Olaf Scholz aspetta. È tutto quello che può fare fin quando Verdi e liberali hanno trovato una linea comune sulle trattative per la formazione del nuovo governo tedesco. Ma aspettare il momento adatto è una delle tante qualità che il candidato cancelliere socialdemocratico ha affinato in quarant’anni di attività politica e una di quelle che faranno la differenza quando si entrerà nel merito del contratto di governo. Ne ha dato prova anche in campagna elettorale: quando tutti lo davano per politicamente morto e sorridevano con sufficienza della suacandidatura, lui ha tenuto duro e ha dato appuntamento a tutti il giorno delle elezioni. E quel giorno alla fine ha portato a casa il miglior risultato di tutti i partiti in corsa, riuscendo ora ad ambire alla cancelleria.

Anche nella sua carriera politica nei socialdemocratici ha dovuto aspettare a lungo nell’ombra prima di poter conquistare il centro della scena. A lungo numero due in diverse vesti, ha astteso per molto il suo turno, che adesso è arrivato.

Lo dimostrano innanzitutto i numeri: secondo un sondaggio dello Spiegel due terzi della popolazione tedesca vorrebbe vedere Scholz come prossimo cancelliere, solo il 24 per cento vedrebbe meglio Laschet per questo incarico. Il dato si conferma anche per gli elettori liberali: il 45 per cento preferirebbe vedere il ministro delle Finanze uscente come nuovo cancelliere. Non è un dato scontato, e anche in questo caso Scholz raccoglie i frutti di un lavoro a lunghissimo termine. Il consenso degli elettori liberali gli farà infatti da stampella quando arriverà il momento di sedersi a un tavolo con Christian Lindner, l’ambizioso leader della Fdp che mira a portare a casa le più ampie concessioni possibili soprattutto in tema di fisco e spesa pubblica. Anche il fatto che punti a essere il successore di Scholz al ministero delle Finanze non è un segreto. Ma quando il quarantaduenne si troverà di fronte il leader socialdemocratico la sua strada non sarà per niente in discesa. Scholz gioca al gioco detempo dell’astro nascente liberale e non mancherà di farglielo pesare.

Non perderà poi occasione di far sapere a tutto l’elettorato e il pubblico dei commentatori che il miglior candidato a dirimere la nuova confusione nel panorama politico tedesco è proprio lui.

Aspettare il momento

Al di là delle apparenze, Scholz è il meglio equipaggiato per gestire delle trattative così complicate: a differenza di Annalena Baerbock, che non ha mai governato nemmeno a livello locale, e di Armin Laschet, che ha guidato un Land come la Renania settentrionale-Westfalia dove la Cdu ha sempre avuto parecchio consenso, Scholz calca il palcoscenico federale da decenni e ha vestito più o meno tutti i panni che mette a disposizione la politica tedesca.

Al di là dei numerosi ruoli ministeriali e interni al suo partito che ha ricoperto, si è trovato spesso a gestire situazioni spiacevoli, ha tenuto posizioni anche contraddittorie e ha saputo reinventarsi tutte le volte.

Per riconquistarsi i favori dell’elettorato di sinistra dopo aver sostenuto delle riforme tutt’altro che socialdemocratiche Scholz ha impiegato vent’anni: un’altra dimostrazione che il candidato socialdemocratico oggi sessantatreenne gioca a lunghissimo termine, ma riesce sempre a portare a casa il proprio obiettivo. In questi vent’anni, oltre che promotore di una dolorosa riforma del sistema del welfare tedesco, Scholz è stato anche ministro delle Finanze e numero due di Angela Merkel.

Due esperienze che il giovane liberale dovrebbe tenere d’occhio, perché in tema di ossessione tipicamente conservatrice per il pareggio di bilancio nessuno è più credibile di Scholz. È vero, ha anche messo la firma sugli eurobond alla base di Next Generation Eu, ma solo qualche anno fa era il degno successore di Wolfgang Schäuble, il più rigido dei cristianodemocratici in fatto di debito pubblico. Insomma, Scholz in passato è stato qualsiasi cosa, ed è riuscito non solo a diventare subito dopo l’esatto contrario, ma anche a risultare comunque credibile. Sfidare un giocatore con questa esperienza non sarà facile né per Lindner né per i Verdi.

Esperienza nelle trattative

Dalla sua ha anche un’imperturbabilità caratteriale tipicamente anseatica: il candidato socialdemocratico appare pressoché impermeabile a qualsiasi critica e non teme risposte laconiche al limite dell’arroganza. A Scholz, poi, non manca la resistenza nelle trattative: durante la prima grande coalizione è stato ministro del Lavoro, un lavoro non semplice negli anni in cui bisognava vendere il pacchetto di riforme del mercato dell’impiego ai sindacati tedeschi, interlocutori non proprio noti per la loro tenerezza.

Nessuno dei suoi potenziali partner, di cui pure ha bisogno, ha un’esperienza minimamente paragonabile su questo genere di cose.

Poi, se anche dovesse finire per fare delle concessioni su questioni che stanno più a cuore alla sinistra del suo partito, Scholz saprà difenderle anche internamente.

Nella sua lunga esperienza di vice, le volte in cui ha dovuto incassare colpi per difendere il leader non si contano più. Con la prospettiva di riprendere in mano la guida del paese dopo sedici anni di subalternità, però, è probabile che la Spd si trasformi a immagine e somiglianza del suo leader, mostrandosi più flessibile soprattutto in queste prime settimane di trattativa.

Ma più d’ogni altra cosa, a fare da carburante a Scholz sarà la sua ambizione. Ha aspettato per troppi anni per non tentare ogni strada per chiudere un accordo che dia il via a questo governo. Costi quel che costi.

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