Tra le tante ragioni per cui Donald Trump passerà alla storia potrebbe esserci quella di essere il primo presidente americano coinvolto in due processi di impeachment. L’accusa, questa volta, è di «incitamento alla violenza contro il governo degli Stati Uniti», a seguito dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio, costato la vita a cinque persone. Secondo quanto si legge sul documento ufficiale presentato dai democratici alla Camera, Trump è accusato di “alti crimini e reati” (categorie previste per l’impeachment) per aver insistito su presunte frodi elettorali e aver rivolto ai suoi sostenitori frasi come: «Se non combatterete come dannati non avrete più un paese». Il documento cita inoltre la telefonata dello scorso 2 gennaio in cui Trump ha minacciato il segretario di Stato della Georgia, il repubblicano Brad Raffensperger, per “trovare” voti sufficienti per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali.

«In tutto questo – si legge – il presidente Trump ha messo gravemente in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e le sue istituzioni di governo». Inoltre, sottolineano i democratici alla Camera, «ha minacciato l’integrità del sistema democratico, ha interferito con una transizione di potere pacifica, e messo in pericolo uno dei rami indipendenti del governo. Ha quindi tradito la fiducia in qualità di presidente, al danno manifesto del popolo degli Stati Uniti».

Come funziona

I democratici hanno così formalizzato le loro intenzioni, dopo l’ultimatum dato domenica sera dalla speaker della Camera, Nancy Pelosi, al vicepresidente Mike Pence. Pelosi ha detto che se Pence non dovesse decidere nelle prossime ore di appellarsi al 25esimo emendamento per rimuovere Trump dal suo incarico prima del termine ufficiale delle presidenza, la procedura di impeachment sarà votata dai membri della Camera già questa settimana. Al momento si parla di domani o giovedì, ma i tempi della procedura nel suo insieme sono tradizionalmente piuttosto lunghi.

Il processo si svolge in due fasi. Nella prima la Camera vota se avviarlo e per farlo basta una semplice maggioranza. Nella seconda fase l’articolo di impeachment viene presentato al Senato, dove si svolge un vero e proprio processo, le cui regole e dinamiche – tra cui se e quanti testimoni ascoltare – variano di volta in volta. L’accusa viene mossa formalmente da alcuni membri della Camera, mentre i senatori svolgono la funzione di giuria: affinché un presidente venga rimosso dal suo incarico, almeno due terzi dei senatori devono essere favorevoli.

L’incognita repubblicana

È proprio in questa fase che Trump è stato “assolto” nel 2019, ed è sempre in questa fase che gli altri due presidenti che prima di lui sono stati coinvolti in un processo di impeachment – Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998 – hanno avuto il nulla osta per mantenere il loro ruolo. Richard Nixon, travolto dallo scandalo Watergate, diede invece le dimissioni appena prima che l’impeachment venisse votato alla Camera. Il processo in Senato viene supervisionato dal capo della Corte suprema, che in questo caso sarebbe John Roberts, nominato nel 2005 dall’allora presidente George W. Bush. Ed è proprio il repubblicano Bush ad avere prontamente diffuso una dichiarazione di dura condanna nei confronti di Trump. Il prossimo 20 gennaio non mancherà all'inaugurazione di Joe Biden, al fianco di Barack Obama e Bill Clinton, a differenza di Trump che invece ha fatto sapere che non sarà presente. In questa delicata fase della politica americana, la posizione dei repubblicani nei confronti di Trump rappresenta una variabile tanto determinante quanto difficile da prevedere. Nel caso in cui si proceda rapidamente con il processo di impeachment, ci vorrebbero almeno 17 senatori repubblicani disposti a votare contro Trump. Da una parte i membri del Grand old party devono tenere in conto che più di 70 milioni di americani hanno votato per lui. D’altra parte, se il processo di impeachment procedesse e Trump venisse rimosso dal suo incarico prima del tempo, il Senato, con un voto di semplice maggioranza, avrebbe il potere di escluderlo anche da eventuali futuri incarichi a livello federale, ovvero dalla corsa per le prossime presidenziali.

L’esclusione di Trump da possibili incarichi futuri potrebbe essere una ragione valida per proseguire con il processo di impeachment nonostante le tempistiche decisamente ristrette. In passato, le procedure sono durate mesi. In questa situazione è plausibile che la Camera riesca ad accelerare i tempi e a votare affinché si approvi entro il 20 gennaio la trasmissione dell'articolo al Senato, dove invece è praticamente impossibile che si avvii in tempo un processo. Inoltre tra i democratici alla Camera c'è chi sostiene che non abbia senso caricare il Senato di un simile impegno nei primi mesi della nuova amministrazione. In ogni caso, spiega il New York Times, è da chiarire se e come il processo di impeachment possa continuare anche dopo il cambio di amministrazione per ostacolare il futuro politico di Trump.

 

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