Per la comunità Lgbt, vivere nella chiesa cattolica è come stare nelle catacombe. Il divieto di benedire le coppie omosessuali, emanato dalla Congregazione per la dottrina della fede, sembra tagliare le timide aperture di papa Francesco.

I primi a chiedere maggiore chiarezza erano stati gli stessi genitori dei figli Lgbt che, all’indomani dell’incontro con il pontefice lo scorso settembre, scrivevano: «I nostri figli ci hanno fatto cambiare il nostro sguardo, e vorremmo che anche la chiesa cambiasse il suo sguardo su di loro, con il nostro contributo, perché noi ci siamo. Papa Francesco ha risposto che Dio ama i nostri figli, ama ogni uomo ed ogni donna, e che anche la Chiesa li ama. Hanno ragione quelli che dicono che nulla è cambiato?». Ora la Santa sede ha risposto definitivamente.

Tempismo perfetto

Il niet vaticano cade come un fulmine nel cielo plumbeo della chiesa tedesca, in cammino verso il prossimo, controverso sinodo locale.

A novembre, i cattolici David Walbelder e Lucia Lang-Rachor, entrambi attivi nella diocesi di Würzburg, avevano raccolto le istanze di tante coppie cattoliche omosessuali nel volume Coppie, riti, chiesa: Se un matrimonio cattolico non è possibile: «La nostra esperienza è che moltissime coppie a cui non è permesso o che non hanno intenzione di sposarsi in chiesa si rivolgono agli operatori pastorali locali e chiedono una benedizione», avevano spiegato gli autori.

«Il punto è cosa benedico: io benedico le persone. E se una persona si trova davanti a me e chiede una benedizione, come posso rifiutare questa benedizione?», si domanda Heinrich Timmerevers, vescovo di Dresda-Meißen, da tempo favorevole alle benedizioni per le coppie Lgbt.

Anche la chiesa francese ha avviato da tempo un cammino di riflessione sul tema, poi confluito nel testo Omosessualità e vita cristiana: un manuale di pastorale Lgbt realizzato da associazioni locali e gruppi diocesani, che mettono a disposizione spazi di accoglienza e di riflessione.

Il documento è stato poi inviato ai vescovi e alle comunità parrocchiali per far sì che «ogni singola persona, qualsiasi sia il suo orientamento sessuale, possa vivere in pace nell’ambiente ecclesiastico, senza dover nascondere nessun aspetto della propria personalità e della propria vita».

Una chiesa clandestina

Altrove, come negli Usa, la vicinanza delle chiese locali alle comunità Lgbt è rimasta clandestina per anni. Quando nel 1999 suor Luisa Derouen decise di dedicarsi alla pastorale delle comunità trans, il suo Ordine Domenicano le chiese massima discrezione: «Quando ho iniziato, tanti non avevano familiarità con la parola “transgender”. Con l’arrivo di internet, le informazioni sulla disforia di genere sono invece diventate più accessibili e, così, la loro comprensione», spiega.

Quando a gennaio l’amministrazione Biden ha revocato il divieto per le persone transgender di entrare nelle forze armate, dodici vescovi – incluso il cardinale Joseph W. Tobin, vicino a papa Francesco –  hanno firmato una dichiarazione di condanna dell’omotransfobia: God is on your side.

In quali termini va percepito il documento, se tre anni fa la Conferenza dei vescovi Usa avvallò la pubblicazione della lettera Created male and female in cui si condanna il «movimento per imporre la falsa idea - che un uomo può essere o diventare una donna o viceversa»?

Come nelle catacombe

Quest’ambivalenza si tocca con mano nelle chiese locali dell’Europa orientale. In Polonia, per esempio, lo scorso agosto i vescovi hanno ribadito la linea della chiesa locale sulle relazioni omosessuali: «Il loro riconoscimento giuridico porta alla lunga all’indebolimento dell’istituto matrimoniale, che da parte dello stato costituirebbe una grave violazione al dovere di promuovere e tutelare un’istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio», ha ricordato la Conferenza episcopale polacca, menzionando le linee tracciate dalla Congregazione per la dottrina della fede sul matrimonio sacramentale.

In questo senso, il dicastero guidato dal gesuita Ladaria mantiene la stessa coerenza con cui, nel 2012, aveva sospeso il redentorista irlandese Tony Flannery per le sue aperture al matrimonio omosessuale. Episodi oscurati dalla luce mediatica sulle dichiarazioni di papa Francesco, come quelle sulla legittimità delle unioni civili, estrapolate da una lunga intervista all’emittente messicana Televisa e inserite in un documentario del regista russo Evgeny Afineevsky.

La porta socchiusa del papa

Senza dubbio, Bergoglio è il primo pontefice ad aver aperto un processo in questa direzione: «Le parole di papa Francesco in Amoris Laetitia ci sollecitano ad un allargamento della prospettiva che traduca in itinerari pastorali la dottrina di sempre», ha scritto il cardinale Zuppi nella prefazione al libro del gesuita James Martin Un ponte da costruire.

Per la prima volta, in un cammino sinodale sui giovani, la chiesa ha riflettuto su cammini specifici per i cattolici con tendenze omosessuali, in sintonia con una nuova visione della morale sessuale, «frequentemente percepita come uno spazio di giudizio e condanna» (Gratitudine e incoraggiamento).

Sul piano pastorale, lo slancio del papa è stato maggiore, come nelle iniziative di sostegno alle comunità transgender. Fra queste, il supporto diretto al Condominio sociale protetto per donne trans, eretto con l’impegno di suor Mónica Astorga, che oggi in Argentina accoglie 12 donne trans tra i 40 e i 70 anni.

Risale invece allo scorso aprile l’aiuto della Santa Sede alle trans del litorale laziale grazie a don Andrea Conocchia, parroco di Torvaianica: «Tutto è partito come una richiesta di aiuti alimentari», spiega il parroco, a cui molte trans sex worker avevano confidato il timore di aver contratto il Covid-19: «Quando ne ho parlato a mons. Konrad Krajewsky, elemosiniere del papa, inizialmente mi aveva riferito che la Santa Sede avrebbe potuto donare solo dei vaccini antinfluenzali. Qualche giorno dopo, però, tutte loro hanno ricevuto anche un tampone. Per noi è stata una sorpresa: è la prima volta nella storia della chiesa che un papa ci mette la faccia», dichiara.

La posizione della dottrina

La chiesa inclusiva di Bergoglio sembrerebbe stridere con le linee dettate dai documenti del Magistero. L’ultimo scritto ufficiale su una pastorale ad hoc per le persone omosessuali resta ancora la lettera del 1986 firmata dall’allora prefetto Ratzinger in cui la chiesa, pur impegnandosi nell’accompagnamento degli omosessuali, si dissocia dalla rivendicazione di qualsiasi diritto.

«Credo che quel documento oggi non sarebbe più riscritto allo stesso modo», spiega Martin M. Lintner, religioso dei Servi di Maria e professore di teologia morale a Bressanone.

«La dottrina della chiesa già negli anni 1970 ha fatto un grande passo chiarendo che l’orientamento omosessuale non è né peccaminoso né una malattia. Tuttavia ribadisce fino ad oggi che l’omosessualità praticata è peccaminosa e che quindi queste persone sono chiamate all’astinenza sessuale. Oggi nella riflessione teologico-etica riscontriamo sempre più spesso la posizione che non si definisce più l’atto omosessuale peccaminoso di per sé, ma si cerca piuttosto di capire che anche in una relazione omosessuale possono svilupparsi valori umani come fedeltà, volersi bene, cura per l’altro».

Per Lintner il germe della svolta può essere rintracciato anche nell’Amoris laetitia perché «riconosce che una coppia non raggiunge in partenza il pieno ideale, ma fa un cammino. Il papa non menziona le persone omosessuali, ma quando nel capitolo ottavo si parla di unioni irregolari, ma stabili, connotate da valori come affetto e responsabilità reciproca, allora è facile intuire che il discorso possa allargarsi a tutte le unioni civili», spiega. Per il teologo morale è un cambiamento di prospettiva, che in alcuni ambienti cattolici del nord Europa è già avvertito come tale: »In Germania e Austria, sempre più vescovi chiedono una forma di benedizione per le coppie omosessuali. La resistenza è ancora forte, ma c’è chi pensa che la questione andrebbe valutata», spiega il teologo morale altoatesino.

Sulle orme del Concilio Vaticano II

Secondo Lintner, il dibattito morale non è stato avviato su impulso del papa, ma del Concilio Vaticano II: «Proveniamo da una lunga tradizione in cui l’orientamento naturale della sessualità finalizzato alla procreazione era al centro. Poi con la Gaudium et Spes la sessualità ha assunto un valore più alto di quello biologico, cioè un valore personale. La sessualità non veniva più vista come una pulsione da controllare, ma piuttosto come possibile espressione di amore».

La teologia del corpo di papa Giovanni Paolo II ha dato un grande contributo nella percezione della sessualità come linguaggio del corpo fra due persone in una prospettiva di dinamica del dono, concetto poi ripreso dalla Christus vivit di papa Francesco.

Negli Usa, le comunità Lgbt partono da questa visione per muovere i passi nelle comunità cattoliche, consci tuttavia delle loro difficoltà: «Anche la Chiesa oggi riconosce che ci sono persone Lgbt, quindi che esistono varie identità sessuali. Il Catechismo invita ciascuno a riconoscere ed accettare la propria identità sessuale», spiega Lintner. 

La mancanza di una posizione unitaria, tanto quanto la discrepanza fra testi, dichiarazioni e documenti ufficiali, però, non aiuta la comunità a trovare una posizione all’interno della chiesa: «Credo che sia necessario aiutare la persona ad accettare se stessa. Per alcuni transessuali, per esempio, una terapia psicologica basta, per altri c’è bisogno di una terapia ormonale o un’operazione. Altri ancora nel corpo operato non hanno trovato la pace sperata e continuano a soffrire a causa della discrepanza che sentono tra la loro identità personale e il loro corpo», aggiunge.

«Non esiste una soluzione che vada bene per tutti.  Però parlarne equivale a cambiare la radice della questione. Per questo motivo sono convinto che ogni diocesi dovrebbe creare un ufficio per la pastorale per le persone Lgbt. Prima di tutto per segnalare a queste persone che la Chiesa conosce le loro preoccupazioni e sofferenze. Poi anche per poter entrare in un dialogo e processo di apprendimento», spiega. Offrire un servizio ufficiale e visibile potrebbe essere un primo passo per dipanare la nebbia fuori e dentro la chiesa.

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