«Gli Stati generali sono stati il primo passo verso la decapitazione di Luigi XVI». Il commento di un deputato del Movimento 5 stelle lascia poco spazio a fraintendimenti sull’entusiasmo che incontra il progetto del primo congresso pentastellato, che di fatto istituzionalizza definitivamente il Movimento di Beppe Grillo.

Sabato e domenica va in scena l’appuntamento che dovrebbe riformare regole e meccanismi interni dei Cinque stelle. Ma i parlamentari che spiegano gentilmente di essersi totalmente disinteressati sono più di quanti ci si aspetterebbe di fronte a un evento di portata nazionale ampiamente promosso dai vertici.

Al weekend conclusivo si arriva dopo un lungo processo d’avvicinamento che ha coinvolto gli attivisti e i delegati regionali che hanno raccolto in documenti di sintesi le tematiche care ai territori. Già su questa procedura, però, non c’è accordo. «Gli attivisti non sono rimasti soddisfatti di quanto è stato messo su carta, molti già lo contestano», spiega un altro deputato.

Il percorso

Ma quel che più preoccupa i portavoce è il risultato finale della due giorni: dopo il lavoro dei tavoli tematici e gli interventi dei trenta big votati su Rousseau, dal congresso dovrebbe uscire un documento di sintesi nazionale che raccolga gli spunti dei territori e i discorsi dal palco.«Non è mai stato messo nero su bianco in che modo si arriva alla stesura del documento finale», dice il parlamentare.

Insomma, mentre i facilitatori nazionali, che nell’organigramma del Movimento dovrebbero seguire e coordinare i lavori sulle diverse aree tematiche, raccolgono il materiale e lo analizzano, i parlamentari e gli attivisti si sentono esclusi. Sulle chat interne corre addirittura il sospetto che il documento finale possa essere già scritto e che tutto l’evento possa mascherare una riorganizzazione attraverso «qualcosa di utile», un compromesso ben formulato da dare in pasto al voto su Rousseau, forse lontano dai valori fondanti del Movimento su alleanze e limite dei mandati, ma comunque digeribile per gli attivisti.

«Chi parla male del Movimento dall’interno ha interesse a farlo per potersene andare o essere espulso», dice un eurodeputato. Che spiega che i territori si sono sentiti abbandonati dagli eletti, ma che le centinaia di ore di riunioni su Zoom per stendere i documenti regionali avrebbero rasserenato gli animi. Il messaggio che si vuole veicolare è che con questa ripartenza, che dovrebbe essere condivisa, le nuove regole andranno rispettate e che non ci sarà tolleranza. Un avvertimento che mette un punto anche a una vicenda che pesa sul gruppo pentastellato europeo ormai da giorni, quella del deputato Piernicola Pedicini, a cui è stato recapitato, dopo l’ennesimo voto in dissenso dal gruppo, l’invito a non intervenire alla kermesse del fine settimana.

Rischio Dibba

L’altra incognita dell’appuntamento di sabato e domenica è Alessandro Di Battista. Fa parte dei trenta oratori della domenica (parleranno anche Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, votati dagli iscritti, che hanno avuto due giorni per scegliere chi dovesse intervenire) insieme alla sua fedelissima Antonella Laricchia, candidata sconfitta del Movimento alle regionali in Puglia e a Elisabetta Trenta, l’ex ministra della Difesa, che pur non facendo ufficialmente parte dei confidenti del grillino guarda alle sue istanze con simpatia. Istanze che, stando a quanto raccolto dai delegati regionali, sono anche quelle più importanti per gli attivisti: «Sono quelle che all’inizio distinguevano il Movimento dagli altri partiti», dice uno di loro. Quelle delle origini, il limite dei due mandati (con la possibilità di svolgerne un terzo nel proprio comune) e il no alle alleanze.

Un palco a Di Battista nel Movimento non si può negare, ma i parlamentari guardano al suo intervento con un misto di noia e preoccupazione: «Dirà che il Movimento ha preso una brutta piega partitica e che l’alleanza di governo è stata drammatica, ma non romperà, anche perché il 95 per cento del partito continua a piacergli», dice un senatore. Insomma, una situazione in cui Dibba non ha nessun interesse a strappare, ma può mettere sul tavolo il peso degli attivisti. Intanto, un monito indirizzato proprio all’ex deputato arriva anche da Bruxelles: «Non è il momento di individualismi e prime donne, mi aspetto solo interventi unitari».

 

© Riproduzione riservata