Dopo l’insediamento del governo guidato dalla premier Giorgia Meloni è il momento per i partiti di superare i dissidi interni e ripartire. È questa la richiesta dell’esponente di Forza Italia Giorgio Mulè che chiede le dimissioni da cariche di partito da parte di chi ha anche un ruolo all’interno del governo come il coordinatore azzurrino Antonio Tajani, attuale ministro degli Esteri.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Mulè afferma che il partito si è spaccato internamente tra gli scettici e i governisti, tra chi stava con Tajani e chi con Ronzulli. «Ci sono state frizioni fra chi si riteneva iscritto a una fazione e chi all'altra. Ma qui non c'è da fare un dibattito, un congresso alla maniera del Pd. Io credo che durante la formazione del governo molti abbiano messo sul tavolo esperienze, storie personali, legittime aspirazioni che sono state trascurate. Ma non è più il tempo di recriminare, né di cercare vendette. Rilanciamo l'azione del partito, invece, ricollocandoci sul territorio», ha detto Mulè.

Dopo Paolo Zangrillo, per Mulè anche il ministro Tajani e la ministra Bernini dovranno fare un passo in dietro rispetto alle cariche di partito che hanno. «È una riflessione che devono fare e risolvere. Ci sono interventi sulla spina dorsale del partito ormai indefettibili. Berlusconi è il primo a saperlo». Tuttavia, non saranno i forzisti la spina nel fianco del nuovo governo. «Non ci esimeremo dal sollecitare la riforma della giustizia civile e penale, la separazione delle carriere, nuove norme del Csm, delegificazione. Non sono priorità di FI, ma di tutto il centrodestra: è giusto tenerlo a mente», ha detto Mulè.

Sulla vicenda delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi nei confronti di Putin e il suo attacco a Zelensky, definito provocatore della guerra in Ucraina, ha detto: «Berlusconi soffre nel vedere un Putin diverso da quello conosciuto 20 anni fa. Ma vedrete, sarà uno dei protagonisti nel trovare la via della pace, partendo dai diritti ucraini». 

Ma Berlusconi è colui che sta spingendo per avere il filorusso Valentina come sottosegretario alla Farnesina. «Valentini è apprezzato dagli Usa a Israele, dalla Russia al Medio Oriente. Aveva rapporti con l'ambasciata di Mosca, è vero, ce li ha ancora? Io so solo che ha qualità e cultura per svolgere un eccellente compito alla Farnesina», assicura Mulè.

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