Dallo stadio Lužniki di Mosca abbiamo assistito al gran varietà del patriottismo russo nel giorno della celebrazione dell’ottavo anniversario dell’annessione (“riunificazione” per il Cremlino) della Crimea alla Federazione russa. Oltre duecento mila persone, secondo la stima del ministero russo degli affari interni, si sono radunati per festeggiare la Crimea, assistere al concerto e, soprattutto, ascoltare le parole del presidente Vladimir Putin.

Le immagini trasmesse dai media statali russi evocano un giorno di festa nazionale, di musica, di divertimento che sembrano surreali rispetto alla tragedia del conflitto, alla morte e all’assedio delle città ucraine.

La potente propaganda del Cremlino continua a rappresentare questa “operazione militare speciale” in Ucraina come necessaria “per evitare il genocidio in corso”.

L'evento trasmesso in diretta Tv e su YouTube è stato intitolato “Za mir bez nazisma! Za Rossiyu! Za Prezidenta!” (“Per un mondo senza nazismo! Per la Russia! Per il presidente!”) per diffondere nel mondo l’immagine di un paese orgoglioso dell’operazione in corso e a sostegno dell’iniziativa del presidente, che è stato accolto con un’ovazione mentre lo stadio gremito intonava cori patriottici e sventolava le bandiere russe con la lettera “Z”, divenuta il simbolo dell’invasione russa.

Dalla Crimea a Kiev

Il discorso di Putin è rivolto prevalentemente all’opinione pubblica russa e al suo esercito, incitando la folla a lodare «l’eroismo» dei militari russi e ribadendo che la Russia ha «risollevato la Crimea dal degrado e dall’abbandono, dalle condizioni pessime in cui versava». Afferma il presidente Putin: «La Crimea ha fatto la cosa giusta mettendo una dura barriera sulla strada dei neonazisti. I cittadini della penisola volevano avere un destino comune con la loro patria storica, con la Russia, e hanno raggiunto il loro obiettivo».

Nelle parole di Putin ritroviamo temi e concetti simbolici, ricorrenti e coerenti con la strategia comunicativa applicata in questi decenni. Ancora una volta Putin riprende un passaggio della Bibbia, a dimostrazione di quanto sia forte il richiamo religioso e il legame con la Chiesa ortodossa e il patriarca Cirillo: “Non c’è amore più grande di dare la propria vita per i propri amici”. La grandezza (non solo geografica) della Russia è rappresentata dall’atto eroico dei soldati russi al fronte e dai principi costituzionali che guidano l’azione politica del governo.

Come interpretare questa manifestazione pubblica di Putin? È una dimostrazione di forza o di debolezza? In questi casi, specialmente nelle analisi militari, la necessità di ricorrere a eventi così eclatanti e partecipati potrebbe indicare, in realtà, una debolezza oggettiva dell’esercito russo sul campo, come esplicitano l’intelligence americana e diverse fonti sul campo.

In chiave di politica domestica, la data del 18 marzo è stata, invece, un’occasione, voluta dal Cremlino per rassicurare la popolazione russa sull’andamento del conflitto, sulla sua legittimazione politica ed etica contro il neonazismo contemporaneo e per ribadire che «da tempo non eravamo così uniti».

E questa coesione non solo del paese, ma anche all’interno delle varie fazioni del Cremlino è stata rappresentata dagli interventi di numerosi esponenti politici tra cui il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin e la portavoce del ministro degli affari esteri, la grintosa Maria Zacharova.

Coincidenze

Un “incidente” mediatico, «a causa di un guasto tecnico al server», come riferito dal portavoce presidenziale Dmitrij Peskov, ha interrotto le parole del presidente russo che sono state sostituite dalla visione di canti patriottici all’interno dello stadio.

Trasmesso senza alcuna interruzione nelle ore successive, Putin stava affermando in quel preciso momento che «per pura coincidenza», l'inizio dell'operazione speciale (il 24 febbraio) è stato il giorno del compleanno di Fëdor Ušakov, il leggendario ammiraglio dell'era zarista, che nel 2005 è stato dichiarato dal patriarca Alessio II santo patrono della flotta di bombardieri nucleari strategici russi.

Rilassato, vestito con un golf chiaro a collo alto e un piumino blu del brand italiano di Vercelli - “Loro Piana” - del valore di un milione e mezzo di rubli (circa tredicimila euro), che maschera il giubbotto antiproiettile, Putin ha ricordato che la Russia ha fatto “risorgere i territori della Crimea” e ha espresso il seguente monito: «sappiamo esattamente cosa fare adesso, come, a spese di chi e attueremo tutti i nostri piani».

Nulla di nuovo dal fronte del Cremlino.

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