Non è bastato cambiare presidente del Consiglio per risolvere i problemi che si erano stratificati durante la gestione della pandemia targata governo Conte 2. Molte decisioni continuano a essere prese in modo incrementale, con aggiustamenti progressivi, con gli stessi strumenti legislativi discutibili e con parecchie ambiguità che abbiamo qui spesso denunciato.

La drastica riduzione del rumore di fondo di una comunicazione vuota, fatta di annunci e autocelebrazioni, permette però di notare una lettura più lucida della crisi da parte di Mario Draghi e del suo esecutivo. Il messaggio generale è chiaro: la situazione è grave e non migliorerà presto. Il premier ha preso un impegno preciso, nel suo discorso di ieri: triplicare il ritmo delle somministrazioni di vaccino dalle 170.000 attuali in almeno 1694 siti vaccinali già pronti. La scarsità delle dosi non dovrebbe essere più un problema, ora la sfida è logistica.

Il lockdown quasi generale che parte lunedì, analogo a quello che dura da mesi in Francia e Germania, crea il contesto per trarre il massimo beneficio dall’accelerazione del piano vaccinale. Il contagio rallenterà mentre le iniezioni accelereranno. E’ davvero l’ultima occasione: anche i più bendisposti tra gli italiani sono esasperati, i costi sociali di queste restrizioni cominciano a diventare intollerabili anche per chi ha il privilegio di non subire conseguenze sul reddito. Per gli altri, e sono tanti, verranno usati tutti i 32 miliardi di deficit aggiuntivo decisi a gennaio che dovevano bastare per l’intero 2021.

Non è pensabile immaginare, al termine di questo lockdown, un altro ciclo di riaperture, negazionismo e nuovi contagi come la scorsa estate. Il bilancio del governo Draghi si farà molto presto, dipende da come sfrutterà questa ennesima tregua nella guerra la virus ottenuta a così caro prezzo. Questa volta c’è la possibilità di vincere, sprecarla sarebbe ancora più grave che in passato.

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