Silvio Berlusconi tiene duro e se mai dovesse davvero ritirarsi lo farà all’ultimo minuto utile. Come ha sempre fatto in caso di passo indietro. Capitò con il governo di Lamberto Dini e con le dimissioni da premier nel novembre 2011.

E tuttavia oggi i giornali tendono a dare per scontata la sua rinuncia, Domani compreso. Escluso il Giornale. Semmai i commentatori sono colpiti dall’attivismo di Mario Draghi. Il premier ieri ha avuto una serie di incontri, il più importante (“il sopralluogo” come da titolo ironico del Manifesto) è stato quello al Quirinale con Sergio Mattarella, durato un’ora. È ovvio che in ballo c’è anche la questione della successione a palazzo Chigi, nel caso Draghi fosse eletto sul Colle più alto.

E in questa chiave sono stati analizzati i faccia a faccia con i ministri Marta Cartabia, Maria Cristina Messa e Lorenzo Guerini.

Vecchio e Ciriaco su Repubblica scrivono: “Oggi potrebbe ricevere Luigi Di Maio e a partire da venerdì anche i leader di partito, se glielo chiederanno. Con tutti discute ovviamente dei dossier di governo”. Oggi in ballo c’è anche il vertice dei giallorossi con Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Atteso un documento. 

IL VAD COI FATTORINI DEL PREFETTO

Intanto è ormai definito il plenum dei 1009 grandi elettori che da lunedì prossimo saranno chiamati ad eleggere il presidente della Repubblica.

Volendo simulare i loro comportamenti in aula, ci sono tre grandi raggruppamenti: il centrodestra conta 451 voti, il centrosinistra 407, Italia viva più Centro democratico, Maie eccetera può arrivare a 57 voti. 60 sono nel gruppo misto dove, scorrendo i nomi, si può prevedere un orientamento in prevalenza verso la sinistra. Gli ex 5 stelle di Alternativa c’è, più a sinistra dell’attuale 5s, sono 18. 10 le minoranze linguistiche, 6 i senatori a vita.

Nell’articolo di Maria Teresa Meli sul Corriere di oggi, Filippo Sensi tira le somme ipotizzando: «Il centrosinistra ha 463 voti, il centrodestra ne ha 452». Così resterebbero (al netto dei senatori a vita) una novantina di indecisi, compresi però i 50 di Matteo Renzi. Tanti rispetto ad altre elezioni.

Si voterà tutti i giorni sempre al pomeriggio e nelle stesse fasce orario: dalle 15, prima chiama quella dei senatori fino alle 16.40. Poi i deputati fino alle 19.23, quindi i delegati regionali fino a conclusione (che si presume sia intorno alle 20.30-21). Lo spoglio di mille schede, ad alta voce, una per una, durerà almeno un’ora. Dunque l’orario per il risultato finale sarà non prima delle 22. Ovviamente si vota a oltranza, come sempre. Finché non si elegge il nuovo capo dello Stato non ci si può occupare d’altro.

Da alcune elezioni del capo dello Stato, tutt'intorno alla fontana nel cortile d'onore di Montecitorio vengono allestiti dei gazebo: ospitano le postazioni per le dirette televisive. C’è poi la questione del possibile voto a distanza, il Vad, finora non regolamentato ma che potrebbe imporsi nelle prossime ore. Repubblica oggi sostiene che se Roberto Fico lo chiederà al governo, le prefetture possono organizzare un servizio di fattorini per recapitare le schede votate dagli eventuali grandi elettori positivi al Covid. Quirinale via pony express?

IL NYT VOTA MARIO DRAGHI AL QUIRINALE

Da quando ha assunto l’incarico lo scorso febbraio, “Mario Draghi ha reso stabile la volatile politica dell’Italia, reso fuori moda il populismo, rassicurato i mercati con una visione a lungo termine e grazie a dure misure contro il coronavirus”. È il giudizio espresso da Jason Horowitz, corrispondente dall’Italia per il New York Times.

Se venisse scelto per il Quirinale, continua il giornale Usa, “l’influenza di Draghi potrebbe allungare un’età d’oro di inusuale unità politica”. “Ma l’incertezza attorno al suo futuro – continua Horowitz – ha già messo in moto macchinazioni e ambizioni, spingendo l’Italia di nuovo indietro verso un pericoloso, e familiare, precipizio di instabilità”.

I soldi del Pnrr? “Sapere che quel denaro è nelle mani di Draghi ha rassicurato i mercati mondiali e i leader dell’Unione Europea, e dato all’Italia la migliore occasione per modernizzare il Paese, come non si vedeva da decenni”.

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