I teatri chiudono, ancora una volta. Domenica pomeriggio la notizia delle nuove regole arriva anche al teatro Piccolo di Milano, dove Paolo Rossi è in scena, per l’ultima volta, con Pane o libertà, uno spettacolo scritto nei giorni del lockdown. Fuori si è radunata una piccola folla di persone, per dare sostegno ai teatranti in un momento così difficile. «Io sono abituato al teatro d’emergenza», dice Paolo Rossi. Improvvisa un dialogo con il pubblico, diventando idealmente portavoce di tutti i lavoratori del settore: «Non ci hanno mai tenuto in considerazione. La cultura in questi ultimi trent’anni in Italia è stata violentata. Bisogna ripartire dalle strade, dalle piazze e dai cortili».

«La mascherina è importante, ma la cultura non è da meno: perché ti dà quell’equilibrio psicologico per capire cosa succede – dice Paolo Rossi –. Anche a noi a volte sul palco spariamo cazzate. Ma meno di quelli che hanno la responsabilità di decidere».

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