Matteo Salvini, da tre anni, dà sempre la stessa risposta. «Che fine hanno fatto i 49 milioni della Lega? Semplice: sono stati spesi».

Anche se l'ex ministro dell'Interno non mentisse, e se i magistrati di Genova e Milano non trovassero i presunti fondi neri o conti segreti a Panama o in Svizzera, la questione dei conti del Carroccio non può essere elusa con una battuta. Perché né Salvini né i suoi uomini hanno finora chiarito in che modo la Lega Nord avrebbe dissipato decine di milioni di euro dei rimborsi elettorali “truffati” agli italiani.

Il sospetto dei magistrati è che, per salvaguardare la cassaforte dal rischio di un sequestro forzoso da parte dei giudici, i dirigenti apicali e i commercialisti a libro paga del partito avrebbero svuotato i conti intestati alla Lega Nord, sparpagliandoli in mille rivoli che avrebbero – di contempo – arricchito professionisti e imprenditori vicino al movimento.

Grazie a carte inedite della procura di Milano (che ha arrestato la settimana scorsa tre commercialisti del partito, Andrea Manzoni, Alberto Di Rubba e Michele Scillieri, accusati di peculato e turbativa d'asta) e nuove relazioni dell'Antiriciclaggio è ora possibile far luce su una parte consistente delle spese misteriose del Carroccio.

L'elenco di alcuni allegati della Uif che elencano tutte le uscite di conto leghista tra il 3 gennaio 2017 e il 4 settembre 2018 è sterminato. Andiamo con ordine. Qualche giorno fa Domani ha dato conto di uscite a favore di deputati e senatori leghisti per oltre 600 mila euro. Movimenti contabili che, secondo gli investigatori della Uif, nasconderebbero «giri di fondi finalizzati alla fruizione di sgravi fiscali». Secondo l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti l'antiriciclaggio avrebbe però preso un abbaglio: i bonifici dalla Lega ai suoi parlamentari sarebbero legati alla semplice «restituzione di prestiti infruttiferi», fatti dai parlamentari a un partito in crisi di liquidità.

Spulciando la lista dell'Uif spunta, adesso, anche il nome di Matteo Salvini: il segretario riceve infatti dalla Lega una somma totale di 24.414 euro. L'allegato non specifica, in questo caso, la causali dei bonifici, e dunque non sappiamo il motivo di tali versamenti. «Di sicuro», spiegano dall'ufficio stampa del Carroccio, «Salvini non prende nemmeno un euro per le sue cariche nel partito».

È invece certo che dal conto della Lega Nord fuoriescono la bellezza di oltre 13 milioni di euro in poco più di un anno e mezzo. Oltre un milione finisce in stipendi ai dipendenti e trattamenti di fine rapporto, altri soldi agli autisti di Umberto Bossi e a segretarie. Sono altre, però, le voci di spesa che impressionano. E riguardano, in primis, le somme che la Lega gira ai commercialisti arrestati.

Scillieri, l'uomo che a metà 2018 offre la domiciliazione legale del suo studio in una piccola via di Milano per il nuovo partito “Lega per Salvini premier” ha sempre detto che lui, con la Lega, non ha mai avuto nulla a che fare: «Ho fatto solo un piacere personale a un collega, Andrea Manzoni. Ho accettato la domiciliazione, ma volevo tenermi totalmente fuori a livello politico, operativo e finanziario», disse nel 2018. Mentiva: nel 2016 ha infatti incassato dalla Lega Nord un bonifico da 25 mila euro, e il 26 giugno 2018 (due settimane prima dell'intervista negazionista data al “Corriere della Sera”) altri 64 mila euro.

Il commercialista ora è ai domiciliari per l'affaire della Lombardia Film Commission, perché accusato, insieme a Di Rubba e Manzoni, di aver drenato fondi pubblici della regione Lombardia attraverso la compravendita (gonfiata) di un capannone della fondazione finanziata dal Pirellone. «Il mio assistente confida nella giustizia», ha detto l'avvocato di Manzoni Piermaria Corso. Un celebre professore ordinario di procedura penale e – si scopre leggendo le tabelle Uif – finito nella tabella Uif che segnala i bonifici in uscita da un conto di Intesa della Lega Nord: risultano uscite a favore di Corso per oltre 71 mila euro, sempre nel medesimo periodo 2017-2018. Probabilmente legittime parcelle legali, come quelle (da 259 mila euro secondo i dati l'Uif) riscosse da Claudia Eccher, pure avvocato personale di Salvini.

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Gli emolumenti a Scillieri sono però poca cosa rispetto a quelli percepiti direttamente o indirettamente da Manzoni e Di Rubba. Dal 2016 alla fine del 2018 lo studio Dea (la società che gestiva il vecchio studio dei due professionisti) ha infatti ottenuto dalla Lega Nord più di 600mila euro. La Sdc srl, ossia l’azienda che ha beneficiato dei soldi pubblici dell’affare Lombardia film commission, ufficialmente non di proprietà dei due amici ma fondata con capitale sociale dello studio Dea, ha preso da Radio Padania nello stesso periodo 368 mila euro. La somma totale supera 1,6 milioni di euro in due anni di prestazioni professionali varie.

Non è tutto. La Pontida Fin, la società del Carroccio proprietaria della sede storica di Via Bellerio a Milano, del pratone omonimo dove ogni anno si svolge il raduno dei militanti e delle sedi locali, ha ricevuto dal partito oltre 2 milioni di euro. Parte dei soldi arrivati dal Carroccio alla controllata Pontida (e amministrata dal solito Di Rubba) è stata infatti girata alla Barachetti service. Una srl controllata da Francesco Barachetti (anche lui indagato per concorso in peculato) che si occupa di manutenzione edile e riparazioni idrauliche, e che è diventato il fornitore abituale del partito di Salvini: dai documenti bancari tra il 2016 e il 2019 il partito e le società della Lega gli hanno versato, in totale, oltre due milioni di euro.

Ma Di Rubba è anche il socio di maggioranza di “Non Solo Auto”, una società di noleggio auto che nel 2017 vantava un fatturato di 268 mila euro. Ora, grazie ai nuovi dati dell'antiriciclaggio, scopriamo che le fortune strabilianti della srl sono merito quasi esclusivo alle commesse dei leghisti: in due anni la Lega Nord e le società del partito hanno girato all'azienda ben 580 mila euro, a cui vanno aggiunti due bonifici da quasi 200 mila euro tra il 2018 e il 2019 arrivati da Lega per Salvini premier.

Denaro fuoriesce a vagonate dai conti del carroccio anche a favore della Cpz, una società di Marzio Emiliano Carrara. Ex socio di Di Rubba, Carrara fa volantini e manifesti elettorali: ha ottenuto dalla Lega Nord nel 2017 e nel 2018 oltre 800 mila euro e, da un altro conto del nuovo partito, 1,1 milioni di euro. Un altro stampatore, Fabio Massimo Boniardi, risulta avere avuto bonifici per almeno 40 mila euro: imprenditore e deputato leghista dal 2018, i suoi uffici sono stati perquisiti a fine agosto su mandato dei pm di Genova.

Altri milioni di euro vengono, infine, spesi per la propaganda, da Radio Padana alla società dello spin-doctor Luca Morisi, fino alla Mc che edita il sito “Il Populista”. Citando l'ex direttore di una filiale di Ubi Banca Marco Ghilardi, si tratta davvero di «movimenti di soldi mai visti prima». O meglio «una montagna di soldi», come ha detto, intercettato, il commercialista Scillieri.

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