La liberazione dell’oblast di Kharkiv ha scatenato una cascata di reazioni tra i media e gli opinionisti italiani, di entusiasmo e ottimismo tra coloro che sostengono il diritto dell’Ucraina a difendersi, ma anche tentativi di arrampicarsi sugli specchi di chi fino ad ora ha scommesso sulla sconfitta di Kiev.

In quest’ultima categoria c’è chi sostiene apertamente il disegno imperialista e criminale di Mosca, tra cui la lista Italia Sovrana e Popolare di Rizzo e Ingroia, ma anche chi formalmente dice di solidarizzare con l’Ucraina, salvo poi veicolare la narrazione del Cremlino.

Ad esempio, il sociologo Alessandro Orsini, che dopo la vittoria ucraina nel nord est ha deciso di chiudere il suo profilo Twitter, per poi riaprirlo dopo aver cancellato tutti i tweet degli ultimi mesi.

Sul social network, il docente si qualifica ancora come “Direttore Sicurezza Internazionale Luiss”, benché l’ateneo abbia annunciato da aprile di non confermare quell’incarico e di aver soppresso l’intero osservatorio.

Orsini, che aveva definito il premier Draghi “il Lukashenko di Biden”, ha scritto sul Fatto Quotidiano di non cedere al tifo da stadio sulla guerra, ma resta un mistero perché un sociologo sia interpellato su temi di strategia militare.

Il “fazzoletto” di terra

Lo stesso direttore del Fatto Marco Travaglio ha dedicato un editoriale sul suo giornale alla controffensiva ucraina, sostenendo che Zelensky abbia impiegato «oltre mezzo anno per riconquistare un fazzoletto” di terra, con la Russia che avrebbe occupato “un quarto dell’Ucraina», cioè il 25 per cento del paese.

In realtà, da febbraio Mosca aveva preso circa il 13 per cento del territorio (Crimea e zone separatiste escluse), percentuale che si è ulteriormente ridotta con la controffensiva della scorsa settimana.

Quanto al “fazzoletto” di terra liberato, corrisponde a oltre 8mila chilometri quadrati, cioè la superficie dell’Umbria o del Friuli-Venezia Giulia.

In cinque giorni gli ucraini hanno liberato un territorio più ampio di tutte le conquiste dei russi in sei mesi, da aprile a settembre.

Per non parlare delle regioni riconquistate a nord di Kiev, Sumy e Chernihiv con la ritirata russa di aprile.

Tattica e strategia

A Ukrainian soldier smiles from a military vehicle on the road in the freed territory in the Kharkiv region, Ukraine, Monday, Sept. 12, 2022. Ukrainian troops retook a wide swath of territory from Russia on Monday, pushing all the way back to the northeastern border in some places, and claimed to have captured many Russian soldiers as part of a lightning advance that forced Moscow to make a hasty retreat. (AP Photo/Kostiantyn Liberov)

Anche il giornalista Nico Piro ha sostenuto che la vittoria ucraina non abbia un valore strategico ma solo tattico, senza cambiare gli equilibri della guerra. Si sbaglia per almeno tre ragioni, la controffensiva di Kharkiv è una svolta che sposta l’iniziativa strategica a favore dell’Ucraina.

La prima ragione è di natura logistica. Izium e Kupiansk, le principali città liberate, sono due snodi strategici (Ground line of communication) per i rifornimenti delle truppe russe che si basano sulla rete ferroviaria da Belgorod, oltre che per lo spostamento dei rinforzi su strada.

L’avamposto di Izium, dove infatti erano concentrati mezzi e depositi, è fondamentale per lanciare un attacco su Slovyansk e Kramatorsk, le principali città sotto controllo ucraino nel Donbass.

Persa la regione di Izium, questi centri non sono più sotto imminente minaccia di invasione.

La seconda ragione riguarda le perdite di uomini e mezzi subite dai russi nella controffensiva. Secondo l’intelligence britannica, la 1a Armata Corazzata Guardie, unità d’élite prima sovietica e poi russa, è stata annientata a Izium, perdendo intere compagnie di carri lasciati intatti agli ucraini, come dimostrano numerosi video diffusi su internet.

Le perdite russe non sono ancora state quantificate ma da quanto circola in rete sembrano significative, benché il numero più alto riguardi i prigionieri di guerra chiusi in una sacca dalla manovra di accerchiamento ucraina da Kupiansk su Izium.

Alcuni reggimenti hanno completamente cessato di esistere per le perdite subite, mentre i restanti che sono fuggiti sono quasi tutti sotto il 50 per cento degli effettivi e non è possibile rigenerarli con forze fresche.

La terza ragione riguarda il fattore del morale, troppo spesso ignorato nei calcoli del conflitto. La riscossa ucraina ha risollevato lo spirito dei difensori, con la dimostrazione che l’esercito russo non è affatto invincibile, e ha fornito ulteriore slancio alle truppe da Kharkiv a Kherson.

La sconfitta di Izium è un duro colpo per le forze di occupazione già stremate da mesi di guerra in condizioni difficili, peggiorate dai bombardamenti degli ultimi mesi resi possibili da obici e lanciamissili occidentali sui depositi di munizioni.

Inoltre, la sconfitta ha portato alla rimozione del generale Roman Berdnikov che comandava il distretto militare occidentale da soli 16 giorni, il suo predecessore Andrei Sychevoi era durato tre settimane.

Questo continuo cambio dei vertici operativi russi impedisce la stabilità del comando e la pianificazione operativa, ora nuovamente affidata al generale Aleksandr Lapin. Gli ufficiali intermedi che comandano i reggimenti e i gruppi tattici di battaglione sono stati decimati sul campo o catturati, interrompendo così la linea gerarchica.

Alleggerimento?

Ukrainian military vehicles move on the road in the freed territory in the Kharkiv region, Ukraine, Monday, Sept. 12, 2022. Ukrainian troops retook a wide swath of territory from Russia on Monday, pushing all the way back to the northeastern border in some places, and claimed to have captured many Russian soldiers as part of a lightning advance that forced Moscow to make a hasty retreat. (AP Photo/Kostiantyn Liberov)

Il generale Fabio Mini ha sostenuto alla festa del Fatto Quotidiano che non vi sia stata alcuna controffensiva ucraina né una ritirata russa, bensì un alleggerimento della posizione da parte di Mosca. A dire di Mini non si tratta di una débâcle ma semplicemente di una manovra programmata “che ha lasciato indietro qualcosa e le forze ucraine sono riuscite ad andare avanti”.

Una parafrasi creativa dei fatti, che corrisponde a quella fornita dallo Stato Maggiore russo secondo cui la ritirata era già pianificata. Casualmente è coincisa con la controffensiva di Kiev e ha lasciato indietro centinaia di mezzi e munizioni, oltre ai prigionieri di guerra.

Forse Mini deve sostenere quella tesi perché ha scritto per mesi che l’Ucraina non aveva scampo contro i russi.

A dire il vero, come ha scritto il New York Times, la controffensiva di Kharkiv è stata pianificata con Washington e Londra da mesi, che hanno fornito intelligence e consigli tattici tramite l’addetto militare degli Stati Uniti a Kiev, il generale Garrick Harmon.

Gli analisti del Pentagono hanno sviluppato alcuni modelli e scenari con esiti differenti, ma sono stati gli ucraini a scegliere di procedere con due offensive su Kherson e Izium.

La prima non era un diversivo, ma la situazione sul terreno rendeva più improbabile un successo. Le valutazioni americane e britanniche erano condizionate alla fornitura di armamenti pesanti che sono stati rapidamente mandati in Ucraina.

Da attrito a manovra

Con la controffensiva, il conflitto si è trasformato su due fronti decisivi da guerra di attrito a guerra di manovra, con movimenti di truppe rapidissimi che spesso hanno scavalcato le prime difese, dopo aver individuato il punto debole a Balakliya e sfruttato l’effetto sorpresa.

Secondo varie fonti, il prossimo obiettivo ucraino potrebbe riguardare la regione di Zaporizhzhia, con le città di Vasilivka, Polohy e Tokmak fino a Melitopol, dove l’intensa attività partigiana ha logorato la presenza russa portando al ritiro di alcuni contingenti verso la Crimea.

La Russia non può spostare forze consistenti da un fronte all’altro in meno di una settimana, mentre agli ucraini bastano un paio di giorni per muovere reparti internamente.

Un’altra disparità importante deriva dal fatto che i russi, quando avanzano, devono disseminare unità sul territorio, perché hanno anche la minaccia interna di partigiani e sabotatori della resistenza con una popolazione ostile.

Mentre gli ucraini devono curarsi solo della linea del fronte, perché non esistono gruppi armati filorussi tra i civili e buona parte dei sabotatori sono stati arrestati dall’Sbu, mentre i collaborazionisti locali sono fuggiti dal nord est liberato verso il confine russo.

Partigiani ucraini hanno issato bandiere giallo-azzurre nei centri ancora occupati dell’oblast di Lugansk, come Svatove e Kreminna, a nord di Lyman e Severodonetsk, dove la controffensiva potrebbe mirare superato il fiume Oskil.

Per rappresaglia alla disfatta, i russi hanno bersagliato le centrali elettriche ucraine con missili Smerch, ma l’energia è stata ripristinata in poche ore e i razzi che costano milioni si stanno esaurendo, come gli altri armamenti.

Ragione che ha spinto Mosca a comprare materiali da Corea del Nord e Tajikistan, non proprio le soluzioni di una superpotenza invincibile.

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