattutto, così come per le tasse sui redditi, perché siano uno strumento incisivo della riduzione delle disuguaglianze devono essere progressive: tassare poco o nulla chi eredita poco, tassare molto chi riceve molto.

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