L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, pochi giorni fa ha raccomandato l’uso preferenziale del vaccino AstraZeneca solo nei soggetti sopra i 60 anni. «Come sapete – ha detto il presidente del Consiglio superiore della sanità Franco Locatelli – l’Ema e l’Aifa hanno valutato nuovi dati sulle trombosi dei seni venosi cerebrali e delle vene addominali» che si sono verificati in alcuni individui dopo l’inoculazione del vaccino AstraZeneca. «Il nesso di causalità è plausibile. Il meccanismo non è definitivamente chiarito. Gli episodi – ha spiegato Locatelli – sono rari ma superiori all’aspettato nei soggetti sotto i 60 anni».

Tuttavia l’Ema, l’Ente per le medicine europeo, e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno dichiarato che i rischi sono molto inferiori ai benefici. L’Ema sostiene che «queste insolite trombosi con piastrinopenia» dovrebbero essere incluse tra i rarissimi effetti collaterali del vaccino AstraZeneca. Ieri la Fda, l’Agenzia del farmaco americana, ha chiesto l’immediato stop precauzionale dell’uso del vaccino Johnson & Johnson – che, come l’AstraZeneca, è costituito da un adenovirus modificato che esprime sul suo involucro la proteina spike del Sars-Cov-2 – dopo che si sono registrati 6 casi di trombosi atipiche a due settimane dal vaccino sui 4,5 milioni di individui inoculati. Sono tutte donne tra i 18 e i 48 anni: una è morta e un’altra è ricoverata in gravi condizioni.

I casi

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Cosa sta succedendo? Sino al 4 aprile, sui 34 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca somministrate in Europa, all’Ema sono stati segnalati 169 casi di trombosi dei seni venosi cerebrali e 53 casi di trombosi delle vene splancniche (quelle che drenano il sangue dall’intestino). In Germania i casi riportati sono circa 1 ogni 100mila, in altri paesi sono molto meno. Nel Regno Unito l’agenzia di sorveglianza dei farmaci ha ricevuto 79 segnalazioni di trombosi con piastrinopenia sui 20 milioni di dosi del vaccino somministrate; di questi, 51 erano donne e 28 uomini, tra i 18 e 79 anni d’età, e di questi 19 sono deceduti (13 donne e 6 uomini). L’Ema ha esaminato in dettaglio i primi 62 casi di trombosi dei seni venosi cerebrali e i 24 casi di trombosi delle vene splancniche segnalati fino al 22 marzo: la maggioranza erano donne di età inferiore ai sessant’anni che avevano sviluppato la trombosi entro 15 giorni dall’inoculazione del vaccino; 18 sono i morti.

Tutto era iniziato in Norvegia. A marzo, il ministero della Salute norvegese aveva ricevuto una segnalazione: 7 tra gli individui ai quali era stato inoculato il vaccino AstraZeneca avevano sviluppato una trombosi dei seni venosi cerebrali – cioè si era formato un coagulo nelle vene all’interno del loro cranio – cui si associava una severa piastrinopenia – cioè una grave deficienza di piastrine, le cellule responsabili della coagulazione del sangue – e una porpora – cioè una serie di macchie emorragiche più o meno grandi color porpora a livello della cute. Questo tipo di trombosi è molto raro, 3 o 4 casi per milione di persone, ed era strano vederne 7 in poco tempo. Oltretutto, questi due sintomi – la piastrinopenia e la porpora – sono molto comuni nel Covid-19, si manifestano quasi in 1 paziente su 5, hanno una probabile origine autoimmune, e in rari casi portano alla trombosi: meglio indagare. Così, il governo norvegese aveva deciso la sospensione del vaccino.

Un caso identico era stato segnalato in Danimarca, e l’Ema aveva deciso di aprire un’indagine. In Germania altri individui vaccinati con AstraZeneca avevano sviluppano anche loro una trombosi dei seni venosi con piastrinopenia e porpora, e alcuni di loro erano morti. Il 15 marzo, il governo tedesco aveva deciso di sospenderlo, e poche ore dopo anche quello francese e italiano avevano fatto lo stesso.

La scoperta

A healthcare worker with a vial of AstraZeneca's Covid-19 vaccine at the Antiguo colegio de Maristas, on April 10, 2021, in Pamplona, Navarra (Spain). Today is the first opening day of the school for Covid-19 vaccinations with the AstraZeneca dose and PCR testing. ASTRAZENECA;MARISTAS;VACCINE;CENTRTO;SPAIN;PAMPLONA;NAVARRA;CORONAVIRUS;COVID19;STREET Eduardo Sanz / Europa Press 04/10/2021 (Europa Press via AP)

Ora ne sappiamo molto di più. I ricercatori in Germania e Norvegia hanno identificato nel sangue dei pazienti affetti da trombosi post-vaccino un auto-anticorpo – cioè un anticorpo che agisce contro cellule del nostro stesso organismo –, chiamato anticorpo anti-fattore piastrinico 4/eparina.

Questo anticorpo compare talvolta in pazienti che vengono trattati con eparina, un farmaco anticoagulante, e raramente provoca un disturbo della coagulazione chiamato appunto trombocitopenia indotta da eparina, un fenomeno che colpisce solo l’1 per cento delle persone trattate col farmaco. Probabilmente, l’eparina si lega con la proteina chiamata fattore piastrinico 4, contenuto nelle piastrine, e forma un complesso che viene riconosciuto come estraneo dai nostri linfociti, che si mettono a produrre anticorpi diretti contro di esso: le piastrine aggredite da questi anticorpi si ammassano nei vasi formando trombi che li occludono e provocano un danno dei tessuti.

Quando il trombo si forma nei vasi cerebrali la conseguenza può essere un ictus talora fatale. Questo stesso autoanticorpo anti-fattore piastrinico 4/eparina è stato rilevato anche nel sangue di pazienti affetti dal Covid-19: forse il coronavirus si lega alle nostre piastrine formando un complesso estraneo per i nostri linfociti, che così si mettono a produrre anticorpi che attaccano sia il virus sia le nostre piastrine, formando i trombi diffusi spesso rilevati nei pazienti Covid più gravi.

Il 9 aprile, un gruppo di scienziati tedeschi guidati dal dottor Andreas Greinacher ha pubblicato un articolo scientifico dal titolo Trombocitopenia trombotica dopo il vaccino AstraZeneca. Descrive 11 pazienti che hanno sviluppato inusuali trombosi accompagnate da una severa trombocitopenia, comparse da 5 a 16 giorni dopo l’inoculazione del vaccino. Nove di loro erano donne, tutte di età compresa tra i 22 e i 49 anni. Cinque pazienti avevano più trombosi in atto, nove una trombosi del seno venoso centrale, tre della vena splancnica, tre un’embolia polmonare e quattro trombosi d’altro tipo. Cinque di loro sono morti.

Gli scienziati scrivono che «questa grave trombocitopenia, accompagnata da coagulazione intravascolare e trombi atipici, di solito molto rara, imita da un punto di vista clinico la trombocitopenia autoimmune indotta da eparina», anche se nessuno dei pazienti aveva ricevuto eparina in passato, e propongono di chiamarla trombocitopenia trombotica indotta dal vaccino (Ttiv). Anche gli studiosi norvegesi hanno pubblicato un articolo con osservazioni simili, e ciò rafforza il sospetto che il vaccino possa avere scatenato la sindrome. Ma la buona notizia è che questa sindrome, se presa in tempo, si può curare: chi, dopo aver ricevuto il vaccino AstraZeneca, mostra sintomi come cefalea, dolori addominali, ed emorragie epidermiche che fanno sospettare il Ttiv può essere curato con farmaci anticoagulanti che non siano l’eparina e con immunoglobuline aspecifiche. Ecco perché il vaccino AstraZeneca viene ancora utilizzato, anche se è consigliato solo su persone di età superiore ai sessant’anni. E bisogna ricordare sempre che con il vaccino AstraZeneca rischia una persona ogni 100-300mila, mentre col Covid muoiono 2 persone ogni 100. E chi vuole, se può, faccia un vaccino a Rna.

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