Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico è perfettamente in grado di difendersi da solo nella vicenda che riguarda il suo “aumento” di stipendio. Eppure, le polemiche che circondano la “notizia” raccontano qualcosa del rapporto del paese con la sua classe dirigente, o almeno di quella bolla che vive su Twitter.

“Poiché eccelle nel proprio ruolo, Pasquale Tridico, padre del reddito di cittadinanza all’italiana e presidente Inps voluto dai 5Stelle, si fa aumentare lo stipendio da 62mila a 150mila € annui (+ gli arretrati). Il 50% in più di quanto guadagnava il suo predecessore. Applausi”

“#Tridico si raddoppia lo stipendio, con effetto retroattivo, ma mezzo milione di italiani ancora aspetta la #cassaintegrazione! Che rendesse prima l'#INPS un ente modello e poi si aumentasse lo stipendio! Non viceversa! Ma di che stiamo parlando?”

Due tweet a caso delle migliaia che circolano. Il primo dato interessante è che le stesse persone che contestano il Movimento Cinque stelle per le sue battaglie anti-casta, quelli che hanno votato No al referendum e che sfottono le crociate sugli scontrini poi applicano esattamente gli stessi approcci. Vuoi tagliare la mia casta? Allora io chiedo di tagliare la tua!

Poi non lamentiamoci se questo degrado nell’atteggiamento verso la politica diventa egemone in Italia. È ovvio a qualunque persona di buon senso che 62mila euro all’anno è uno stipendio poco congruo con la responsabilità del più importante ente pubblico italiano. La legge prevede che nel pubblico non ci possano essere stipendi superiori ai 240mila euro, ma se quelle cifre le prende qualunque amministratore delegato di una partecipata, al massimo ci si può stupire che il presidente dell’Inps ne guadagni parecchi di meno, anche meno di alcuni suoi sottoposti.

Lo stipendio

L’altra cosa interessante che emerge da questa vicenda è che smontare le notizie quantomeno imprecise o volutamente distorte una volta innestata la polemica social è missione estenuante e destinata al fallimento, soprattutto se quelle notizie hanno la legittimazione che deriva dall’essere pubblicate su un grande giornale.

È falso per esempio che Tridico si sia aumentato lo stipendio da solo – nessun dirigente pubblico può farlo, come sanno tutti – perché è stato il governo a stabilire l’adeguamento del compenso (come si legge anche nell’articolo sotto un titolo che però dice “Tridico si alza la paga con effetto retroattivo, è polemica all’Inps”).

Così come è falso che, con un compenso di 150mila euro, Tridico guadagni il 50 per cento in più del predecessore, Tito Boeri. Se guardiamo il 2018, l’ultimo anno pieno di mandato di Boeri, il professore della Bocconi ha ricevuto 103mila euro di stipendio e 45 mila euro di rimborsi per le trasferte (è residente a Milano, Tridico a Roma): totale 148mila euro, cui Boeri sommava i 45 mila per la gestione del festival dell’Economia di Trento, regolarmente segnalati sul sito dell’Inps.

Tridico, poi, si trova con uno stipendio dimezzato perché la Lega, nel 2019 partner di governo dei Cinque stelle, impone un vice presidente in quota leghista per bilanciare Tridico, Adriano Morrone. Per evitare la paralisi, da uno stipendio da presidente ne fanno saltar fuori due, uno per Tridico e uno per Morrone.

L’aumento per Tridico ora è retroattivo, come denunciano in tanti? Sì e no, diventa efficace alla sua nomina a presidente che – per quanto sembri incredibile – è stata formalizzata soltanto oltre un anno dopo l’inizio del suo mandato, perché bisognava aspettare una riforma della gestione dell’Inps che ha ripristinato il consiglio di amministrazione, ad aprile 2020.

Anti-casta

La critica legittima agli atteggiamenti anti-casta dei Cinque stelle resta valida anche nel caso Tridico. Se guardiamo ai politici e ai dirigenti da loro nominati come erogatori di servizi (le scelte di politica e la loro esecuzione) a fronte di un prezzo (le nostre tasse), due sono gli atteggiamenti possibili del cittadino insoddisfatto.

Primo: considerare fissa la qualità del servizio, e chiedere di abbassare il prezzo – cioè il compenso per il politico o funzionario – quando la qualità è deludente. Secondo approccio: contestare la qualità, invece che il prezzo, e pretendere servizi migliori.

L’Inps, per la verità, è l’esempio che in rari casi si possono avere entrambe le cose insieme: nel giro di pochi anni siamo passati da Antonio Mastrapasqua – compensi oltre il milione, mille altre attività (Equitalia, ospedali ecc.) – a Boeri e Tridico, con meno indagini giudiziarie, meno scandali, più trasparenza e perfino alcune innovazioni rilevanti nella gestione dell’istituto di previdenza.

Se poi Tridico sia un buon presidente dell’Inps o meno può essere oggetto di un dibattito separato – su reddito di cittadinanza, gestione della cassa integrazione, pagamento del bonus da 600 euro ai parlamentari (ci sono opinioni discordi sul fatto che ne avessero davvero diritto) – ma il giudizio non sarà molto influenzato dal fatto che guadagni 62 o 150mila euro all’anno.

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