L’Italia inizia a riaprire per davvero. La cabina di regia degli esperti ha proposto al Consiglio dei ministri quello che assomiglia un ritorno alla normalità: riduzione e poi cancellazione del coprifuoco, centri commerciali aperti nel weekend, matrimoni, palestre, piscine al chiuso. Soltanto le discoteche, simbolo delle decisioni scellerate della scorsa estate, al momento rimangono chiuse. Ma tranquilli, Matteo Salvini ha già annunciato battaglia: non avrà tregua fino a quando anche quelle non saranno di nuovo aperte.

 Anche tra i tanti ancora non vaccinati c’è un comprensibile desiderio di quel mondo pre-Covid che ormai cominciava a sbiadire nei ricordi. Le stesse dinamiche le abbiamo viste un anno fa, proprio di questi tempi, la grande differenza è ovviamente che c’è il vaccino.

 Eppure, da molti segnali capiamo che è sbagliato considerare il mondo post-Covid come un ritorno al passato, molte cose sono cambiate nella struttura delle nostre soicetà, ma non sappiamo ancora bene quali o come. Dieci giorni fa gli economisti di tutto il mondo sono rimasti di sasso: gli Stati Uniti ad aprile hanno generato soltanto 260.000 posti di lavoro, Bloomberg aveva previsto un milione. Mai le previsioni erano state così sbagliate negli ultimi decenni. Nessuno è riuscito a stimare correttamente l’andamento dell’economia. Così come, pochi giorni dopo, tutti hanno sbagliato la previsione dell’inflazione americana che tra marzo e aprile è passata dal 2,6 al 4,2 per cento annuo.

Se tutti prendono cantonate sulle variabili economiche più osservate al mondo, per le quali uno zero virgola di differenza significa miliardi di profitti o perdite, figuratevi quanto è difficile prevedere come reagirà l’economia e la società italiana alle riaperture. Può andare meglio del previsto, o peggio. Finora abbiamo sempre sbagliato le previsioni per eccesso di ottimismo e per incapacità di prevedere eventi che ci spaventava anche soltanto immaginare. Meglio ricordarselo mentre parte l’esultanza per le riaperture.

© Riproduzione riservata