Cambia anno e cambia anche la roadmap della comunicazione di papa Francesco: nei primi giorni del 2021, il pontefice ha scelto Sportweek, Vanity Fair Italia e Vogue Italia quali tribune inusuali per esprimere le sue riflessioni sull’umanità. Il primo giro mediatico di inizio anno si è concluso con l’intervista al Tg5 trasmessa ieri sera. Il messaggio è chiaro: la chiusura del mondo, catalizzata dal coronavirus, si supera con l’apertura all’altro, perché è lì che si gioca il futuro del mondo. Giunti a quella che si spera sia la fase finale della pandemia grazie ai vaccini in distribuzione mondiale, il papa si domanda se quella tragica «assenza di confini» che ha seminato malattia e morte non possa essere trasformata in dialogo sconfinato.

Come fa spesso, Bergoglio si sforza di mostrare che non esiste una vera differenza tra mondo laico e clericale. Anzi, fa sua l’eredità del documento Inter Mirifica (4 dicembre 1963) che, all’indomani del Concilio Vaticano II, ammetteva il potenziale di una comunicazione di massa che non divide, semmai unisce. Con parole in cui tutti, credenti o meno, possono identificarsi, il papa fa leva sui valori comuni di un «popolo in cui le differenze si armonizzano all’interno di un progetto comune» (Evangelii Gaudium, 221), perché come ricordava in Querida Amazonia, un’identità è ricca solo se arricchisce gli altri.

Da ciò ha preso forma la cosiddetta enciclica laica sullo sport, apparsa sul primo numero dell’anno di Sportweek sotto forma di intervista con il direttore Pier Bergonzi. Tutto è nato a giugno scorso quando, su invito del prete maratoneta don Marco Pozza, il pontefice ha inviato un messaggio all’atleta paralimpico Alex Zanardi, ricoverato in condizioni gravissime: «Non era un messaggio rivolto solo a Zanardi, ma a tutto il mondo», spiega don Pozza, che ha poi proposto al papa l’iniziativa con Sportweek e la Gazzetta dello Sport. Lo sport secondo Bergoglio è un bagaglio di sette valori – lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di squadra, ascesi, riscatto – che tracciano un sostrato comune a tutti gli uomini. Il messaggio è senz’altro una novità nella comunicazione di un pontefice che, pur radicandosi in una visione cristiana del mondo, la trascende per permettere a ciascuno di identificarvisi: «Questo è l’anno delle Olimpiadi di Tokyo 2020, celebreremo i 125 anni dalla nascita delle Olimpiadi moderne: lo sport diventa la grammatica per interpretare la vita di tutti i giorni, il modo migliore per incamminarsi verso una ripartenza comune», sottolinea don Pozza.

Ritrovare la relazione

E se allo stop del 2020 segue la ripartenza del 2021, la differenza la fa la marcia da ingranare. Nei discorsi pronunciati lo scorso anno, il papa ha denunciato la solitudine del nostro mondo, un male latente che la pandemia ha solo esacerbato. Ora il suo appello è quello di superare tutto questo con un linguaggio che vada in profondità per ritrovare la relazione. È questo il senso della copertina di Vanity Fair Italia: un Bergoglio circondato dal motto “Fratelli e sorelle”, che non è più l’algido titolo di un’enciclica d’altri tempi, ma un invito urgente e universale, tanto da esser tradotto in tutte le lingue. La scelta di indirizzarsi non solo ai membri della chiesa ma a tutti gli uomini rende ragione dell’assenza di riferimenti espliciti a Cristo, che sarebbero scontati in una lettera indirizzata al mondo laico. Il messaggio del pontefice alla rivista è, comunque, una rielaborazione della benedizione urbi et orbi dello scorso Natale. Per papa Francesco quando si decide di percorrere la strada assieme, non esistono compromessi al ribasso, ma si mette in gioco la propria identità per intero. La sua lettera a Vanity Fair si spoglia del linguaggio militante di un leader religioso per fornire una base d’azione comune per un dialogo autentico e inclusivo. «Sua Santità aveva ricordato che da una crisi come questa non si esce uguali, ma migliori o peggiori. Io non so veramente se ne usciremo migliori, ma so di certo che dobbiamo fare tutto il possibile per non ritrovarci peggiori», scrive il direttore Simone Marchetti nell’editoriale di apertura. Come la metafora della barca serviva a tracciare il mondo nei marosi della pandemia, così il virus diventa allegoria negativa dell’individualismo da superare: «Il successore di Pietro ha invitato a curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, dell’emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli», ha scritto Andrea Tornielli nel suo contributo all’interno del settimanale.

Anche su Vogue

Riconoscere la situazione che stiamo vivendo apre il passo a contesti molto più ampi in cui spendere il proprio impegno. È il messaggio papale sottinteso nelle parole di padre Antonio Spadaro pubblicate sul primo numero dell’anno di Vogue Italia: «Papa Francesco ripete spesso che tutto è connesso: il mondo è un tessuto di fili, e senza legami non c’è vita», spiega il direttore Emanuele Farneti, che facendo del primo numero di Vogue una dedica al mondo animale, lancia la sfida a una visione antropocentrica vorace: «Credo che, persino per un giornale di moda!, parlare di animali ignorando il messaggio di Francesco sarebbe oggi impossibile», dice Farneti. «Questo mese volevamo proprio raccontare questa rete di legami, di cui l'uomo non può pretendere di essere il fulcro. Volevamo fare un esercizio per mettere alla prova la prospettiva antropocentrica. E farlo utilizzando diversi linguaggi: la scienza e la biologia servono ma non sono sufficienti. Abbiamo provato così a far parlare la poesia e le emozioni. Ed è stata davvero una grande soddisfazione che a questo discorso abbia partecipato, attraverso il racconto di Spadaro, anche la parola di Francesco. Parola ancora una volta capace di un messaggio universale di apertura ed inclusione che, si parva licet, sono le grandi sfide che anche la moda, mondo tradizionalmente legato alle élite, ha messo al centro del suo processo di crescita».

In tre forme diverse, il papa ha, così, lanciato un invito rivoluzionario al mondo laico di fronte alla madre di tutte le tentazioni: la normalità del conflitto. Non è casuale che il tema scelto per la celebrazione del primo messaggio papale del 2021 sia orientato alla “cultura della cura come via per la pace”. A livello concreto, un traguardo sarà raggiunto il prossimo 22 gennaio, quando entrerà in vigore il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, su cui Bergoglio si è tanto speso. Un piccolo passo per dare una rotta umana al mondo che verrà.

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