La notte tra il 25 e 26 luglio 2019, il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega muore nel quartiere Prati a Roma, dopo essere stato colpito da 11 coltellate, di cui due fatali. A impugnare il coltello è Finnegan Lee Elder, un diciannovenne americano in vacanza in Italia, mentre è in corso anche un’altra colluttazione tra il collega di Cerciello Rega, Andrea Varriale, e Gabriel Natale Hjorth, italoamericano amico di Elder. Lo scontro è l’epilogo tragico di un “cavallo di ritorno” andato male: quella che in gergo è l’operazione che le forze dell’ordine conducono per recuperare l’oggetto di un furto. Oggi si dovrebbe concludere il processo di primo grado davanti alla corte d’Assise di Roma. I difensori dei due ragazzi, che sono detenuti in carcere a Regina Coeli dal momento dell’arresto, però, non escludono che la camera di consiglio possa proseguire ancora. Dopo oltre trenta udienze, le conclusioni della pubblica accusa e della difesa sono state opposte. Il pubblico ministero Maria Sabina Calabretta ha chiesto la condanna per omicidio volontario in concorso e dunque l’ergastolo con isolamento diurno di un mese per entrambi i giovani. Le difese hanno chiesto l’assoluzione per legittima difesa putativa, perché i ragazzi non avrebbero riconosciuto i due come carabinieri.

Nel 2019 Natale ed Elder sono due ragazzi di diciannove anni in vacanza. Vengono da San Francisco e si conoscono dalla scuola superiore, anche se non sono amici stretti e non sono arrivati insieme a Roma. Il padre di Natale è italiano e il figlio, iscritto al primo anno della facoltà di Architettura in America, viene spesso in Italia a trovare i nonni e lo zio, che vivono sul litorale romano a Fregene. Elder invece è in vacanza a Roma da solo, ha problemi di tossicodipendenza ed è in cura da uno psichiatra perché un anno prima ha tentato il suicidio. I due si incontrano a Roma il giorno prima della tragedia e la sera del 25 luglio, dopo una giornata da turisti, decidono di acquistare della cocaina. Vanno in uno dei luoghi della movida romana, piazza Trilussa a Trastevere, dove sperano di trovare immediatamente uno spacciatore. Qui incontrano uno dei personaggi chiave della vicenda: Sergio Brugiatelli. L’uomo spiega che lui non ne ha, ma dopo alcune telefonate si offre come mediatore, per accompagnarli da uno spacciatore della zona. La trattativa viene condotta da Natale che parla italiano e concorda l’acquisto di un grammo di cocaina al costo di 80 euro. Preleva dal bancomat la somma. I due americani seguono Brugiatelli a piazza Mastai, in una zona meno affollata di Trastevere, perché lo scambio è fissato in una via laterale lì vicino. La ricerca di un pusher a piazza Trilussa, però, non passa inosservata. A notarla sono quattro carabinieri non in servizio della caserma Farnese, che fotografano la trattativa tra Brugiatelli e i ragazzi, avvisano i loro colleghi in servizio Cerciello Rega e Varriale e seguono il gruppo che si avvia verso piazza Mastai. Lì Brugiatelli lascia la bicicletta e il suo zaino insieme a Elder, che si ferma in piazza, mentre lui e Natale si avviano nella via laterale per incontrare il pusher Italo Pompei e comprare la cocaina. Pompei prende gli 80 euro e Natale un pacchetto mal confezionato che lo fa insospettire, ma in quel momento arrivano due dei carabinieri in libera uscita a bordo di un motorino. Brugiatelli scappa verso la piazza, Pompei getta l’involucro sotto una macchina e, a richiesta dei carabinieri che si sono qualificati, Natale mostra cosa ha in tasca, poi fugge.

La morte

A questo punto inizia la sequenza di eventi che porta alla morte di Cerciello Rega. Natale torna da Elder a piazza Mastai e insieme scappano verso il Lungotevere, portando con loro lo zaino di Brugiatelli. L’intento è di usarlo per uno scambio, per riavere gli 80 euro dati al pusher. Brugiatelli si fa prestare un cellulare e chiama il suo numero, visto che il suo telefonino è nello zaino, e così contatta i ragazzi per riavere le sue cose. Contemporaneamente, però, denuncia il furto ai carabinieri presenti. Dopo una lunga serie di telefonate tra la centrale operativa e i carabinieri in servizio, nasce l’ipotesi di organizzare il cosiddetto “cavallo di ritorno”: l’operazione per cui la vittima di estorsione si reca sul luogo dell’incontro accompagnato dalle forze dell’ordine in incognito che, al momento dello scambio e dunque della consumazione del reato, arrestano gli autori dell’estorsione. Per organizzare la cosa, la centrale chiama la volante di Cerciello Rega e Varriale, che quella sera sono in servizio in borghese e dunque sono perfetti per l’operazione. Qui però iniziano le versioni divergenti dell’accaduto. I due fanno salire Brugiatelli in macchina e vanno in via Gioacchino Belli, nel quartiere Prati, dove i ragazzi hanno dato appuntamento per lo scambio, a cui aggiungono la richiesta anche di un grammo di cocaina. I carabinieri non comunicano il cambio di zona alla centrale e, secondo le difese, anche il protocollo dell’azione viene violato. A effettuare lo scambio, infatti, vanno i due carabinieri in borghese e non Brugiatelli, che rimane in auto. Intanto i ragazzi passano dall’hotel dove alloggiano e, prima di uscire per lo scambio, Elder prende con sé un coltello simil-militare con una lama di 16 centimetri che infila nella tasca della felpa. I due si recano all’incontro ma non portano con sé lo zaino, che viene nascosto in una fioriera poco lontana. I ragazzi si aspettano di veder arrivare Brugiatelli, a cui hanno raccomandato di venire solo. Invece, nella via deserta (sono le 3 del mattino) compaiono i due carabinieri in borghese.

Inizia la colluttazione: Varriale racconta che sia lui che Cerciello si identificano come carabinieri, i ragazzi invece negano di averlo sentito e anzi li avrebbero scambiati per due malviventi assoldati da Brugiatelli. Varriale va verso Natale e, dopo uno scontro a mani nude, il giovane si divincola e fugge. Cerciello invece attacca Elder: la dinamica viene ricostruita diversamente da accusa e difesa (secondo l’accusa lo scontro avviene in piedi e Elder colpisce al torso il carabiniere con il coltello; secondo la difesa Cerciello è sopra a Elder, il ragazzo usa il coltello per liberarsi della presa e fuggire). Particolare determinante: i due carabinieri, pur essendo in servizio, non hanno con loro la pistola di ordinanza. Dopo lo scontro, i due ragazzi scappano e tornano in hotel, nascondono il coltello nel controsoffitto della stanza e vanno a dormire. Vengono poi arrestati il giorno dopo e l’arma del delitto ritrovata. L’omicidio provoca subito una forte eco mediatica, ma le notizie sono confuse e contraddittorie, in particolare rispetto alla dinamica dei fatti. Inoltre, pochi giorni dopo l’arresto viene pubblicata dai giornali italiani e poi viene ripresa da quelli americani la foto di Natale bendato e ammanettato in un ufficio della caserma dove è stato portato dopo il fermo, contro ogni regola di condotta.

Violata consegna

Il processo si fonda tutto sulle dichiarazioni di Varriale e dei due ragazzi, determinante è il dettaglio dei tesserini: i due carabinieri li hanno o no mostrati, come sostiene Varriale? Francesco Petrelli e Fabio Alonzi, che difendono Natale, e Renato Borzone e Roberto Capra, avvocati di Elder, hanno sostenuto entrambi la linea dell’inaffidabilità del racconto del carabiniere, definito «un bugiardo». Proceduralmente le parole di Varriale, che è imputato nel procedimento militare connesso per “violata consegna”, perché era disarmato durante il servizio, devono essere non solo attendibili ma anche riscontrate con prove, invece questi riscontri mancano. Il carabiniere, inoltre, mente almeno in due occasioni: all’inizio sostiene di aver avuto con sé la pistola, invece viene dimostrato che i due militari si sono presentati disarmati all’appuntamento; poi sorgono irregolarità nella compilazione dell’ordine di servizio, compilato in ritardo e con lacune e falsi, rispetto all’identificazione di Brugiatelli.

Inoltre, rimane poco chiaro il ruolo di Brugiatelli: individuato come mediatore di una transazione per l’acquisto di droga, perché avrebbe chiesto l’aiuto dei carabinieri per recuperare lo zaino e come mai l’azione si sarebbe svolta senza coordinamento con la centrale e in modo così irrituale? Su questi punti hanno dibattuto le difese, sostenendo che i ragazzi aspettavano l’arrivo di Brugiatelli e invece sono stati colti di sorpresa da due uomini che non riconoscevano come carabinieri e si sarebbero difesi. Inoltre, la difesa di Natale ha sostenuto che la sua posizione sia diversa: lui si è limitato a divincolarsi e fuggire dopo la breve colluttazione con Varriale e non è stato provato che sapesse dell’arma di Elder. Per Elder, che ha materialmente colpito Cerciello Rega, la difesa ha invece chiesto prima di tutto l’inimputabilità per vizio di mente, viste le certificate condizioni psicologiche del ragazzo, e in subordine la legittima difesa putativa. L’accusa, invece, si è concentrata sulla dinamica dell’omicidio: la premeditazione si giustificherebbe con la pianificazione di un vero e proprio agguato da parte dei due americani, oltre che dal possesso dell’arma da parte di Elder. Sempre secondo l’accusa, dell’arma era al corrente anche Natale che avrebbe dato un contributo «consapevole e pianificato» e dunque avrebbe concorso non solo nell’omicidio, ma anche nell’occultamento dell’arma.

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