Italia

Sindaca in campo, Calenda in fuga. E il Pd ancora senza un nome

Carlo Calenda, leader di Azione Foto LaPresse
Carlo Calenda, leader di Azione Foto LaPresse
Carlo Calenda, leader di Azione Foto LaPresse

In assenza di condanna, salta definitivamente il piano dell’alleanza tra Pd e M5s favorita dal ritiro di Raggi. Adesso la destra pensa di vincere grazie alle divisioni dei suoi avversari

  • Dai dem un profluvio di garantismo. Zingaretti: «La battaglia politica nulla ha a che fare con le vicende giudiziarie», «dalla sindaca mi divide la visione politica e amministrativa». Il Pd romano: «Ma il malgoverno di Roma è sotto gli occhi del mondo».
  • L’ex ministro in fuga solitaria, Iv chiede al Pd di appoggiarlo senza condizioni. C’è chi racconta che in realtà mediterebbe il ritiro per ridedicarsi al suo partito.
  • Il tavolo delle alleanze non produce nomi. Ciaccheri (Liberare Roma): «Urge che le forze politiche escano dal torpore e indichino il perimetro dell’alleanza e la data delle primarie»

Non conosce Virginia Raggi, non le è antipatica anche se come sindaca la considera pessima, ma quanto alla sua assoluzione è «davvero felice. E politicamente lo sono ancora di più perché questo determinerà la sua ricandidatura e quindi la vittoria del centrodestra alle prossime elezioni comunali a Roma». Il leghista Roberto Calderoli si toglie il gusto di dire una verità amara per gli avversari: «Dopo la (seconda) assoluzione di Virginia Raggi il centrosinistra romano sta come prima, ma un po’ p

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