Di fronte alla invasione dell’Ucraina le dure sanzione economiche imposte alla Federazione Russa sono la risposta giusta. In presenza di crescenti tensioni internazionali l’uso delle sanzioni economiche  permette di raggiungere obiettivi strategici in modo pacifico.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento dell’uso delle sanzioni economiche da parte di Stati Uniti, Onu, Unione Europea, sanzioni che  hanno coinvolto diversi paesi tra cui Cuba, Iran, Cina, Russia, Venezuela, Iraq.

Il caso più recente è quello delle sanzioni americane contro la Cina nel 2020.  Di fronte alla volontà della Cina di affermarsi come potenza mondiale controllando lo spazio asiatico attraverso iniziative economiche di vario genere, le sanzioni hanno tentato di colpirne lo sviluppo tecnologico.

A questo si è accompagnato lo spiegamento di gruppi aero-navali nel mar Giallo per ricordare quanto grande sia la supremazia navale statunitense nel controllo delle vie marittime essenziali per il commercio cinese.

Come Roosevelt con il Giappone

La Cina però non è attualmente in conflitto  bellico con alcun  paese e se vogliamo trovare un’analogia con quanto sta succedendo oggi bisogna andare più  indietro nel tempo, al luglio 1941 quando Franklin Delano Roosevelt, di fronte all’espansione militare del Giappone in Cina, decise il congelamento dei beni giapponesi negli Stati Uniti e la  sospensione delle forniture di petrolio, forniture che rappresentavano due terzi del fabbisogno annuo giapponese. L’analogia è inquietante, perché sappiamo come è andata a finire.

Da un lato Roosevelt non  pensava che le sanzioni potessero portare alla guerra e  che un paese la cui economia era un quarto di quella americana potesse sfidare militarmente gli Stati Uniti. Dall’altro, per lo stato maggiore giapponese  e la classe dirigente imperiale questi provvedimenti ponevano questioni di vita o di morte e  tale situazione poteva essere risolta solamente con la guerra.

Cosa succederà in Russia

Le attuali sanzioni economiche avranno un impatto durissimo sulla economia russa; alcuni prevedono che si tornerà ad una situazione simile a quella degli anni Novanta che i russi chiamano smtnoe vremia, tempo dei torbidi, richiamando il periodo tra la fine del cinquecento e i primi anni del seicento quando Mosca senza un vero zar fu occupata dai polacchi.

Gli effetti principali per adesso sono la svalutazione del rublo a circa 110 rubli per dollari e circa centoventi  per euro, li blocco dell’uso da parte della banca centrale russa delle riserve, il crollo della domanda di petrolio russo sui mercati mondiali che fa sì che il petrolio russo sia venduto a sconto, la quasi totale esclusione della Russia dai mercati finanziari mondiali, l’isolamento aereo e terrestre della Russia, l’uscita dalla Russia di molte imprese straniere che nei precedenti trenta anni avevano investito notevolmente nella economia russa…

Per adesso  l’amministrazione russa ha accettato tali conseguenze, anche perché il presidente Vladimir Putin mette al primo posto nel suo agire la sfera politica, l’economia viene successivamente,ma gli avvenimenti economici hanno rilevanti effetti politici.

La situazione militare in Ucraina è una situazione di stallo e non ha ancora raggiunto il livello di una guerra totale con l’uso massiccio dell’aviazione ed un totale coinvolgimento dell’esercito russo, vengono annunciati colloqui fra le due parti.

Lo stallo ucraino 

Sarebbe probabilmente utile che i paesi occidentali segnalassero a Putin che anch’essi vogliono una fase negoziale, cessazione della ostilità e a tal fine sarebbe utile prendere una misura che controprovi la buona volontà di imboccare la strada del negoziato; per esempio ridare piena libertà di operare alla banca centrale russa.

Non è che la situazione attuale abbia fatto venir meno l’appoggio a Putin della stragrande maggioranza del popolo russo che per il settanta per cento sostiene il presidente secondo le ultime rilevazioni del centro Levada. Mai come in Russia vale il detto inglese, “right or wrong is my coutry”.

Ma bisogna evitare di dar origine ad una spirale  di provvedimenti che renda i rapporti russo - occidentali sempre più incandescenti fino a portare ad uno scontro con la Nato.

Il rischio di uno scontro più ampio, determinato da errori o casualità, è sempre presente.

Per esempio è apparsa la notizia che piloti ucraini si sarebbero recati in Polonia per prendere possesso di vecchi aerei Mig russi. Subito dopo è arrivata la smentita che annunciava che quel piano esisteva ma era era stato abbandonato.

Dopo l ‘annuncio delle sanzioni economiche il presidente Putin ha messo le forze nucleari russe in un stato dall’erta avanzato, una decisione che ha aumentato la tensione e che dimostra come le sanzioni economiche, se molto dure oggettivamente o ritenute molto dure dalla classe dirigente che ne è oggetto, possono essere equivalenti ad una dichiarazione di guerra. 


 

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