Mentre i missili cruise dei russi colpiscono il centro urbano di Kiev (ne sono caduti 900 in totale Ucraina dall’inizio della guerra secondo la Bbc), i primi ministri polacco, ceco e sloveno sono arrivati nella capitale ucraina in treno in qualità di rappresentanti del Consiglio europeo per affermare «l'inequivocabile sostegno» dell’Ue all’Ucraina.

Mateusz Morawiecki, Petr Fiala e Janez Jansa hanno reso noto che «sono andati a Kiev come rappresentanti del Consiglio europeo, per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro Denys Chmygal».

L’obiettivo politico è «riaffermare il sostegno inequivocabile dell’intera Unione europea alla sovranità e all'indipendenza dell’Ucraina e presentare un pacchetto di misure a sostegno dello stato e della società ucraina», si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito web del governo polacco.

In realtà c’è un giallo sulla vicenda: il Consiglio europeo sarebbe stato informato dell’iniziativa, ma non ci sarebbe alcun mandato europeo affidato ai tre leader nazionali. Di qui la freddezza del Consiglio Ue verso l’iniziativa.

Difficile inoltre prevedere cosa potrebbe accadere se dovesse verificarsi qualche incidente di guerra alla missione europea dei tre paesi orientali. Potrebbe diventare per molte cancelliere europee orientali un casus belli?

In questo quadro molto volatile e complesso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha mostrato un cauto ottimismo sull’andamento dei negoziati in corso con Mosca: i negoziatori russi e ucraini si sono incontrati online per una nuova giornata di trattative mentre l’esercito russo ha aumentato l’intensità dei bombardamenti di artiglieria sulle città assediate.

L’impressione è che Mosca, il cui presidente Vladimir Putin ha detto che «Kiev non è seria nel trovare una soluzione», voglia guadagnare un vantaggio sul terreno il più ampio possibile per poi negoziare da un punto di forza con Kiev.

Il realismo di Zelensky

Qualcosa si muove anche a livello di concessioni di principio di Kiev rispetto alle posizioni intransigenti espresse all’inizio del conflitto sul tema della neutralità, l’adesione alla Nato e sulle eventuali concessioni territoriali nel Donbass e nella Crimea.

«L’Ucraina si rende conto che non è nella Nato. Abbiamo sentito per anni parlare di porte aperte, ma abbiamo anche sentito dire che non possiamo entrarci, e dobbiamo riconoscerlo», ha detto Zelensky nel suo discorso online alla Joint Expeditionary Force di Londra, alla presenza del premier britannico Boris Johnson e dei leader dei paesi nordici e baltici.

I leader della Nato stanno valutando una riunione straordinaria a Bruxelles alla fine della prossima settimana, alla quale parteciperà anche il presidente Joe Biden. Sul tavolo ci sarà un dispiegamento più consistente, e forse permanente, di forze sulla frontiera orientale dell’alleanza.

In questo contesto l’esercito italiano ha limitato i congedi e ha ordinato, in una circolare ai reparti, di essere pronti al 100 per cento.

Quella sull'Ucraina è «una trattativa in salita, nonostante le aperture del presidente ucraino», ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al termine della sua visita in Moldavia, paese confinante con l’Ucraina.

«Zelensky ha fatto un’apertura chiara sia sulla Nato, sia sulla questione territoriale del Donbass e della Crimea, ma Putin sta dimostrando di non volere la pace», ha aggiunto il titolare della Farnesina, secondo cui «potremmo arrivare in Europa a 5 milioni di cittadini ucraini rifugiati».

La protesta della giornalista russa

La giornalista russa Maria Ovsyannikova, che ieri ha interrotto il telegiornale della tv di stato, Channel one, con un cartello in mano scritto a pennarello per protestare contro la guerra in Ucraina, è stata multata e poi rilasciata dalle autorità di polizia dopo che anche il presidente della repubblica francese, Emmanuel Macron era intervenuto presso le autorità russe offrendo alla giornalista la protezione consolare.  

Purtroppo va segnalato che sul terreno di guerra sono stati uccisi il cameraman della tv americana Fox News, Pierre Zakrzewski, colpito nello stesso attacco che ha ferito il corrispondente Benjamin Hall, e la giornalista ucraina Oleksandra Kuvshynova, portando a cinque il tragico bilancio dei giornalisti caduti in Ucraina per fornire un resoconto il più ampio e approfondito possibile del conflitto. 

UniCredit pronta a lasciare la Russia

Unicredit sta considerando un’uscita dalla Russia come parte di una revisione urgente delle sue operazioni nel paese. «Ovviamente abbiamo bisogno di considerare seriamente l'impatto e le conseguenze e la complessità del distacco di una banca completa dal paese», ha spiegato il ceo Andrea Orcel, secondo la Reuters, in una conferenza organizzata da Morgan Stanley.

Con la francese Société Générale e l’austriaca Raiffeisen, UniCredit è tra gli istituti di credito europei più esposti alla Russia, dove gestisce la 14esima banca del paese.

La perdita massima per la banca, ha aggiunto il ceo, sempre secondo Reuters, nel peggiore scenario di cancellazione dell’esposizione in Russia, sarebbe di circa 7,5 miliardi di euro. L’esposizione diretta a UniCredit Bank Russia è di circa 1,9 miliardi di euro.

La controllata russa aveva una posizione creditoria autofinanziata di 7,8 miliardi di euro a fine 2021. E pensare che, fino a pochi giorni prima dell’invasione russa, UniCredit stava pensando di acquisire un’altra banca russa.

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