I vaccini procedono a ritmi diversi in ogni regione e questo vale anche per le carceri, dove il numero dei contagiati rimane costante: 823 detenuti e 683 agenti, secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero della Giustizia.

Secondo le denunce dei garanti territoriali, situazioni particolarmente critiche di focolaio sono sorte nel Lazio, a Roma e Viterbo, e in Veneto a Padova, dove le Camere penali si sono rivolte alla magistratura di sorveglianza perchè conceda maggiori misure alternative alla detenzione, a fronte di un aumento dei contagi passato da 69 a 97 detenuti in soli 3 giorni.

Attualmente, il numero di vaccinati tra i detenuti è di 6.356 persone su una popolazione carceraria di 52.207 unità, in sovraffollamento rispetto al numero massimo di posti disponibili, che si aggira intorno ai 48 mila (e non prevede distanziamenti per covid).

Tra le guardie carcerarie, invece, quelli che il ministero considera «avviati alla vaccinazione» sono 15.155, su un numero complessivo di circa 37 mila agenti.

La polemica

La polemica sull’opportunità di vaccinare i detenuti e il personale penitenziario in via prioritaria è riemersa domenica, quando il leader della Lega, Matteo Salvini, ha attaccato la regione Lazio per la decisione di destinare agli istituti penitenziari 10 mila delle 18 mila dosi che arriveranno di vaccino Johnson & Johnson, a partire dal 19 aprile.

«Lazio e Campania vogliono vaccinare i detenuti prima di anziani e persone disabili. Roba da matti!», ha scirtto Salvini su Twitter.

Immediate sono state le risposte del garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia e dell’assessore alla Salute regionale, Alessio d’Amato. 

«Il Lazio è tra le prime Regioni italiane per copertura vaccinale agli anziani e in generale per livello di somministrazioni. Su queste questioni serve serietà, in Lombardia e Veneto sono iniziate a marzo le vaccinazioni nelle carceri», ha detto d’Amato.

Lo stesso ha fatto notare anche Anastasia, che nei giorni scorsi è intervenuto per denunciare il peggioramento della situazione dei contagi nell’ala femminile del carcere di Rebibbia e un andamento negativo in tutti i penitenziari della regione, da Regina Coeli al carcere di Viterbo.

L’andamento dei dati, infatti, mostra un forte peggioramento con una curva in crescita che a breve raggiungerà i picchi del gennaio scorso.

I vaccini nelle regioni

L’andamento dei vaccini nelle carceri procede a macchia di leopardo. «Le regioni procedono in ordine sparso, occorre maggior coordinamento centrale - ha detto il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma - va meglio tra gli agenti, secondo i sindacati la campagna ora procede a buon ritmo».

La necessità di vaccinare i detenuti infatti non è solo un tema di tutela sanitaria, ma anche di sicurezza, per scongiurare rivolte in carcere, dove gli spazi angusti e il sovraffollamento favoriscono il contagio. 

Inoltre, vaccinare i detenuti e il personale penitenziario significa tutelare anche l’esterno e il diffondersi del virus.

Analizzare l’andamento dei vaccini delle singole regioni non è possibile, esiste solo il dato nazionale dei 6356 vaccinati, poco più dell’8 per cento della popolazione detenuta.

Le regioni dove si è proceduto a vaccinare a partire da marzo sono Lombardia e Veneto, a cui ora si aggiungeranno anche Lazio e Campania.

Non esiste però una regola nazionale che viene seguita e questo rende complicato seguire l’andamento delle vaccinazioni, demandato alle singole regioni e alla loro disponibilità di dosi.

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