Avremmo dovuto prendere i soldi del Mes, ma non per risparmiare sui tassi di interesse sul debito pubblico. No, avremmo dovuto richiedere quei finanziamenti prima dell’estate perché, costretto da un blando “vincolo esterno”, il governo avrebbe iniziato a spendere qualcosa subito. O almeno avrebbe dovuto elaborare progetti in previsione della fase due della pandemia. Non ci saremmo trovati, forse, con il commissario all’emergenza Domenico Arcuri che ci informa che molti lavori per le terapie intensive partiranno a fine ottobre e che va bene così. O con il governo che convoca vertici notturni d’emergenza perché -  chi l’avrebbe mai detto? - se riapri le scuole, gli uffici e pigi come sardine i pendolari sui mezzi pubblici nel pieno di una pandemia il numero di contagi aumenta. 

Il 19 marzo del 2020 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiede dalle colonne del Financial Times di usare il fondo salva Stati Mes contro la pandemia: linee di credito a ogni stato membro dell’Ue “per combattere le conseguenze del Covid”. Più o meno, ottiene quello che aveva chiesto: il Mes ora ha una linea di credito che offre all’Italia 36 miliardi di euro a tassi vicini allo zero. A metà marzo sul mercato l’Italia pagava tassi fino al 2,3 per cento sui titoli a dieci anni. Poi gli interventi della Banca centrale europea e l’accordo tra i governi sul piano Next Generation Eu da 750 miliardi placano gli investitori e il costo del debito scende fino all’attuale 0,7 per cento. 

I soldi arriveranno comunque, pensano Conte e il Pd, non c’è bisogno di andare allo scontro con i Cinque stelle convinti che dietro il Mes ci sia un complotto dei paesi cattivi che vogliono imporre - non si sa bene perché - all’Italia austerità e miseria. Così il governo inizia a ragionare, con calma, su come spendere un tesoro da 209 miliardi che arriverà da Bruxelles tra molti mesi, trascurando il dettaglio che anche anche il piano Next Generation prevede regole, negoziati e paletti fissati non soltanto dalla Commissione europea ma pure dagli altri governi. Forse più del Mes.

Il nuovo contesto ha effettivamente reso il Mes un po’ meno conveniente di prima, se si guarda soltanto al costo del debito: possiamo trovare credito sul mercato a tassi di poco superiori. Ma se avessimo richiesto il Mes subito, dopo qualche baruffa con i Cinque stelle, probabilmente avremmo passato l’estate a fare piani di spesa per assumere infermieri, medici, comprare macchinari, le regioni avrebbero comprato le dosi extra di vaccino anti-influenzale che ora mancano. 

Avremmo dovuto prendere il Mes, insomma, non perché fosse un’occasione irripetibile ma perché questo governo si è rivelato incapace di prendere decisioni da solo con un orizzonte superiore a quello del prossimo sondaggio sulla popolarità del presidente del Consiglio. Adesso forse è tardi per la seconda ondata, col rischio che ne arrivi una terza è meglio essere previdenti. Anche con il ricorso al Mes.

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