Le concessioni sulle spiagge e quelle sugli ambulanti restano fuori dalla legge delega sulla concorrenza che sarà oggi sul tavolo del consiglio dei ministri. Durante la cabina di regia tenutasi ieri coi partiti prima dell’incontro per varare la norma, il governo ha confermato che attenderà la sentenza del consiglio di stato sui balneari e ha di fatto scelto di non scegliere.

La strategia è la stessa usata col catasto: intanto intraprendere una operazione trasparenza per sapere chi paga quali canoni. Finora sulle spiagge non disponevamo neanche di queste informazioni.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, rispondendo nell’ultima conferenza stampa a una domanda relativa alle concessioni demaniali marittime, aveva già menzionato la pronuncia del Consiglio di stato, presentandola come dirimente per le scelte normative del governo.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, rispondendo nell’ultima conferenza stampa a una domanda relativa alle concessioni demaniali marittime, aveva menzionato la pronuncia del Consiglio di stato, dirimente per le scelte normative del governo.
 

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 28 Aprile 2021 Roma (Italia) Cronaca : Protesta degli ambulanti contro la direttiva Bolkestein Nella Foto : gli ambulanti in piazza della Repubblica Photo Cecilia Fabiano/ LaPresse April 28 , 2021 Roma (Italy) News : Street vendors protest against Bolkestein directive In The Pic : the protesters in piazza della Repubblica

Nel 2006 è stata emanata la direttiva Bolkestein o direttiva Servizi, per facilitare e garantire la creazione di un libero mercato dei servizi in ambito europeo. La direttiva prevede che «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali», con «garanzie di imparzialità e di trasparenza», e non è possibile prevedere «un rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente».

Per quanto attiene alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, ciò si traduce nella necessità di fare una gara per l’assegnazione delle concessioni stesse. La direttiva è stata recepita in Italia nel 2010 ma non ha mai operato: le concessioni demaniali marittime sono state di volta in volta prorogate.

A seguito della procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea nel 2008, lo stato italiano aveva annunciato la revisione della materia, estendendo al contempo le concessioni in essere fino al 31 dicembre 2015. La Commissione aveva quindi archiviato procedura, in attesa del riordino del settore. Nel 2016 era stata disposta una proroga ulteriore, e poi ancora nel 2018 (fino al 31 dicembre 2033). Ma la riforma delle concessioni non è mai stata varata. Nel dicembre 2020 la Commissione europea ha avviato una nuova procedura di infrazione.

Su questa situazione, nel 2016 è intervenuta la corte di Giustizia dell’Unione europea, affermando che «la proroga automatica delle autorizzazioni demaniali marittime e lacuali in essere per attività turistico-ricreative, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati», è in contrasto con la direttiva Bolkestein. Quindi, l’estensione generalizzata della loro durata, disposta dalle norme italiane, viola le regole sancite dall’Unione europea.

Anche prima della direttiva, nel 2005, il Consiglio di stato aveva affermato che una procedura competitiva ispirata ai principi di trasparenza e non discriminazione si rende necessaria già solo per il fatto che la concessione di area demaniale marittima fornisce «un’occasione di guadagno a soggetti operanti sul mercato».

Le sentenze contrapposte

La pronuncia cui ha fatto riferimento Draghi è quella dell’Adunanza plenaria, alla quale il presidente del Consiglio di stato, nel maggio 2021, ha deferito due ricorsi in appello su decisioni contrastanti. Da un lato, il Tar Puglia ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui un comune ha rigettato la richiesta della proroga automatica di una concessione. Secondo il Collegio, la normativa nazionale, che prevede il regime di proroga automatica, prevale rispetto alla direttiva Bolkestein. Quest’ultima, infatti, non sarebbe autoesecutiva, cioè di diretta e immediata applicazione in quanto sufficientemente dettagliata: servirebbe invece disciplinare con legge interna, tra le altre cose, la durata delle concessioni, le procedure selettive, un eventuale indennizzo per i precedenti concessionari. Data la natura non autoesecutiva della direttiva, continuerebbe a essere applicabile la normativa nazionale. Quindi, ogni provvedimento amministrativo non conforme a quest’ultima sarebbe illegittimo.

Dall’altro lato, il Tar Sicilia ha affermato che serve ricorrere alle gare per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, come disposto dalla direttiva. Pertanto, la normativa nazionale contrastante con il diritto europeo va disapplicata da tutte le articolazioni dello stato, quindi anche dall’apparato amministrativo.

Sulla stessa linea si è espresso altresì il Tar Toscana, anche sulla base di quanto sostenuto dalla corte Costituzionale, la quale ha dichiarato illegittima la norma di una legge regionale che, prevedendo un meccanismo di rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime, le sottraeva a procedure a evidenza pubblica e consentiva di fatto «la mera prosecuzione dei rapporti concessori già in essere, con un effetto di proroga sostanzialmente automatica».

Di recente, anche il Consiglio di stato ha dichiarato che gli enti preposti al rilascio delle concessioni demaniali possono procedere «solo all’esito di una selezione tra gli aspiranti concessionari».

In una segnalazione di marzo, l’Antitrust ha osservato come l’affidamento delle concessioni tramite procedure competitive consenta la piena valorizzazione del bene demaniale delle coste italiane.

L’Adunanza plenaria

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A fronte di questo quadro variegato, l’Adunanza plenaria, è stata chiamata a chiarire, tra l’altro: se si debba procedere alla disapplicazione di una normativa interna – quella che prevede la proroga generalizzata e automatica delle concessioni demaniali – confliggente con il diritto Ue; e se la disapplicazione della normativa interna sia compito anche delle amministrazioni dello stato, inclusi gli enti territoriali.

La decisione dell’Adunanza plenaria, il 20 ottobre scorso, sarà resa nota solo tra diverse settimane.

È possibile che essa disponga il rinvio pregiudiziale alla corte di Giustizia dell’Ue, la quale sarebbe chiamata ancora una volta a esprimersi, dopo aver già bocciato le proroghe automatiche nel 2016. Altrimenti, potrebbe esserci una remissione alla corte Costituzionale.

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