Giuseppe Conte ha idee tutt’altro che chiare sul Quirinale. In una delle sue tante oscillazioni, però, il presidente del Movimento 5 stelle ha aperto anche alla possibilità che il prossimo presidente della Repubblica sia Mario Draghi.

«È prematuro ma non lo possiamo escludere», era stata la timida dichiarazione dell’ex premier. A meno di una settimana dal voto, senza un nome da presentare insieme al resto del centrosinistra, intestarsi la candidatura di Draghi ha numerosi vantaggi per Conte. La prima conseguenza di un trasloco del premier al Quirinale sarebbe infatti una situazione di instabilità in cui uno degli esiti possibili potrebbe essere addirittura il voto.

Uno spauracchio che rende Draghi un candidato complicato da far accettare ai parlamentari del M5s, molti dei quali non hanno alcuna speranza di essere rieletti. In caso di elezioni, però, Conte potrebbe compilare le liste elettorali riempendole di suoi fedelissimi.

Se ciò non accadesse Conte potrebbe giocare comunque un ruolo di rilievo nel nuovo governo che nascerebbe intorno al successore di Draghi. Ancor di più se dovesse trattarsi davvero di un governo dei leader, come proposto da Matteo Salvini.

In quel caso l’ex premier, potrebbe decidere sia ottenere per sé un posto da ministro sia di concedere a Luigi Di Maio di conservare il proprio posto. In ogni caso il destino di Di Maio dipenderebbe dalle scelte di Conte. E la cosa, c’è da giurarci, non sarebbe indolore. Inoltre l’“avvocato del popolo” potrebbe concludere la parabola che ha portato i Cinque stelle dall’antipolitica alla politica.

Il sostegno a Draghi segnerebbe infatti la definitiva conversione del Movimento, che solo sette anni fa chiedeva l’impeachment per Sergio Mattarella, a forza responsabile capace di sostenere, con gli alleati, un candidato molto apprezzato a livello internazionale.

 

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