Ci sono due visioni divergenti e opposte su cosa sia l’anarchismo oggi in Italia: la costruzione giuridica nella sentenza che ha condannato Alfredo Cospito e la costruzione teorico-politica di chi di questo mondo fa parte.

Secondo la sentenza di condanna e il decreto che ha disposto per Cospito il regime detentivo del 41bis, infatti, l’uomo è parte di una struttura associativa e di una rete di cellule costituite, che insieme progettavano attentati con un unico disegno criminoso, simile in questo alle associazioni per delinquere di stampo mafioso. Inoltre, dal carcere, i testi inviati all’esterno alle riviste anarchiche erano strumenti per incitare a nuovi attentati. Per questo in molti titoli di giornali Cospito viene indicato come «leader anarchico». Invece, la galassia anarchica confuta profondamente questa ricostruzione, contenuta nelle sentenze e nelle cronache giornalistiche.

Nessun coordinamento

A smentire il fatto che Cospito sia un leader, inteso come capo formale di una cellula, è la matrice del pensiero anarchico. L’anarchia, infatti, rifiuta ogni forma di autoritarismo, sia teorico da parte dello stato che concreto di un singolo sugli altri. Ipotizzare che un membro diventi un leader sarebbe un doppio tradimento dell’idea di fondo, perchè rappresenta la caduta nell’autoritarismo interno proprio da parte di chi contro l’autoritarismo vuol fare la rivoluzione. Per l’anarchismo, la rivoluzione non è di classe o di struttura, ma tende all’unica struttura esistente, ovvero quella molecolare del singolo.

Proprio questo è considerato il punto di rottura tra l’anarchismo e il leninismo, la cui teorizzazione si fonda sul concetto di struttura, partitica o di partito armato come nel caso delle Brigate rosse. Proprio le Br, infatti, sono considerate esempio opposto all’anarchismo, in quanto partito armato strutturato, fondato sull’autoritarismo carismatico di un leader, a partire da Renato Curcio. Non a caso, a differenza delle Br che rivendicavano gli attentati per essere riconosciuti dallo stato come nemici, i movimenti anarchici non rivendicano gli attacchi.

A livello generale, infatti, l’obiettivo dei gruppi anarchici è quello di creare le cosiddette “zone di opacità”, ovvero di sottrarsi ad ogni riconoscimento e di sorveglianza statale. L’impianto filosofico che differenzia l’anarchismo da altri movimenti politici è che la rivoluzione non passa per delle istanze alternative allo stato, ma per una presa di libertà. Tradotto: l’anarchico non punta a sostituire lo stato come potere con un contropotere e dunque un modello alternativo di società, ma ad eliminare il potere in quanto tale e tutte le sue strutture.

le sigle

Il mondo anarchico, pur essendo una piccola parte della galassia extraparlamentare, è molto frammentato e ha più senso dividerlo sulla base della loro strategia d’azione che della sigla utilizzata. Tuttavia esistono in particolare due gruppi più noti, insieme a moltissime sigle localizzate all’interno dei centri sociali. La Fai, federazione anarchica italiana, è legata più alla dimensione teorica e culturale e da tempo ha escluso la violenza sia sulle cose che sulle persone come modo di agire. La Fai, federazione anarchica informale, invece, è quella a cui fa riferimento Cospito e ha come capisaldi la clandestinità, l’anonimato e l’informalità. L’obiettivo che persegue è quello di uno scontro diretto con lo stato e le sue sotto-strutture, come forze dell’ordine, banche o multinazionali, portato avanti con azioni di sabotaggio o di violenza.

Le singole cellule anarchiche, tuttavia, agiscono in modo disgiunto le une dalle altre, senza legami organizzativi proprio perchè si tratta di un mondo che non vive di riferimenti verticali o di strutture di potere interno. Di qui il termine “informale”: ci si unisce sulla base di una affinità tra militanti che condividono una singola azione, poi però la cellula si sgretola e non diventa mai una struttura stabile.

Il principio dell’anonimato anche interno, infatti, è un elemento sia teorico che pratico: più i legami si strutturano, più sono visibili anche dal punto di vista giudiziario, dunque non non si fa rete nè si crea un coordinamento. Chi frequenta il mondo anarchico colloca in questa logica anche gli attentati degli ultimi giorni: singoli anarchici o piccoli gruppi fanno un’azione dimostrativa e poi tornano nell’anonimato, senza alcuna rivendicazione specifica e senza l’esigenza del via libera di una struttura superiore, come era nel caso delle Br.

la comunicazione

Basta una rapida ricerca sul web per rendersi conto della enorme produzione di scritti anarchici: esistono moltissime testate online, alcune molto facili da trovare, altre invece più nascoste. Gli anarchici hanno una grande produzione di testi scritti e anche stampati, che circolano negli ambienti circoscritti di chi frequenta i gruppi e sono reperibili solo se si gravita in quell’area. Tuttavia, proprio perchè non esistono gruppi strutturati in senso stretto, non esiste nemmeno un meccanismo coercitivo o di causa-effetto, per cui all’incitazione di violenza di uno scritto segue l’azione di uno specifico gruppo. Per questo Cospito rifiuta il 41bis nei suoi confronti, che è stato giustificato proprio con il fatto che lui inviava dal carcere scritti da pubblicare sulle riviste anarchiche e questo è stato interpreato come un modo per dare indicazioni per nuove azioni terroristiche.

Il caso Cospito, visto il grande valore simbolico del suo caso, sta provocando un aumento di scritti sul tema della detenzione ma anche il risveglio di molte cellule, che si attivano nelle singole città dove i movimenti anarchici sono più radicati. Paradossalmente, il rischio di questo braccio di ferro con lo stato è quello di creare un martire: l’anarchismo, infatti, ha una forte connotazione memoriale e molti dei gruppi e delle cellule portano il nome di anarchici uccisi o riferimenti a date significative.

La crisi come spartiacque

In generale, il rianimarsi dell’attivismo anche con attentati gruppi italiani ha un’origine temporale. Il 2001, con il G8 di Genova, è stato un momento distruttivo sia per la galassia anarchica che per quella antagonista. Dopo quel momento, gli anarchici hanno ritrovato spinta nella dimensione No Tav, perchè hanno sostenuto in modo diretto gli scontri in val di Susa.

Parallelamente, il movimento anarchico ha avuto un forte risveglio in Grecia - in particolare nel quartiere “ribelle” di Atene, Exarchia, culla del movimento attivo sin dal dopoguerra – in concomitanza con la crisi economica che ha colpito il paese nel 2008 e lo stesso effetto si è generato anche in Italia.

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