«No all’estrema destra», per prima cosa: barrage, e cioè barriera, contro Marine Le Pen presidente; una barriera fatta di banchi e aule affollate, felpe larghe e cori antifascisti. Ma anche «basta con le politiche liberiste di destra di Emmanuel Macron». Gli studenti che stanno protestando in Francia si muovono dentro uno spazio stretto: tra il primo e il secondo turno delle presidenziali, tra una Le Pen per loro indigeribile e un presidente in carica che non recepisce le loro istanze. Venerdì pomeriggio entrambi i candidati al ballottaggio, sia il presidente in carica che la leader del Rassemblement national, hanno condannato in sinergia le proteste dei ragazzi. La nouvelle vague, la nuova ondata di proteste, non comincia né finisce con l’occupazione dei luoghi simbolo dell’accademia francese. 

Il presidio pacifico alla Sorbona è stato sciolto per non prestare il fianco a violenze, mentre nelle aule di Sciences Po occupate hanno fatto irruzione gruppi studenteschi di estrema destra: «Visto che non lo fa lo stato, prendiamo noi le cose in mano. La disoccupiamo noi, Sciences Po!». Atti squadristi che chiariscono il clima di tensione politica nel quale l’estrema destra prova da tempo a trascinare anche le università. Ma le assemblee, le iniziative di protesta pacifica, le mobilitazioni sindacali studentesche, continuano nelle piazze e nelle aule. Questo venerdì anche l’Ècole des hautes études en sciences sociales (Ehess) ospita una mobilitazione, e poi ci sono strade e piazze. «Ogni volta che è un governo di estrema destra ad andare al governo, i diritti arretrano. Noi reclamiamo il nostro futuro», dice la presidente dell’unione nazionale degli studenti di Francia (Unef), Imane Ouelhadj. 

Dalla Bastiglia alla Sorbona

Già alla vigilia delle elezioni, in un’affollata piazza della Bastiglia, attivisti per il clima, per il diritto alla casa, per la giustizia sociale, hanno rivendicato rappresentanza. 

Domenica 10 aprile il candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon è quello che è riuscito a entusiasmare di più i giovani e a catalizzare il loro voto: tra i 18 e i 34 anni, uno su tre ha scelto lui. Ma il 22 per cento incassato dal leader della France insoumise non basta, anche se per poco, ad andare al ballottaggio; e a sfidare il presidente in carica sarà Le Pen, con il 23 per cento. A risultati assodati, sono cominciate le iniziative spontanee di occupazione in alcuni campus: a Paris 8, già l’11 aprile i ragazzi si sono organizzati.

Nel giro di poche ore la mobilitazione è arrivata nei luoghi simbolo dell’accademia francese. Mercoledì, i ragazzi hanno organizzato una «assemblea antifascista» dentro la Sorbona, e nel pomeriggio di quello stesso giorno Paris 1 è stata occupata dagli studenti di questa e di altre università.

«Non mettiamo sullo stesso piano Macron e Le Pen: per noi il primo obiettivo di queste proteste è fermare l’estrema destra», dice Elisabeth Abanda Ayissi, portavoce dell’Union nationale des étudiants de France. «Ma molti di noi sono spaventati dai risultati del primo turno, perché Le Pen è indigeribile, però siamo molto critici verso Macron». Abanda Ayssi si riferisce alle «politiche liberiste e di destra messe in atto dal presidente»: gli studenti che protestano «sono molto più progressisti». 

Presi di mira dall’estrema destra

Nella notte tra giovedì e venerdì, gli ultimi occupanti sono stati sgomberati. Sui social circolano le immagini del confronto tra studenti che protestano e polizia. 

Abanda Ayissi riferisce che «quando la polizia è intervenuta per far uscire le ultime persone rimaste, la maggioranza degli studenti aveva già votato per sciogliere l’occupazione e se n’era andata: non volevamo dare spazio a derive vandalistiche che non rappresentano lo spirito pacifico della gran parte degli studenti». A Sciences Po le proteste pacifiche sono state prese di mira da gruppi di estrema destra. Giovedì, alla facoltà di scienze politiche occupata hanno fatto irruzione tre gruppi studenteschi vicini a Éric Zemmour e al Rassemblement national di Le Pen. La Cocarde étudiante, l’UNI e Génération Zemmour, di dichiarata ispirazione neofascista, hanno fatto squadra e lanciato il repulisti violento delle proteste. Lo si può leggere anche nei tweet dei gruppi stessi. La Cocarde étudiante scrive: «Di fronte all’inazione della direzione e dello stato, abbiamo preso noi le cose in mano. Ci prenderemo cura noi, di sgomberare l’occupazione di Sciences Po».

Macron, Le Pen. Cosa succede ora

Gli appuntamenti si susseguono comunque sotto forma di assemblee e proteste di piazza. Questo venerdì pomeriggio gli studenti dell’École des hautes études en sciences sociales (Ehess), altro baluardo della cultura, si riuniscono in assemblea per discutere del «movimento di mobilitazione studentesca innescatosi questa settimana in reazione ai risultati del primo turno». Intanto il sindacato dei dottorandi dell’Ehess si dà appuntamento per martedì a mezzogiorno. «La scelta tra una destra fascista e una destra fascistizzata è ormai diventata un rituale per le nostre istituzioni; una fa la guerra razzista, l’altra attacca i precari, le due cose sono collegate anche se cambia l’intensità con cui si esprimono». Gli appelli a «mobilitarsi» e a «discutere del nostro futuro» si moltiplicano, come pure le manifestazioni in città.

A tutto questo, Macron e Le Pen rispondono questo venerdì con un coro unanime di condanna.

(Emmanuel Macron. Foto AP)

Il presidente in carica «contesta fortemente» chi lo contesta: «Sono nel campo repubblicano, io», dice rispondendo a chi critica anche lui oltre all’avversaria. «E poi, se ci si mette a contestare le regole, diventa l’anarchia!». Macron dice che «bisogna accettare di scegliere qualcosa che non è esattamente ciò che si ha in mente, ma che gli si avvicina di più». Anche la candidata di estrema destra Marine Le Pen attacca chi protesta, e lo fa ergendosi a tutrice della democrazia. «Siamo un paese che ha la gran fortuna di avere un sistema democratico, questi ragazzini la democrazia dovrebbero imparare a rispettarla». 

Questo sabato si tiene la consultazione online promossa da Jean-Luc Mélenchon, che ha chiarito con fermezza: «Nessun voto a Le Pen!». Gli elettori potranno indicare la strada preferita tra il voto per Macron, l’astensione e la scheda bianca. 

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