Bond piazzati sul mercato finanziario internazionale costituiti anche con profitti di imprese legate alle cosche della mafia calabrese, la ‘ndrangheta. La notizia è stata pubblicata ieri dal Financial Times. L’inchiesta del quotidiano britannico si basa su documenti bancari riservati che rivelano le strategie finanziarie dei clan calabresi.

Già in passato gli investigatori antimafia avevano individuato professionisti che hanno permesso alla ‘ndrangheta di speculare sul mercato azionario. In questo caso si tratta di prodotti finanziari venduti da una società del Lussemburgo, acquistati anche da istituti di credito di un certo rilievo come Banca Generali, come ha scritto il Financial Times.

Analizzando altri documenti ufficiali dell’Unità informazione finanziaria (Uif) - l’autorità antiriciclaggio di Banca d’Italia - si scopre qual è il clan della ‘ndrangheta che ha fiutato l’affare e il nome della società coinvolta nella cartolarizzazione.

Si tratta della R Group: sede a Lamezia, tuttora attiva e in rapporti economici con le aziende sanitarie del territorio calabrese.

Nel rapporto dell’Uif si legge che le fatture entrate nel pacchetto finanziario - poi venduto tra gli altri anche a Banca Generali - provengono da una impresa di Lamezia Terme connessa alle famiglie Putrino e Strangis, coinvolte nell’inchiesta antimafia della procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, nota come “Quinta Bolgia”. Un’indagine del novembre 2018, con 24 persone arrestate e beni sequestrati per 10 milioni di euro, che ha svelato gli interessi della cosca Iannazzo-Cannizzaro nelle attività collegate alla sanità: onoranze funebri, forniture di materiale sanitario e servizio ambulanze.

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Tra gli arrestati ci sono anche membri delle famiglie Putrino e Strangis, sempre di Lamezia Terme. Sono due cognomi poco conosciuti nel panorama della mafia calabrese, ma connessi ai più noti clan di Lamezia: Iannazzo e Torcasio. Negli atti dell’inchiesta “Quinta Bolgia” emerge il ruolo di Pietro Putrino, che tramite contatti politici era riuscito ad accaparrarsi alcuni appalti con le aziende sanitarie. In questo filone, tutto politico, era stato indagato anche l’ex parlamentare e sottosegretario del governo di Silvio Berlusconi, Giuseppe “Pino” Galati. Il politico ha ottenuto l’archiviazione, mentre per Putrino e altri 14 la procura di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio.

A Galati i pm contestavano tra le altre cose un incontro avvenuto all’aeroporto di Lamezia con Putrino e il suo braccio destro Vincenzo Torcasio per parlare di una gara d’appalto. Cosa c’entra tutto questo con l’affare dei bond svelato dal Financial Times?

C’entra perché l’azienda coinvolta nell’operazione finanziaria è, secondo i documenti dell’antiriciclaggio, collegata a questo gruppo di ‘ndrangheta. La R Group è intestata ad Angelina Strangis, in passato socia di Putrino.

L’impresa della Strangis si occupa di vendita al dettaglio di articoli medicali e ortopedici. Le fatture emesse da questa impresa nei confronti delle aziende sanitarie locali venivano poi assemblate insieme ad altri elementi di garanzia (i cosiddetti sottostanti) per creare un prodotto nuovo. Un’operazione di accorpamento gestita dalla Corporation Financière Européenne Sa, una società lussemburghese specializzata nella creazione di prodotti finanziari.

In pratica si tratta di cartolarizzazioni: si raccolgono diversi titoli che generano flussi di cassa (prestiti, obbligazioni, crediti e così via) e fanno da garanzia per creare un altro bond, poi venduto a sua volta. Il nuovo bond prodotto da Cfe conteneva, oltre alle fatture emesse da R Group, altri elementi di garanzia (legati ad altre società).

Tra gli acquirenti del prodotto, come ha scritto il Financial Times, c’era anche Banca Generali, che a sua volta si era avvalsa dell’intermediazione della società di consulenza EY (già Ernst&Young). “Il fatto è riferito al credito da 400 mila euro di un’azienda fornitrice del sistema sanitario nazionale”, ha detto Banca Generali a Class Cnbc, aggiungendo che il credito è stato “ceduto attraverso un intermediario certificato da Banca d’Italia e che è stato acquisito insieme a un pacchetto di altri crediti da Banca Generali per essere inseriti in un fondo chiuso”.

Nel complesso, Cfe ha venduto prodotti di questo tipo per un miliardo di euro a numerosi investitori internazionali. Sia Cfe che Banca Generali, interpellati dal Financial Times, hanno affermato che non erano a conoscenza di problemi legati ai “sottostanti” contenuti nei pacchetti acquistati.

La R Group di Lamezia ha beneficiato di questo giro di investimenti finanziari. Come? Secondo i documenti dell’antiriciclaggio, i soldi sono arrivati da società collegate alla lussemburghese Cfe: sempre dalla segnalazione dell’Uif di Banca d’Italia emerge infatti che verso Lamezia partivano “cospicui e numerosi accrediti” ordinati da Astrea Spv, Ottante Spv e Chiron Spv. Sono tre fondi attivi in Italia e gestiti da Cfe, la società con sede in Lussemburgo e uffici operativi in Svizzera “riconducibile a una complessa architettura societaria offshore”, scrivono gli ispettori della Banca d’Italia.

Sembra averci visto lontano il giudice dell’inchiesta antimafia “Quinta Bolgia” sui clan coinvolti nell’affare dei bond: rappresentano “il nuovo volto della ‘ndrangheta”, ha scritto nell’ordinanza che ha messo la parola fine sulla storia criminale del gruppo.

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