Difendere la Corte suprema, a tutti i costi, dal fango della lotta politica. Impedire che sia percepita come uno strumento di parte, inabissarsi, restare pancia a terra e riemergere solo quando necessario.

La linea di John Roberts jr. come Chief Justice della Corte suprema degli Stati Uniti è ormai chiara da tempo e le ultime decisioni sull’obbligo vaccinale, rese pubbliche ieri sera, ne sono un’ulteriore conferma.

Del resto, Roberts lo ribadì rispondendo in modo irrituale ad una domanda dell’Associated Press relativa alle accuse di Donald Trump: «Roberts è un giudice di Obama».

Per Roberts «non ci sono i giudici di Obama e i giudici di Trump, i giudici di Bush o i giudici di Clinton. Quello che abbiamo è un gruppo di giudici che lavora al massimo delle possibilità per applicare la legge in modo imparziale. Dovremmo essere grati per l’indipendenza del potere giudiziario».

Nel declinare la rivendicazione di questa indipendenza, nelle acque tormentate della polarizzazione politica statunitense, Roberts ha spesso agito più da politico che da magistrato provando a trovare soluzioni a dilemmi giuridici che consentissero di includere opzioni politiche progressiste e conservatrici con oscillazioni varie.

L’obbligo vaccinale

Le due decisioni di ieri riguardavano i provvedimenti introdotti dall’amministrazione Biden validi per le grandi aziende presenti sul territorio statunitense con più di 100 dipendenti e l’obbligo di vaccinazione contro il Covid per gli operatori sanitari che lavorano in strutture che ricevono fondi federali.

Nel primo caso la Corte fa notare come, nonostante il Congresso abbia attribuito all’agenzia che si occupa della sicurezza sui luoghi di lavoro il potere di regolare tali rischi, non ha conferito a quest’ultima il potere di «regolamentare la salute pubblica in modo più ampio».

Questo sarebbe invece il caso di un obbligo vaccinale per circa 84 milioni di americani che lavorano in aziende con più di cento dipendenti.

La seconda decisione conferma invece l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari che lavorano in strutture che ricevono finanziamenti federali. Con sfoggio di grande tattica e strategia John Roberts jr., in entrambi i casi, si è unito alle opinioni di maggioranza.

Nel primo caso una maggioranza conservatrice nei confronti della quale i giudici liberal dissenzienti hanno provato a difendere il ruolo dell’agenzia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro rispetto alla decisione di una Corte che «non possiede alcuna conoscenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro» e i cui membri «non sono responsabili nei confronti di nessuno».

I giudici Breyer, Sotomayor e Kagan hanno inoltre sottolineato come la decisione della Corte contribuisca ad ostacolare la capacità del governo federale di offrire una risposta al dilagare della pandemia e al rischio che ne deriva per la salute dei lavoratori.

Significativo che questi passaggi, molto critici della centralità della Corte e del ruolo del potere giudiziario, appaiano nell’ opinione dissenziente dei giudici progressisti. Questo soprattutto per l’impatto metodologico che potrebbero avere su altre decisioni.

L’attrito con la legge

Nel secondo caso l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari che lavorano in strutture che ricevono fondi federali è stato approvato con una maggioranza che include i tre giudici progressisti ai quali si sono aggiunti i voti di John Roberts jr. e quello di Brett Kavanaugh. In questo caso i giudici conservatori rimasti in minoranza (Thomas, Alito, Gorsuch, Coney Barrett) hanno contestato la competenza dell’esecutivo di imporre un obbligo vaccinale che non troverebbe riscontro nelle leggi vigenti.

Più di tutte è forse l’opinione concorrente di Gorsuch nel primo caso che consente di capire i confini della controversia: «La questione che ci troviamo a decidere non riguarda le modalità con cui sarebbe opportuno rispondere alla pandemia, ma concerne la competenza sulle decisioni. Secondo le leggi vigenti la risposta è chiara: quel potere risiede negli stati e nel Congresso, non nelle agenzie federali».

Ma chi decide sulle leggi? È la Corte in questo gioco ad avere il ruolo centrale. È la Corte che decide sulla competenza. E John Roberts jr. non potrebbe che rispondere alle obiezioni sulla centralità della Corte con le parole di Platone nel terzo libro della Repubblica: «Sarebbe certo ridicolo che il custode avesse bisogno di un custode».

La nobile arte della mediazione

Perché è nel navigare i mari tempestosi della polarizzazione politica che John Roberts jr. ha sviluppato la nobile arte della mediazione a tutti i costi e solo la centralità della Corte può continuare a perpetuarla. È un rito quasi esoterico che pone domande inquietanti alle nostre democrazie: qual è il confine fra il legittimo esercizio del potere proprio di una Corte suprema ed il suo abuso?

Il posizionamento dei giudici progressisti sembra suggerire che questa domanda sarà al centro del dibattito politico nei prossimi anni. Probabilmente non solo negli Stati Uniti.

© Riproduzione riservata